1910, quando l'Inter vinse il suo primo titolo, contro i ragazzini di 11 anni
07/04/2017, 21:30
di Alessandro Bassi
Molto spesso si è portati a credere che polemiche e scandali siano proprie solo del calcio attuale, finendo con l'idealizzare fin troppo il bel calcio che fu. Non è così. Sin da subito il nostro calcio visse momenti difficili: una delle prime, violente, polemiche che investirono il nostro calcio riguardava la presenza di giocatori stranieri nelle varie squadre. Molte società tra le più ricche ed anziane erano nate e cresciute grazie all'apporto decisivo di giocatori e dirigenti stranieri, la stessa Federazione era nata anche per merito di stranieri, e la loro presenza era sempre stata tollerata. Però all'interno della Federazione esistevano due componenti: una tollerante ed aperta alla presenza degli stranieri e un'altra, molto vicina agli ambienti della Federazione ginnastica, votata all'autarchia. Con l'approssimarsi della stagione 1908 questo scontro in seno alla Federazione vide come vincitore la parte autarchica e così per quell'anno venne deciso di far partecipare al torneo che avrebbe laureato il campione d'Italia solo le squadre formate esclusivamente da italiani, riservando alle compagini – diciamo così - “miste” un torneo “di consolazione”. Questa decisione portò a tante polemiche e a parecchi problemi per diverse società, soprattutto per il Milan che se in un primo momento si oppose alla decisione federale, successivamente si allineò. La decisione provocò la rivolta di molti soci, soprattutto i più facoltosi, i quali nel marzo del 1908 fuoriuscirono dal Milan per dar vita ad una nuova società: il Football Club Internazionale di Milano.

L'anno seguente il dissidio interno alla Federazione venne ricomposto e il successivo campionato venne nuovamente aperto anche agli stranieri. Era un campionato, quello del 1909-10, che prevedeva alcune novità interessanti. Innanzitutto per la prima volta venne sperimentata la formula a girone unico con la partecipazione di otto squadre di Piemonte, Liguria e Lombardia. Non solo. Nell'estate del 1909 le società avevano sottoscritto il nuovo regolamento organico con il quale la Federazione normava compiutamente il gioco del calcio in Italia, dando per la prima volta centralità assoluta al campionato rispetto a tutti gli altri tornei che si disputavano nell'arco della stagione. Occorrerà tenerne a mente, per capire compiutamente ciò che accadrà in seguito.

Grande favorita per la vittoria finale era la Pro Vercelli, campione d'Italia in carica, ma ben presto durante il torneo si mise in luce la neonata squadra dell'Internazionale che, domenica dopo domenica, riuscì a tener testa alle Bianche Casacche vercellesi concludendo il campionato a pari merito al primo posto in classifica. Fu necessario quindi procedere ad uno spareggio, ma nessuno poteva immaginare quel che sarebbe accaduto. La Federazione propose alle due società tre date: 17 e 24 aprile e 1°maggio, non oltre perché il 15 maggio avrebbe debuttato la Nazionale e quindi più in là non si poteva andare. Tre date parevano un ventaglio di scelta sufficiente, ma così non fu poiché, come bene ricostruisce Luca Rolandi nel suo libro, le due società non trovarono l'accordo. L'Internazionale rifiutò la data del 1°maggio in quanto per quei giorni avrebbe dovuto rinunciare a Zoller e Fossati per impegni di lavoro; la Pro Vercelli, viceversa, aveva chiesto di evitare le due date di aprile poichè per il 17 alcuni giocatori erano già impegnati in un torneo scolastico, anche se il preside dell'Istituto Tecnico di Vercelli mai autorizzò i suoi studenti a parteciparvi, ma tant'è, mentre per il 24 alcuni tra i più forti giocatori della Pro – Fresia, Innocenti e Milano II – erano impegnati nella squadra del 53° Fanteria in un torneo militare organizzato dal quotidiano “Il Secolo”. A quel punto, non avendo le due società trovato l'accordo, fu la Federazione nella persona del presidente Bosisio a decidere, e decise per il 24 aprile, accordando di non giocare il 17 ai vercellesi e il 1°maggio ai milanesi. Tutto bene? Neanche a parlarne. 

La Pro Vercelli per bocca del suo presidente, l'avvocato Bozino, protestò pesantemente e alla vigilia dell'incontro diramò un comunicato che non lasciava spazio ad interpretazioni: "A evitare giusti reclami del pubblico che intendesse presenziare a Vercelli alla partita di finale, avvertiamo che nessun giocatore della prima squadra della Pro Vercelli prenderà parte alla gara". 

Insomma, Bozino aveva scelto la linea dura e il 24 aprile andò in scena quella che sarebbe passata alla storia come la “deplorevole burla”: i vercellesi mantennero la promessa e schierarono la quarta squadra, quella composta da ragazzini di 11 anni! Leggenda e storia vogliono che al momento dell'incontro in mezzo al campo, il capitano delle Bianche Casacche, il giovanissimo Alessandro Rampini, consegnasse al capitano nerazzuro Fossati (foto La Stampa Sportiva) una piccola lavagna e dei gessi dicendo: "Sarà utile per segnare quante reti farete, così non si perderà il conto". In effetti non si sa se quella lavagna sia mai stata consegnata, ma le reti segnate dai milanesi furono davvero parecchie, ben 10 contro le 3 messe a segno dai ragazzini vercellesi.

Così, tra polemiche, insulti e scherni, l'Internazionale vinceva il suo primo campionato italiano di calcio. Ovviamente le polemiche non si placarono, anche l'Internazionale protestò accusando pesantemente il comportamento della Pro Vercelli, mentre la Federazione punì severamente la squadra piemontese squalificandola a tutto il 31 dicembre 1910 ed impedendo ai suoi giocatori di partecipare alla prima, storica, partita dell'Italia, in programma il 15 maggio.

Tanti nel corso del tempo hanno raccontato questo episodio e lo hanno commentato, però in pochi si sono soffermati su un aspetto che invece, a parere di chi scrive, è decisivo per valutare la bontà della decisione della Federazione: il presidente federale Bosisio, infatti, nel deliberare la data del 24 aprile sottolineava un punto formale innegabile. Egli infatti ribadiva come il campionato avesse la precedenza su qualsiasi altra manifestazione, quindi anche rispetto al torneo militare e questo in forza di un regolamento che le società avevano sottoscritto nell'estate precedente. Quell'epilogo turbolento segnava un punto di non ritorno nella storia del nostro calcio e da quel momento in poi il campionato sarebbe diventato il protagonista principale dell'attività calcistica italiana.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)
Alessandro Bassi
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