Allegri e la Juventus, un rapporto andato in crisi per colpa di Pogba
09/01/2017, 13:30
di Giampiero Timossi
Storia in bianco e nero: di una mail piena di statistiche, di un messaggio sul telefonino e di una scritta sul muro. Partiamo dalla fine. Nell'Italia dell'abbasso tutti c'è una scritta su un muro di Bologna. Dice: “Abbasso Renzi/abbasso Salvini/abbasso Grillo”. Occhio e croce ce n'è per tutti. In un Paese così non si salva nessuno. Succede per noia, per professione o per passione. Accade per una forma di epidemia che va avanti da un pezzo e si propaga in Rete: il virus dell'invidia 2.0, morbo italiano che ha contagiato subito il calcio. E forse anche il rapporto tra Massimiliano Allegri e quel club - la Juventus- che ha trovato con lui l'allenatore più competitivo degli ultimi anni. Ora in questa storia riecco Bologna, anzi il Bologna, ultimo avversario bianconeri. La squadra di Massimiliano Allegri ha vinto anche questa volta, eppure il successo rotondo e meritato, non è bastato a spegnere definitivamente una polemica che non è né inventata né concreta, ma strisciante, questo sì. Non è un paradosso, ma la verità che tutti a Torino sanno e pochi ancora dicono. Può sembrare assurdo, paradossale, anche inspiegabile, ma il rapporto tra l'allenatore e la dirigenza bianconera non è in questo momento ai suoi massimi storici.

Eppure, guardando la mail che riassume alcuni dati di Juve-Bologna, tutto questo non si spiegherebbe. Eccole le statistiche aggiornate alla fine del girone d'andata. Ieri sera i bianconeri hanno stabilito il nuovo primato di vittorie in casa in serie A (26). Hanno così conquistato 45 punti nelle prime 18 giornate di campionato. Solo in due occasioni, nel campionato a 20 squadre, ne avevano raccolti di più: 49 punti nel 2005/2006 e nel 2013/2014. Ancora: è da 28 incontri casalinghi di serie A che la Juve trova il gol, 64 in totale: 2.3 di media a partita. E la squadra di Allegri ha subito solamente 6reti e mai più di una a gara nelle ultime 21 sfide di campionato allo Stadium. Come si vede sono dati che fanno proseguire il trend vincente della passata stagione, quella del secondo scudetto consecutivo di Allegri, lo stesso allenatore che all'esordio ha portato i Campioni d'Italia alla finale di Champions League. Eppure Allegri si discute, non tanto perché la Juventus vincerà (e lo vincerà al 100%) il suo sesto scudetto di fila. Il nocciolo della questione è un altro: la Juve sarebbe attrezzata per vincere anche la Champions. Invece così non è. E questo mercato di gennaio non potrà porre rimedio all'equivoco.

Ora, dopo la scritta sul muro e le statistiche della mail, arriviamo all'sms, un messaggio autorevolissimo, recapitato al cellulare del Charuto. Dice: “Se va via Evra, non prendiamo nessuno. Abbiamo Asamoah (che ha giocato in questo ruolo tre stagioni). Abbiamo Mattiello e all'occorrenza Chiellini. Un abbraccio”. Bip-bip, la fonte si censura, va tutelata, ma per dirla alla Briatore siamo “al top dei top”. Diretto? Sicuramente. Sincero? Forse no. Patrice Evra probabilmente partità, qualcuno forse arriverà, non è questa la questione principale, come non lo è la possibilità che Allegri lasci la Juve a fine stagione, pur avendo ancora un anno di contratto. Il punto è un altro, è sulle strategie di mercato. Torniamo a quest'estate. Le trattative concluse da Marotta hanno prodotto tra la maggior parte degli osservatori giudizi variabili tra il 9 e il 10. Solo osservatori più pacati (non il sottoscritto, ma l'attento e competente Massimilano Nerozzi per esempio) si erano attestati su un più equilibrato 7. Ora dico anche io che questo era il voto massimo. Non servono 90 milioni per vincere lo scudetto. La Juventus lo avrebbe vinto anche stavolta, pure senza Higuain. Ribadisco: sul fronte interno non c'è partita. Ma guardo invece il centrocampo e le concorrenti in Champions. In mezzo la Juventus poteva prima schierare Pogba e Pirlo e Vidal. Un anno dopo Pogba, Marchisio e Khedira. Quest'anno Sturaro, Marchisio e Khedira. Sturaro un campionato fa sopperì ai problemi fisici del delicato Khedira. Quest'anno è titolarissimo. Un dato che rende la squadra meno competitiva di una e due stagioni fa. Ho una passione per il mio conterraneo, credo abbia un carattere così ben strutturato che gli servirà anche per strutturare meglio la delicatezza dei suoi piedi. Però in questo momento Sturaro non può essere uno di quei giocatori top (passatemi la parolaccia) , uno di quelli che fanno paura (agli avversari) sui campi della Champions.

Dunque è sulla mezz'ala che sta tutto il problema. Pjanic in quel ruolo non può giocare, troppo leggero, lo ha capito Allegri e ora l'idea trova ampie conferme. L'ex romanista si è rivelato un disastro assoluto davanti alla difesa, sulla trequarti invece fa la differenza ed è infatti in questa posizione che gioca. Non sulla mezz'ala, dove il buco non è stato colmato. Che Pogba sarebbe partito i dirigenti bianconeri lo avevano capito nell'aprile scorso. Nei mesi successivi non sono riusciti a convincere Matuidi. E alla fine si sono fatti soffiare dai voraci cinesi pure il belga Witsel. Non ci sono alternative sulla mezz'ala, solo un trequartista di maggior valore rispetto a Hernanes, altri trequarti di equivoco maturati un mercato fa. La squadra più forte in Europa è quella che complessivamente riesce a schierare gli undici elementi più competitivi, è quella più equilibrata, più coperta in tutti i ruoli. La Juve è esplosiva in attacco, nutrita sulla trequarti, priva di una mezzala di valore europeo. E ora, a gennaio, appare impossibile che vengano spesi 30 milioni per rendere luccicante anche l'esterno di centrocampo. Questo lo sa anche Allegri, certo. Ma non scrivetelo sui muri, non si fa. 
 

Giampiero Timossi
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