Alphonso Davies, stella in MLS a 15 anni. Via dalla guerra per Mourinho
13/10/2016, 14:00
di Stefano Benzi
Il campionato è finito, la possibilità di arrivare ai playoff è irrimediabilmente compromessa. La sua stessa permanenza in panchina è tutt’altro che certa: "Vorrà dire che mi divertirò lanciando qualche ragazzino della nostra academy". Così aveva risposto Carl Robinson a un giornalista che gli aveva chiesto quali obiettivi poteva avere una squadra come Vancouver, ormai certa di non avere un futuro in post-season.

(ENGLISH VERSION)

Di ragazzini interessanti che crescono in academy i Vancouver Whitecaps ne hanno diversi: ma il migliore è indubbiamente Alphonso Davies (foto da vancouversun.com), nato in Liberia e scampato per miracolo ai rastrellamenti di una spietata guerra civile che ha fatto migliaia di vittime (anche se non ne parla nessuno) e che è arrivato in Canada dal Ghana tra mille peripezie. Alphonso sa farsi ben volere: è un ragazzone grande, grosso e buono come il pane, con il cuore di un toro e il coraggio di un leone. I compagni degli Edmonton Strikers, squadra nella quale fa il suo esordio non ancora 14enne, mettendosi in luce con una media di un gol a partita in pochi mesi, lo soprannominano Oz, il nickname che di solito si dà al gigante buono della compagnia: negli States il toro leader dell’allevamento, molto spesso, si chiama così. Ma la madre lo vuole sui libri: "Deve parlare l’inglese molto meglio e voglio che si garantisca l’accesso all’università con la testa e non con i piedi", dice mamma Victoria. Che lo fa allenare solo se i voti sono ampiamente sopra la sufficienza

Alphonso al mattino va a scuola, al pomeriggio si allena e alla sera sgobba sui libri. Nel frattempo a soli 14 anni viene chiamato dai Whitecaps e segna il suo primo gol da professionista; poi è convocato dalla nazionale canadese Under 20 (il padre ha ottenuto il passaporto per tutta la famiglia come rifugiato) e, mentre il papà trova lavoro  in un cantiere, Alphonso si fa notare. Segna un altro gol in Champions League nord americana, si procura due rigori in campionato partendo sempre dalla panchina e la sera, anche dopo le partite, continua a studiare. La sua media a scuola è un B+, molto più di quanto mamma Victoria sperasse e Oz oltre alla testa continua ad allenare anche i piedi.

Il suo allenatore Carl Robinson lo protegge dalle aspettative eccessive e dal chiacchiericcio dei giornalisti: "Chi vuole parlare con lui prima deve parlare con me". A oggi, Alphonso ha presenziato a una sola conferenza stampa: "Sono grato al Canada per le occasioni che sta dando a me e alla mia famiglia – ha detto tra le poche frasi pronunciate davanti ai microfoni - non mi vergogno a dire che abbiamo rischiato la pelle e sofferto la fame, ma qui abbiamo trovato una casa e un futuro. Il calcio? Resta un divertimento: diventare professionista sarebbe un sogno, ma se non finisco le high school con voti brillanti mia madre mi manda a fare il professionista nel discount sotto casa, a scaricare casse nel magazzino...". D’altronde Alphonso ha iniziato a giocare a calcio in modo costante e continuo solo a 13 anni... 

A fargli da fratellino maggiore Gloire Amanda, 18 anni, suo compagno prima a Edmonton e ora a Vancouver. I due sono inseparabili e forse non si separeranno neppure quando le lusinghe del calcio europeo arriveranno a stuzzicarli: a Vancouver si sono piazzati in prima fila gli scout di Liverpool e Manchester United nel tentativo di portare in Premier League sia Gloire che Oz. Mamma Victoria la pensa diversamente: "Siamo scappati dalle repressioni della guerra civile per vivere tutti insieme come una famiglia. Non voglio che il calcio ci divida". Una bella storia, umana e personale quella di Alphonso Davies, che festeggia ogni gol con una capriola, subito ribattezzata l’Oz-Flip, seguita da un gesto eloquente... la mano che regge la fronte. Quasi a dire alla mamma di stare tranquilla, perchè la testa resta sui libri.

Stefano Benzi
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