Berlusconi, è finita: il calcio ringrazia il presidente più grande della storia
13/04/2017, 19:30
di Stefano Agresti

Ora che è davvero finita, ora che il Milan non è più suo, ora che la farsa del closing mille volte rinviato si è chiusa, possiamo serenamente dire che il calcio mondiale ha perso un presidente storico, il più grande di sempre: Silvio Berlusconi.

Sul Berlusconi imprenditore e uomo politico ognuno ha la sua idea, sul Berlusconi uomo pubblico conosciamo faccende che certamente non gli fanno onore. Noi che ci occupiamo di pallone, però, non possiamo che ringraziarlo per quanto ci ha dato. Una gratitudine che non arriva e non può arrivare solo dai tifosi del Milan, i quali hanno avuto il privilegio di godersi mille vittorie, ma deve giungere da chiunque abbia a cuore il calcio. Perché tanti hanno vinto, ma pochissimi hanno cambiato un mondo. Lui lo ha fatto: ha rivoluzionato un ambiente che pareva intoccabile, imbalsamato; ha ribaltato ogni convenzione; ha portato innovazioni e idee, con coraggio e a volte con tracotanza, con i soldi ma anche con i colpi di genio. Con lui, grazie a lui, il mondo del calcio non è stato più lo stesso.

Ha vinto tutto, e tutto più volte: 8 scudetti, 5 Coppe dei campioni, 3 Coppe Intercontinentali, 5 Supercoppe europee, 7 Supercoppe italiane, una Coppa Italia. Ventinove trofei in trentuno anni: un’enormità. Ma non è con i successi che ha cambiato il calcio, bensì con la mentalità: la voglia di divertire la gente, la smania di andare sempre all’attacco, il coraggio di scegliere allenatori e calciatori sui quali nessuno avrebbe mai puntato trasformandoli in fenomeni. A cominciare da Sacchi, la prima decisione rivoluzionaria - affidare una squadra di campioni a un tecnico di serie B - e la più azzeccata. Quando lo ingaggiò, e chi ha qualche capello bianco lo ricorda bene, gli risero dietro; tre anni dopo perfino la rigorosa Juventus di Montezemolo cercò di imitarlo (ma il calcio champagne del buon Maifredi evaporò prestissimo).

Impossibile elencare non solo tutti i calciatori che ha acquistato, ma anche tutti i fuoriclasse che ha avuto, benché in questi giorni ci diletteremo a mettere assieme formazioni ideali e straordinarie top 11. Ha vissuto pure momenti neri: le luci di Marsiglia, il coinvolgimento in Calciopoli. E le ultime cinque stagioni, non degne delle precedenti venticinque per l’incapacità di programmare, di rimanere competitivi benché le disponibilità economiche non fossero più le stesse. Ma non è, non può essere questo a cambiare il giudizio complessivo del calcio su Silvio Berlusconi, il presidente più grande della storia. 

@steagresti
 


Stefano Agresti
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