Bob Dylan contro il mondo
16/11/2016, 21:00
di Marco Bernardini
La domanda è questa: che cosa avrà da fare Bob Dylan il 10 di dicembre? L'interrogativo appare quanto mai legittimo visto che il re della musica totale ha fatto sapere tramite lettera ai membri della Commissione svedese del Premio Nobel che lui quel giorno non potrà essere a Stoccolma per ricevere una fra le onorificenze più ambite a causa di impegni già assunti in precedenza. Ancora non è dato sapere come hanno reagito coloro che sfidando una buona parte del mondo della cultura, avevano deciso con quella scelta ardita di conferire al menestrello americano il passe ufficiale per entrare nell'eternità come insigne autore letterario oltre che poeta. Possiamo comunque immaginare che il disappunto della Giuria, già bersaglio di feroci critiche il giorno in cui emanò il verdetto meno bizzarro di quanto si possa immaginare, sarà sicuramente grande. Esattamente come il disprezzo, più figlio dell'invidia che non del reale convincimento ideologico, che verrà vomitato addosso allo stesso Dylan dalle finestre della Torre d’Avorio dove se ne stanno richiusi intellettuali e perbenisti.

Francamente, dopo aver sentito la notizia alla radio (che sia benedetta, la veccia amica e compagna di viaggio da una vita che ti permette ancora di pensare e di sognare), mi è venuto da ridere immaginandomi le espressioni di sconcerto e i capelli ritti di quelli che si stanno preparando a vomitare tutta una serie di dichiarazioni scandalizzate nei confronti di uno "scellerato" e "ingrato" ex figlio dei fiori, per di più di origini ebree come Woody Allen e Arthur Miller, che si permette di snobbare il Premio più ambito e più celebrato al mondo. E' la seconda volta, dal giorno della fondazione del Nobel, che un simile evento accade. La prima riguarda il nome e la persona del filosofo e scrittore esistenzialista francese Jean Paul Sartre il quale, in ogni caso, si fece vivo in prima persona per annunciare che avrebbe disertato la cerimonia di Stoccolma perchè lui non aveva alcuna intenzione di indossare lo smoking di ordinanza. Ovviamente i motivi erano ben altri e di natura "politica" e la battuta del dissidente parigino voleva essere il classico pepe aggiunto ad un piatto già di per sé piccante. Dylan manco questo ha fatto lasciando intendere che lui non è contrario al premio, in quanto tale, ma che esistono cose più importanti e interessanti da fare che non sfilare sul tappeto risso di una cultura talvolta solamente presunta e composta da "cervelli" che a volte si distraggono assegnando, per esempio, un Nobel per la pace a personaggi che poi proprio tanto pacifici non sono.

La vera verità è che Bob Dylan malgrado il suo stato anagrafico di settantenne e dopo una vita trascorsa per lo più on the road non è affatto rincoglionito e non ha intenzione di comportarsi diversamente da come ha sempre fatto nel corso di tutta la sua esistenza. Un vivere e un operare attraverso il suo lavoro di musicista e poeta frequentato a basso profilo e in maniera diametralmente opposta a quella di tutte le altre rock star mediaticamente più invasive di lui anche se assolutamente meno brave e geniali. Una persona diventata personaggio suo malgrado per quel che è riuscito a produrre inventando dal nulla parole e musica messe a disposizione degli ultimi, dei diseredati e degli esclusi come armi pacifiche per farsi sentire e ascoltare. Il mondo di Dylan che resta quello degli "uomini-contro" che convinti che per farsi notare non vi sia bisogno di farsi vedere. Devono bastare le sue parole e la sua musica, come avviene in tutti i suoi concerti privi di effetti speciali e di giochi pirotecnici. E poi, forse, il 10 dicembre Bob Dylan e il suo fedele cagnolino bastardo hanno un impegno colazione con qualche barbone di Manhattan.

Twitter: @matattachia
Marco Bernardini
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