Boccia, l’ultrà juventino che vuole stoppare la Commissione Antimafia
10/02/2017, 19:00
di Pippo Russo
Quest’audizione non s’ha da fare. Opinione di Francesco Boccia da Bisceglie, presidente in quota PD della Commissione Bilancio della Camera e soprattutto dello Juventus Club Parlamento dal 2013. Indossando la giacchetta double face, l’esimio bi-presidente ha vergato delle riflessioni via Facebook dicendo la sua a proposito della possibile convocazione dei massimi dirigenti juventini in Commissione Antimafia. C’è in ballo la questione delle possibili infiltrazioni da parte della Ndrangheta in quella che i magistrati dell’inchiesta “Alto Piemonte” definiscono zona grigia tra calcio e criminalità organizzata. Storie di rapporti imprudenti con esponenti della curva sospettati di essere troppo vicini ai clan e all’affare del bagarinaggio. Dalle indagini emerge che la società bianconera non concorre agli eventuali reati, ma al tempo stesso non può nemmeno considerarsi parte lesa. Non colpevole, ma nemmeno vittima. In piena zona grigia, appunto. Quanto basta per sollecitare diversi esponenti della Commissione Antimafia a chiedere un’audizione di Andrea Agnelli, nel quadro di un’attività recente d’indagine che vede l’organo bicamerale impegnato a fare luce sul rischio d’infiltrazione del calcio da parte della criminalità organizzata. Normale attività investigativa e d’approfondimento, persino doverosa se si considera la centralità economica e sociale del calcio nel nostro Paese.

Ma il bi-presidente Boccia non la pensa così. E ieri sera, sul social network, ha vergato queste pensose righe: “Aver accostato nei giorni scorsi la Juventus alle attività di indagine e valutazione della Commissione Parlamentare Antimafia è stato un infortunio e una gaffe di alcuni deputati che ha provocato un doppio danno. Alla credibilità stessa delle istituzioni e alla Juventus, società seria, quotata e conosciuta in tutto il mondo. Conoscendo la sensibilità della presidente Rosy Bindi, sono certo non si farà condizionare da inutili polemiche strumentali. La Juventus, come è già stato chiarito dalla magistratura, non ha nulla a che fare con questa vicenda. Consiglio ai miei colleghi di occuparsi di provvedimenti seri connessi alle prerogative della commissione antimafia”. E poiché non era ancora pago, il bi-presidente ha dato mandato di trasformare il post su Facebook in un comunicato stampa fatto diffondere dalla sua addetta alla comunicazione, Ermanna Sarullo. Eccola qui:
 
Da: Presidente Francesco Boccia [mailto:pres.boccia@camera.it] 
Inviato: giovedì 9 febbraio 2017 18:57
A: Presidente Francesco Boccia
Oggetto: Com.stampa - ANTIMAFIA: F.BOCCIA, AUDIRE LA JUVE? SI OCCUPINO DI COSE SERIE. JUVENTUS SOCIETÀ QUOTATA E SERIA
 
@camera.it>



ANTIMAFIA: F.BOCCIA, AUDIRE LA JUVE? SI OCCUPINO DI COSE SERIE. JUVENTUS SOCIETÀ QUOTATA E SERIA

 
“Aver accostato nei giorni scorsi la Juventus alle attività di indagine e valutazione della Commissione Parlamentare Antimafia è stato un infortunio e una gaffe di alcuni deputati che ha provocato un doppio danno. Alla credibilità stessa delle istituzioni e alla Juventus, società seria, quotata e conosciuta in tutto il mondo. Conoscendo la sensibilità della presidente Rosy Bindi, sono certo non si farà condizionare da inutili polemiche strumentali. La Juventus, come è già stato chiarito dalla magistratura, non ha nulla a che fare con questa vicenda. Consiglio ai miei colleghi di occuparsi di provvedimenti seri connessi alle prerogative della commissione antimafia”

Verrebbe da dire che Madama chiama e picciotto risponde. Ma sarebbe riduttivo, perché il “Presidente della Commissione Bilancio della Camera” (come tiene che venga rimarcato, nel comunicato stampa e nella mail d’accompagnamento diffusa a largo raggio) va a impicciarsi del lavoro svolto da un’altra commissione e da un altro presidente. Che risponde al nome di Rosy Bindi, e che almeno stavolta non ha dovuto sentir detto di se stessa “infame, da ammazzarla”, come le capitò dal commendevolissimo presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. Tutto sommato le poteva andare peggio. E invece per una volta le è bastato sentirsi accusare d’essere a rischio di andare “oltre le prerogative” (non una cosetta, in termini di galateo istituzionale), e vedersi addebitare una “gaffe”, e un “danno alla credibilità delle istituzioni e a una società quotata in borsa”, sia pur commessi non direttamente da lei ma da altri componenti della commissione. Ora, sul danno alla credibilità delle istituzioni e su chi lo provochi, si potrebbe discutere all’infinito. Anche fare gli ultras firmandosi presidenti di commissione parlamentare può essere un danno. Notevole. E quanto alla presunta necessità di proteggere la reputazione delle società calcistiche quotate in Borsa, ricordo bene come fosse un argomento utilizzato come un manganello contro i giornalisti da Sergio Cragnotti, quando la sua Lazio fu il primo club quotato in Piazza Affari. A quel tempo, a chi eccepiva sul modo in cui veniva governata la società biancoceleste, si rispondeva con minaccia di andare per tribunali perché quella critica rischiava di provocare negative fluttuazioni del titolo in Borsa. Come sia andata a finire quell’avventura laziale nella New Economy pallonara dovrebbe ricordarselo pure Boccia, fra un comunicato stampa e l’altro.

Ma ciò che più fa specie delle parole vergate dal bi-presidente è quell’appello a occuparsi di cose più serie. Su questo terreno, come Paese, siamo un’eccellenza mondiale. Perché c’è sempre qualcuno che t’invita “a occuparti di cose più serie”. Un’indiretta sollecitazione a farti i cazzi tuoi, ma un sovraccarico di giudizio moralmente negativo. Di questo suprematismo perbenista il bi-presidente Francesco Boccia da Bisceglie è uno fra i massimi esponenti. E da capo della lobby bianconera in Parlamento non perde occasione di dimostrarlo. Fu così quando approdarono a Montecitorio le polemiche legate a quel Juventus-Roma di settembre 2014 finito 3-2. In quell’occasione un’interrogazione presentata al ministro Padoan da un altro deputato PD, il romanista Marco Miccoli, prefigurava anche un esposto alla Consob. Ciò che Boccia definì “ridicolo”. E già, chi di Borsa ferisce di Borsa perisce. Un anno dopo, settembre 2015, ecco il bi-presidente nuovamente in campo a proposito di nuove dispute sull’asse Juventus-Roma. In quell’occasione il suo collega di partito e di colori calcistici Stefano Esposito dichiarò allegramente d’aver cantato a suo tempo “Roma merda!” allo stadio. Ovviamente venne travolto dalle polemiche. E Boccia corse in suo aiuto, invitando anche stavolta tutti quanti “a occuparsi di cose più serie” e affermando che “noi juventini siamo sinceri”. Come a rimarcare l’ennesima differenza rispetto ai romanisti.

E però, a questo punto, rimane un interrogativo. Dato che insiste così tanto sulle “cose serie di cui sarebbe meglio occuparsi”, quali saranno le cose serie secondo il bi-presidente Francesco Boccia? Un’idea ce l’avrei. E ve la espongo mostrandovi un documento che potete comodamente scaricare da internet. Si tratta della convocazione inviata a tutti i componenti dell’Associazione Parlamentare “Giovanni Agnelli” Juventus Club, in occasione del decennale del gruppo. Si dava loro appuntamento per la sera del 29 gennaio 2014, quando presso la terrazza del Vittoriano si sarebbe tenuto un incontro con Andrea Agnelli, Beppe Marotta e il direttore della comunicazione bianconera Claudio Albanese. I convocati erano pregati di dare adesione improrogabilmente entro il 27 gennaio, con preghiera di versare la quota di partecipazione da 70 euro. Cose serissime. Come contribuenti, paghiamo tutti quanti il bi-presidente per farle come si deve. Non lo sapevate?

@pippoevai


Pippo Russo
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