Grazie Tite, il Brasile è tornata la squadra che insegna calcio
14/11/2016, 17:30
di Stefano Benzi
Chi poteva prendersi carico di un Brasile uscito a pezzi e umiliato dal Mondiale perso in casa due anni fa? Giusto un uomo di carattere come Dunga che ha gestito un periodo difficilissimo e di tensioni drammatiche. Ma dopo di lui, alla vigilia di un ulteriore possibile fallimento, nessuno voleva quella panchina, nemmeno tecnici esperti o considerati ‘inattaccabili’ dalla durissima pressione dei tifosi. Alla fine è uscito il nome di Tite: “Una scelta di buon senso” l’aveva definita Luiz Felipe Scolari, due stint da tecnico della Selecão e ultimo a vincere un titolo mondiale con la verdeoro nel 2002 ma anche tra i responsabili del secondo dramma calcistico brasiliano della storia. 

Tite ha sempre dichiarato di voler allenare la nazionale brasiliana più di qualsiasi altra cosa e di essere pronto a qualunque sacrificio; la sua storia di calciatore, interrotta in modo drammatico per un crack del ginocchio a soli 27 anni, è ancora motivo di commozione e di affetto. Ma soprattutto Tite arriva alla panchina del Brasile dopo venticinque anni di attesa e diversi momenti di grande successo con il Corinthians ma anche con Gremio, Internacionale e Caxias e le sue prime parole sono state di umiltà e di coesione... “Creeremo la squadra migliore possibile, dobbiamo dimostrare tutto e chiediamo al pubblico di starci vicino”. 

Tite ha responsabilizzato Neymar, rilanciato Coutinho e Paulinho riportando la squadra là dove voleva la gente: nell’area di rigore avversaria. Il Brasile prima di Tite era sesta nella differenza reti delle squadre sudamericane, davanti solo al Paraguay:  da luglio, dopo il cambio in panchina, il Brasile ha conquistato 15 punti su 15 segnando altrettanti gol e concedendo una sola rete tra Ecuador, Colombia, Bolivia, Venezuela and Argentina. 

I tifosi brasiliani ci vanno ancora con i piedi di piombo: prima di illudersi di nuovo aspettano risultati concreti e definitivi ma la vittoria del Brasile per 3-0 sull’Argentina è già considerata l’evento sportivo dell’anno. Persino più della vittoria del primo oro olimpico della storia del 20 agosto scorso al Maracanà – un lenitivo notevole, ma non ancora sufficiente, per la umiliante sconfitta nella semifinale mondiale contro la Germania per 7-1. Vedremo 
Stefano Benzi
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