Broos da ruota di scorta a trascinatore: Camerun, è la rivincita delle riserve
06/02/2017, 19:00
di Stefano Benzi
Ha vinto la squadra migliore: anche se decisamente era una delle meno quotate alla vigilia di questa Coppa d’Africa. Il Camerun poteva contare su una certa tradizione con quattro trofei in bacheca, sulla solita fisicità, su un paio di giovani interessanti ma più che un’outsider non poteva essere considerata. Troppi elementi di incertezza: a cominciare da un allenatore preso con i saldi.

Diciamo che la notizia del tecnico Hugo Broos messo sotto contratto dopo che aveva risposto a un annuncio sul sito Globalsports.com – una sorta di Secondamano per gli addetti al lavoro del settore sportivo, dal campo tecnico, al marketing alla comunicazione – è parecchio romanzata. Ma possiamo dire che prima di prendere Broos la federazione del Camerun chiamò la bellezza di cinque tecnici. Cinque… e tutti risposero no grazie.

A Broos la federazione dei Leoni indomabili chiese per prima cosa di ricucire la frattura con i veterani che avevano deciso di non tornare più in campo con la nazionale. Broos ha cominciato letteralmente il giro delle sette chiese: è andato prima da Joel Matip a Liverpool, il giocatore più rappresentativo, sicuro che se avesse convinto lui a giocare anche gli altri sarebbero venuti. Matip, reduce da un lieve infortunio rispose di no, temendo di perdere il posto in squadra.

Il resto del viaggio fu costellato da una serie di porte in faccia: Andre Onana (Ajax), Guy Ndy Assembe (Nancy), Allan Nyom (West Bromwich Albion), Maxime Poundje (Bordeaux), Andre Zambo Anguissa (Marseille) e Ibrahim Amadou (Lille) risposero anche loro “no grazie” parlando di motivi personali, professionali, fisici… Mancavano cavallette e inondazioni e avrebbero rifatto i Blues Brothers.

Broos, che è uomo molto paziente ma ha una carriera di tecnico di gran lunga inferiore per successi e prestigio a quella che ebbe da giocatore disse… “Farò con quello che abbiamo”. La Federazione, immediatamente prima della Coppa d’Africa, pensò addirittura di licenziarlo perché in fondo aveva fallito il suo primo mandato, quello di ricomporre la squadra migliore possibile. Poi lasciarono perdere: ci avevano messo tre mesi a trovare Broos, avrebbero dovuto ripiegare su un tecnico locale, o sul solito monumento, Roger Milla, che il Camerun non lo allena da vent’anni e al momento preferisce fare il testimonial e l’opinionista e non aveva alcuna voglia di fare il capro espiatorio.

Dunque fiducia in Ondoa tra i pali, soprannominato l’uomo di gomma per la sua elasticità e poi tanti ottimi operai con qualche talento vero come Bassogog, che gioca in Danimarca con l’Aalborg ed era praticamente un esordiente, rivelatosi top player del torneo. Ma anche Aboubakar, veterano di soli 25 anni, il difensore N'Koulou, anche lui di 26 anni ma con 76 presenze in nazionale oltre a Siani e Oyongo.

Due brevi annotazioni: una sulla finale e su Hugo Bross, tecnico acquisito a buon peso. Cambi perfetti con due uomini usciti dalla panchina e finiti nel tabellino finale, ma soprattutto con una serie di frenetici cambi tattici che nell’ultimo quarto d’ora hanno visto il Camerun giocare in scioltezza e con grande dinamismo mentre l’Egitto era in riserva di energie già da un pezzo e di fronte alle accelerazioni avversarie non sapeva più da che parte girarsi. Il secondo riguarda il torneo: il Camerun ha sfoggiato una delle migliori difese del torneo, e senza bomber di ruolo ha vinto eliminando nientemeno che Senegal e Ghana. È stato anche uno dei tornei nei quali si è segnato di meno: hanno vinto le difese, e quella del Camerun era indiscutibilmente una delle migliori a cominciare dal suo portiere Ondoa. I leoni indomabili riconcquistano un trofeo che mancava dal 2002.

L’ultima nota riguarda un appunto – magari anche questo un po’ leggendario come quello di Broos che vince il posto rispondendo a un annuncio. Ma stamattina uno dei primi telegrammi recapitati a Broos diceva… “sono molto orgoglioso di voi e voglio porgerle le mie scuse”. Firmato JM. Joel Matip? Ci piace pensare che sia così. 

 
Stefano Benzi
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