Chi esalta Allegri e la Juve per queste vittorie ha poca stima dei bianconeri
24/11/2016, 18:30
di Stefano Agresti

Abbiamo letto e ascoltato, negli ultimi giorni, commenti pieni d’entusiasmo per la vittoria della Juve a Siviglia; in particolare Allegri è stato celebrato da molti come se avesse realizzato un’impresa fantastica. Noi abbiamo visto un’altra partita, totalmente diversa, e Giancarlo Padovan l’ha ben raccontata su calciomercato.com: i bianconeri sono stati schiacciati per mezz’ora e hanno avuto enormi difficoltà anche quando gli avversari (che erano spagnoli, ma non rispondevano al nome di Barcellona o Real Madrid) sono rimasti in dieci. Alla fine sono arrivati i gol, i tre punti, la qualificazione. E allora, tutti felici.

 

Non è esattamente così. Tantissimi tifosi juventini - la maggioranza, diremmo a sensazione, anche se non abbiamo indetto un referendum per averne la certezza - hanno manifestato dubbi e perplessità ed espresso critiche pure pesanti nei confronti dei bianconeri. Il timore è che questa squadra, se non saprà migliorare il proprio livello di gioco, possa avere grandi problemi in futuro, non tanto in campionato quanto in Champions: nel momento in cui la competizione ripartirà non si potrà sbagliare e le avversarie saranno presumibilmente di livello più elevato.

 

Nel dibattito sulla Juve che accompagna il calcio italiano ormai da un po’ di tempo - basta vincere oppure no? - c’è chi interpreta le critiche come una manifestazione di antijuventinità. Non si capisce che, paradossalmente, è l’esatto contrario: se si hanno perplessità sul gioco dei bianconeri, nonostante i risultati strapositivi, è perché si ritiene la squadra di Allegri forte a tal punto da dover esprimere un gioco decisamente migliore rispetto a quello mostrato in questo avvio di stagione.

 

Le critiche, insomma, sono segnali di stima. Per i dirigenti, che hanno costruito una corazzata degna delle regine d’Europa e meritano di vederla esprimere a livelli molto più elevati; per i calciatori, tra i quali ci sono quasi esclusivamente campionissimi, che hanno le potenzialità per divertire di più, giocare meglio, rischiare di meno. Tocca all’allenatore far compiere al gruppo questo salto di qualità. Chi applaude oggi Allegri, fino a consumarsi le mani, non ha una considerazione molto alta della Juve, della sua forza e nemmeno del suo allenatore: possono dare, tutti, molto di più.

@steagresti
 


Stefano Agresti
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