Conti come gli azzurri di Conte: polverizza anche Juventus e Milan
08/02/2017, 11:30
di Marco Bernardini
I numeri non mentono: 11 milioni e 200mila telespettatori, più del 50% di share. Un’enormità che ha fatto impazzire dalla gioia i dirigenti della Rai. Il Festival della canzone italiana di Sanremo, alla sua 67esima edizione, è partito con il botto. Carlo Conti, l’uomo che ha definitivamente e giustamente occupato lo spazio gestito per anni da Pippo Baudo, ha confermato di essere quello che la gente desidera sia per poterlo amare. Un professionista come pochi, intelligente e ammiccante il giusto e senza narcisismo, al servizio del telespettatore con la naturalezza dell’amico fidato. Un perfetto padrone di casa che, nello specifico di questo Festival in corso, riesce persino a limitare la sua proverbiale esuberanza fiorentina per non mettere in difficoltà la sua compagna di strada Maria De Filippi, che non è certamente una soubrette e che pertanto è poco incline ai lazzi e ai frizzi da varietà. Il tutto farcito dalle canzoni, dagli ospiti eccellenti e da numerosi e benvenuti "sipari" dedicati al sociale con la presenza di ragazzi impegnati contro il bullismo nelle scuole e con la partecipazione di coloro che hanno scavato nella neve per salvare vite umane, cagnolino compreso. Questo è il Festival. Questa è anche l’Italia che, diciamolo senza provare vergogna, si è sempre specchiata in tale manifestazione mostrando il volto che possedeva in quel dato momento storico. 

Professionalmente Sanremo ha sempre avuto per me una valenza importante. Come inviato ho partecipato a 22 edizioni, insieme con il vecchio amico Sandro Ciotti, tentando di dare un senso anche "sportivo" alla kermesse canora che gli italiani, sin dai tempi di Nilla Pizzi e di Claudio Villa, hanno sempre vissuto come un campionato che si risolve nel corso di sei giorni. Ho visto di tutto e di più. Come suggerisce il titolo della rubrica, ho visto cose. Portare via dentro un’ambulanza il cadavere di Luigi Tenco. Correre quasi nuda e fuori di testa nel corridoio dell’hotel Londra una ragazzina di nome Patty Pravo. Eros Ramazzotti, giovane promessa con la sua "Terra promessa" che salta sul tavolo del ristorante dove sta cenando con genitori e amici quando gli comunicano che ha vinto per la sezione emergenti. Vasco Rossi lasciare il palco dell’Ariston senza manco terminare il refrain conclusivo e scappare via in automobile incazzato nero perché della sua "Vita spericolata" soltanto due o tre avevano capito trattarsi di un autentico capolavoro. Al Bano e Romina litigare fino a mettersi le mani addosso ancora un attimo prima di andare in scena come coppia felice. Renato Zero in depressione da pianto perché condizionato dalla sua canzone sugli anziani. Chi vomitava, prima o dopo, per la tensione. Chi doveva essere recuperato dal bagno. Chi sembrava in trance. Eppoi finti aspiranti suicidi e operai in cassa integrazione accolti sul palco dal bravo presentatore. E’ il Festival baby. Sempre lo sarà. 

Una vetrina anche per tanti campioni dello sport. Come questa sera per Francesco Totti, il quale ribadirà la necessità del "famo lo stadio" e come lo fu per Stefano Tacconi, il quale si esibì il venerdì all’Ariston e poi la domenica, con la maglia del Genoa, prese due pappine dalla sua ex Juve, il pubblico gli urlò in coro "Torna a Sanremo", lui mostrò l‘indice teso alla piazza e così finì in vacca un amore forse mai nato. Ma anche Del Piero, Baggio, olimpionici a gogò, ciclisti professionisti e sportivi assortiti. Tra una canzone e l’altra che poi rappresentano un poco la metafore della partita. Belle, brutte, anonime, indimenticabili o già dimenticate appena ascoltate. Il più bel campionato di casa nostra, veloce e istantaneo come un’intramuscolo, al quale è impossibile non volere bene. Lo dicono i numeri. Anche quelli di ieri. Polverizzato il record di 7 milioni di ascolti Rai fatti registrare da Juventus-Milan di Coppa Italia. Pareggiato quello ottenuto dalla nazionale di Conte in Italia-Svezia agli Europei. Come dire i…conti tornano. E non sono solo canzonette. Si replica. 
Marco Bernardini
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