Da Agnelli a Nicchi, è il calcio dei voltagabbana: vi meritate Lotito
06/03/2017, 23:55
di Stefano Agresti

Carlo Tavecchio per la Juve era "inadeguato e incommentabile" (copyright John Elkann) e anche "non autorevole", oltre che "eletto con metodi non democratici" (Andrea Agnelli). Beppe Marotta, l'uomo di mezzo tra i due cugini, faceva la somma: "Confermo tutto, è inadeguato e inopportuno". Sono dichiarazioni di due anni e mezzo fa. Ebbene, indovinate chi ha votato il club bianconero all'elezione per il presidente federale: Carlo Tavecchio, ovviamente.

 

E' il calcio dei voltagabbana e dei mercanti: bastano pochi mesi e qualche promessa per cambiare opinione, voto, linea politica, idea. Prendete Ulivieri, presidente dell'Associazione allenatori, il quale si incatenò davanti alla Federcalcio per protesta contro Tavecchio: ha votato l'ex grande avversario, naturalmente dopo avere trovato un accordo pre-elettorale, e anzi proprio il 10 per cento dell'Aiac è stato fondametale per determinare la sconfitta di Andrea Abodi, l'altro candidato. Oppure prendete Marcello Nicchi, presidente degli arbitri, che disponeva di un 2 per cento molto pesante: nel 2014, rompendo una consuetudine storica che vedeva l'Aia astenersi, scelse Albertini; stavolta si è buttato pure lui tra le braccia di SuperTav, chissà in cambio di quale promessa. Di sicuro gli è stato consentito di cambiare il regolamento, cosicché si è fatto rieleggere per la terza volta consecutiva al vertice degli arbitri.

 

La Juve ha sposato Tavecchio chiedendo la garanzia che il presidente federale si svincolasse da Lotito. Richiesta accolta, ovviamente. A parole. Perché poi è evidente che il legame tra i due è troppo stretto per essere rotto. Anche in questa campagna elettorale il padrone della Lazio si è speso molto per l'amico Tav, con minore arroganza di due anni e mezzo fa ma con identico impegno e stessi risultati. Del resto è nota la sua influenza quando si tratta di raccogliere voti, ad esempio dai piccoli club di A e da alcuni di B (uno di questi, la Salernitana, gli appartiene addirittura, nel rispetto della norma sulla multiproprietà che il presidente della Figc ovviamente ha condiviso). Già, la Juve: quella che ha fatto ricorso al Consiglio di Stato per avere dalla Figc del nuovo amico Tavecchio 581 milioni di euro come risarcimento per i danni di Calciopoli. Una robetta da niente, insomma.

 

Non sappiamo se Andrea Abodi sarebbe stato un presidente migliore di Tavecchio, certamente avrebbe portato una ventata di novità in un mondo che si oppone a qualsiasi ipotesi di cambiamento. Pensate che la Figc non è riuscita a portare avanti nemmeno quella che il presidente federale riteneva, al momento del suo insediamento, la madre di tutte le riforme: quella dei campionati, con riduzione della Serie A a 18 squadre. Due anni e mezzo dopo, si è arreso: "Non si può fare". Un fallimento, eppure lo hanno rieletto.

 

Alla fine di questo giochino elettorale, il calcio italiano è lo stesso di prima: il presidente rimane Tavecchio, quello di Optì Pobà e delle donne handicappate, e il capo occulto resta Lotito, che magari si nasconderà un po' di più ma continuerà a farsi gli affari propri. L'importante è che da certi dirigenti non si alzi nemmeno mezza lamentela o mezza polemica per le condizioni penose del nostro sport più popolare. Da Agnelli a Nicchi fino a Ulivieri, è arrivato il momento del silenzio: vi siete scelti Tavecchio, vi meritate Lotito.

@steagresti
 


Stefano Agresti
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