Da Asamoah al doppio trequartista: le 3 mosse di Allegri per rilanciare la Juve
09/01/2017, 00:00
di Giancarlo Padovan

Nella giornata in cui tutte le grandi, o presunte tali, hanno vinto di misura, la Juve abbonda contro il Bologna e - pur con una partita in meno - riprende in classifica quattro punti di vantaggio sulla Roma.

I dati prima delle opinioni: 3-0, due gol di Higuain, il primo dopo sette minuti, un rigore trasformato da Dybala. La Juve ha giocato con un teorico 4-3-2-1, Asamoah ha sostituito il partente Evra, è rientrato Barzagli, Neto (sostituto dell’ammalato Buffon) ha fatto solo due parate, Mandzukic è rimasto in panchina per 73 minuti (poi ha preso il posto di Higuain).

Questa volta la squadra non ha tradito Allegri e Allegri non ha tradito se stesso. Tre le scelte decisive che, seppur con cautela, aprono scenari futuri di buona stabilità. 

  • Primo: Asamoah da esterno basso di sinistra non poteva certo far rimpiangere un calciatore sostanzialmente finito come Evra. A quest’ultimo non doveva essere prolungato il contratto l’estate scorsa, mentre è giusta e inevitabile la cessione. Se il francese era, come dimostrato anche dalla Supercoppa, una specie di peso morto, Allegri non aveva in rosa un esterno con cui sostituirlo. Ricorrere ad Asamoah è stato un gesto di intuizione e fiducia completamente ripagata. Resta una soluzione d’emergenza e non mi sorprenderei, anzi, se la Juve cercasse sul mercato la riserva di Alex Sandro. In caso non arrivasse, un plauso ad Allegri che si è ricordato di come Conte facesse giocare Asamoah sull’esterno di sinistra (anche se nel 3-5-2).
  • Secondo: Pjanic trequartista insieme a Dybala è stato più convincente del solito. E non solo per aver fornito ad Higuain la splendida palla dell’1-0. Ma per essersi abbassato a fare il centrocampista quando la Juve non era in possesso di palla. La mia impressione è che la presenza di Dybala, ancora non al meglio (ha sbagliato troppo), conforti il bosniaco e lo rassicuri nelle giocate. Ma potrebbe trattarsi di un’impressione fallace. Il tempo dirà.
  • Terzo: la fiducia incondizionata ad Higuain sta cominciando a pagare. La doppietta, che porta il bomber a dodici reti, due in meno del capocannoniere Icardi, non è di per sé sintomatica. Sia perché il secondo gol - terzo della Juve - è stato troppo facile (mertito di un’azione collettiva partita dal portiere, sviluppata da Pjanic, sveltita da Lichtsteiner in combinazione con Khedira e conclusa da un cross dello svizzero), sia perché il Bologna non ha mostrato una grande resistenza. Tuttavia semplificare le partite segnando presto o subito aiuta la squadra a giocar meglio.

Detto questo, la Juve è stata più regolare che esaltante. Però, rispetto alla maggioranza delle sue precedenti partite, è stata più varia e più manovriera, con una partecipazione al gioco quasi totale. Un merito dei vincitori o una responsabilità degli sconfitti?

Sinceramente il Bologna è apparso poca cosa. Si è visto molto Di Francesco e pochissimo Destro, a sprazzi Viviani e per qualche istante Krejci. Eppure, tra il 18’ e il 35’, il Bologna ha palleggiato assai meglio della Juve portando tanti elementi nella metacampo avversaria. Il problema, però, è stato il tiro in porta, quasi sempre procrastinato in attesa di una soluzione migliore. Che non è arrivata mai.

Al contrario, al 40’ del primo tempo, è arrivatoil rigore che ha chiuso la partita. A procurarlo è stato Sturaro con un’incursione a sinistra, spezzata dalla rudezza di Oikonomou. L’arbitro Mariani non ha avuto dubbi (e Dybala ha trasformato) anche se a me qualche dubbio resta. Non sul contatto, che c’è, ma sul metro di giudizio. Fino a quel momento, infatti, l’arbitro aveva concesso scontri e interventi fisici in quantità, senza mai eccepire. Nell’occasione, invece, è sembrato tradire i suoi parametri

Sarebbe cambiato poco. La partita era segnata e la Juve, come è accaduto, avrebbe arrotondato nella ripresa, sprecando non poco in contropiede. Dybala ha sbagliato qualche passaggio e un paio di conclusioni favorevoli, ma è tornato e la Juve non potrà che giovarsene. Certo, la sconfitta in Supercoppa non è stata ancora metabolizzata, ma ripartire dal Bologna, questo Bologna, era quello che serviva.
 


Giancarlo Padovan
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