Da Orrico e Gasperini a de Boer: tutti gli allenatori che l'Inter ha fatto fallire
03/11/2016, 10:00
di Stefano Benzi
La vicenda di de Boer è surreale: se non parlassimo di calcio italiano e più propriamente dell’Inter. Credo ci sia una componente quasi masochistica nella storia dirigenziale della squadra nerazzurra che parte da molto lontano e ha una lunga serie di precedenti. Non vado alla notte dei tempi ma ricordo Orrico, eccellente e rivoluzionario tecnico che faceva benissimo in Serie B e C. Un uomo con una cultura del lavoro frenetica che metteva tutti sullo stesso piano, senatori e sherpa. La cosa ovviamente non piacque allo spogliatoio e Orrico, che aveva fatto investire al club un sacco di soldi per costruire la gabbia, una sorta di flipper impazzito tipo The Cube dove inseguire il pallone tra tocchi, rimpalli e rimbalzi, finì in archivio alla voce ‘non è da Inter’Orrico risultò invece interessante per il MITech, il Massachussets Institute of Technology, il concetto della gabbia: ci svilupparono una tesi su dinamica e cinetica che è motivo di studio ancora adesso.
 
Ricordo Bagnoli, l’allenatore triste: uno scudetto a Verona e un indimenticabile quarto posto con il Genoa di Aguilera e Skuhravy (ma anche Eranio, Ruotolo, Signorini e Bortolazzi): Bagnoli arrivò con il suo stile molto dimesso, un cappellino sempre in testa che se non ricordo male si chiamava cùculo – per via del film “Qualcuno volò sul nido del cùculo” con Jack Nicholson. Bagnoli ottiene un secondo posto alle spalle del Milan e viene esonerato a febbraio quando aveva già annunciato alla società che non avrebbe rinnovato il suo contratto. Il che mi fa venire in mente una frase meravigliosa pronunciata da Nicholson in quel film.... “Adesso sarei io il pazzo per loro, solo perchè non sto lì tranquillo come un fottutissimo e immobile vegetale; non ha il minimo senso secondo me... Se questo vuol dire essere pazzo, beh allora io sono un rimbambito, toccato… Sì, sono tutto quello che volete!” Bagnoli, poco uniforme al sistema se ne era andato a testa alta e senza voltarsi. Da quel momento decise di non scendere mai più in panchina: “Direi che l’ultima esperienza mi è bastata” mi rispose quando lo incrociai allo stadio di Verona nel 1996. 

Ottavio Bianchi era soprannominato Mister Tre Anni: chi lo voleva doveva essere pronto a firmargli tre anni di contratto. Due erano il minimo insindacabile. Moratti lo vuole e lo prende: e gli paga tutti gli stipendi fino all’ultimo, anche se viene esonerato molto prima dei suoi tre anni di contratto. Quando Bianchi torna in panchina nel 2002 in una Fiorentina destinata a retrocessione e fallimento, risponde con un sorriso sornione a chi gli chiedeva cosa avesse fatto tutto questo tempo: “Ho pescato molto”. Dopo Hodgson toccò a Gigi Simoni, un gran signore. Un tecnico che passò da picchi alti a bassi devastanti fino a riconquistare una grande credibilità professionale: Simoni sfiorò uno scudetto con Ronaldo, quello del famoso rigore non dato contro la Juventus, ma più che questo aveva un grande difetto... non era simpatico a Moratti che voleva un tecnico più stiloso e giovane. Parte anche lui, contro la volontà popolare e dopo quattro tecnici in un anno tocca a Lippi cui la tifoseria non perdona la sua juventinità. Ma se vince... 

Lippi non vince: e anche lui viene defenestrato appena iniziata la seconda stagione quando perde a Reggio Calabria dopo essersi fatto cacciare dalla Champions League perdendo con l’Helsinborg. “Prenderei tutti i giocatori a calci nel culo...” disse Lippi in conferenza stampa: ma la pedata, pagata profumatamente, arriva da Moratti. 

Hector Cuper prova a risvegliare il battito cardiaco della squadra mandando i giocatori in campo con un pugno sul petto; ma ottiene poco. Mancini ai giocatori tende la mano e dice “divertitevi” ma quando dopo l’eliminazione in Champions League contro il Liverpool, in una conferenza stampa un po’ isterica, annuncia di essere pronto a lasciare il club, la sua sostituzione è firmata. Mancini però non se ne va, non dal libro paga: rimane un anno alla finestra maturando poco meno di nove milioni di euro di liquidazione e stipendi dovuti. Segue Mourinho – l’intoccabile, secondo i tifosi dell’Inter: che tuttavia dopo la vittoria di Champions League sale sulla macchina del presidente del Real che lo porterà a cena convincendolo con un sontuoso contratto di quattro anni e versando all’Inter un indennizzo, cosa che era successa solo una volta in precedenza, quando l’Inter volle Lippi e lo strappò alla Juve. 

Molto simili le gestioni e gli esoneri di Benitez e Gasperini, i cui commercialisti benedicono il periodo con l’Inter: nessuno ha mai guadagnato così tanto in così poco tempo. Ma di Gasperini voglio scrivere ancora... la prossima volta.
Stefano Benzi
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