Del Piero compie 42 anni. Ma quando tornerà alla Juve?
09/11/2016, 19:30
di Luca Borioni
Gli auguri più originali e simpatici quelli di Totti: un video mattiniero, dove il capitano giallorosso dice di aver messo la sveglia apposta per Alex, per essere il primo a fargli gli auguri: “Mannaggia, te stai a invecchia’…”. Da una bandiera che a 40 anni ancora sventola per la sua Roma a un’altra che ne festeggia 42 dopo aver chiuso l’attività di calciatore da due stagioni, e quella da bianconero da quattro. Storia già risaputa quella di Alessandro Del Piero, campione amato dalla folla bianconera ma con qualche antipatico distinguo. Come ha ricordato lo stesso Conte nella recente intervista rilasciata a Paolo Condò per Sky: “Alessandro in quell’ultima stagione (la prima di straordinarie tre annate per il tecnico, ndr) fu prezioso anche se spesso partiva in panchina, nella fase finale poi lo feci giocare perché poteva essere decisivo. E infatti ci fece vincere qualche partita”.

Parole che stemperano i sentimenti, oggi solo di commossa riconoscenza dopo che quell’anno, il primo di Conte allenatore, il primo dei cinque scudetti consecutivi della Juventus, emersero contrasti inattesi per Del Piero. Tra lui e la dirigenza, fino al divorzio. Ma prima ancora tra Del Piero e lo stesso allenatore, ex compagno, ex capitano prima dello stesso Alex. Tanto che in seguito si comprese meglio come proprio tra Conte e Del Piero si era evidenziata una frattura insanabile, e non con il presidente Andrea Agnelli ovvero per la storia del contratto non più rinnovato. Il tempo è galantuomo e smorza, se non cancella, le incomprensioni.

Ora Del Piero ha ristabilito un rapporto corretto e sereno con la dirigenza della Juventus. Ma sono tempi difficili per le bandiere. Se Totti a Roma ha consolidato il suo ruolo da leader e leggenda, al prezzo di una battaglia mediatica e polemica conclusa da poco con un annesso lieto fine (leggi contratto prolungato e prodezze in campo puntualmente riproposte) altrove la favola non è altrettanto leggiadra. Ad esempio dalle parti del Milan conquistato dai cinesi ma gestito ancora da manager italiani che vanno (Galliani) e che vengono (Fassone): qui non ci sarà posto per un personaggio seppur amato e carismatico come Paolo Maldini. La sua competenza, il suo stile e la sua intelligenza non sono doti ritenute indispensabili per il Milan che verrà. Prendere o lasciare un ruolo rappresentativo, in sostanza di secondo piano. Meglio lasciare.

Di proposte così a Del Piero non sono ancora neanche arrivate. La sua storia (leggenda) con la Juve è rimasta sospesa a quella partita con l’Atalanta, a quel gol con cui di fatto firmò una vittoria scudettata e una festa indimenticabile in uno stadio tutto per il suo numero dieci. Una maglia poi rimasta inabitata, Tevez a parte. E un ruolo vagante nella nuvola delle buone intenzioni. Lui, il campione mediatico per eccellenza, non si dispera certo. Si gode la residenza californiana e le apparizioni televisive da opinionista elegante e raffinato. Però la Juve continua a rimanere nel suo orizzonte, da dirigente. Prima o poi potrebbe (dovrebbe) accadere.
Luca Borioni
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