Diavolo d'un Raiola: Cannavaro-Juve da medaglia. E il legame con Moggi...
17/12/2016, 12:00
di Luca Borioni
Diavolo d’un Raiola. Dopo più di dieci anni, la figura dell’abilissimo mediatore italo-olandese spunta fuori da un retroscena svelato da Fabio Capello. “L’acquisto di Fabio Cannavaro dall’Inter alla Juve fu un colpo da maestri. Si diceva che il difensore avesse problemi al ginocchio, l’agente Mino Raiola riuscì a convincere il presidente Moratti a scambiarlo con Carini che in bianconero era secondo o terzo portiere”.

Il contesto è quello televisivo di Collezione Capello, la trasmissione di Sky tutta dedicata al carismatico Don Fabio, tanto carismatico dal poter fare a meno di qualsiasi giornalista. E nell’ultima chiacchierata a ruota libera, ecco che emerge questo particolare lontano. E sconosciuto ai più. In realtà, che Raiola avesse saputo costruirsi un trampolino di lancio formidabile per la propria carriera passando per la necessaria intesa con Luciano Moggi, era risaputo. Un’intesa condita dalle doti dissimulatorie dei due personaggi in questione, che ogni tanto - tra una missione segreta e l’altra - fingevano di litigare per il contratto di Ibrahimovic, tanto per non dare troppo nell’occhio. A proposito di Ibra: Capello aggiunge che lo avrebbe voluto l’anno prima già alla Roma (dove sembrava che dovesse arrivare proprio Moggi, assieme allo svedese poi dirottato a Torino) e che l’affare fu chiuso per una cifra bassissima rispetto al potenziale del giocatore, 22 milioni di euro. Sempre con la supervisione di Raiola.

La furbizia del quale sta proprio nel fatto di essersi legato a Moggi in quegli anni, sapendo però mantenere una significativa autonomia, potendo quindi smarcarsi da quel rapporto che poi con calciopoli sarebbe diventato ingombrante.

Quella di Cannavaro è un’altra medaglia che va aggiunta al formidabile palmares di Raiola. Un difensore descritto in fase calante, preso di mira dall’esigente pubblico di San Siro, condizionato da un non meglio precisato fastidio al ginocchio. Un campione che alla Juventus, con Capello, ritrova la dimensione giusta arrivando poi a firmare il successo Mondiale con la nazionale di Lippi: trionfo che gli vale il trasferimento al Real Madrid (sempre nell’estate di calciopoli) e poi il Pallone d’oro. Cannavaro scambiato dall’Inter con la Juve per il discreto portiere uruguagio Carini. È la missione impossibile che viene compiuta e che segna in quegli anni il passaggio di consegne tra il “mitico” Paco Casal - potentissimo procuratore uruguayano che chiuse numerosissimi affari con Moggi - e lo stesso Raiola. Così come fece sempre Casal, anche l’ex ristoratore di Amsterdaam non si è mai limitato a rappresentare i suoi campioni (che già sarebbe stato sufficiente a garantirgli una vita… agiata), ma è entrato più o meno segretamente in tante altre trattative strategiche.

Tanto abile, Raiola, da sapersi poi riabilitare agli occhi di Moratti stesso, portando Ibrahimovic dalla Juventus all’Inter in quell’estate infuocata del 2006 in cui i bianconeri furono spediti dietro la lavagna della serie B, Moggi sacrificato sul rogo dell’inquisizione, e gli scudetti di Capello cancellati. Da lì in poi, dopo l’era Mancini, l’Inter di Mourinho divenne anche l’Inter di Raiola, da Maxwell a Balotelli, passando per una fruttuosa (e copiosa) collaborazione con il ds Marco Branca. Che si chiude quando Ibra viene nuovamente portato via, stavolta al Barcellona. Una collaborazione che sembra potersi riaprire oggi, con la nuova proprietà Suning. Dove c’è business, c’è quel diavolo d’un Raiola.
Luca Borioni
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