Dzeko e Salah tradiscono la Roma
17/03/2017, 00:15
di Giancarlo Padovan
Tanto per cambiare, anche questa volta ho sbagliato pronostico. La Roma vince (2-1), ma non passa, come avevo previsto con sicumera, solo qualche giorno fa. La colpa è mia fino ad un certo punto: non minori responsabilità hanno Salah (per il quale stravedo) e Dzeko (idem). E’ mancato un loro gol (capita anche ai migliori), è mancata un po’ di fortuna (traversa di Rudiger, al 6’, sullo 0-0), è mancata la freddezza quando il cuore batteva forte e l’Olimpico spingeva ad andare oltre l’ostacolo. 

Dopo il 2-1 (autorete di Tousart colpito dal rinvio di Jallet) c’era più di mezz’ora di tempo per venire a capo della qualificazione. Invece la squadra si è inceppata tre minuti dopo, quando El Shaarawy, decisivo nella seconda rete giallorossa, ha ricevuto palla da Nainggolan, ha saltato il diretto avversario e poi ha tirato a incrociare. Purtroppo non con la precisione richiesta (largo meno di mezzo metro). Sarebbe stato il gol-qualificazione che avrebbe costretto il Lione a buttarsi in avanti e, dunque, ad offrire in abbondanza ripartenze e contropiede. 

La Roma si è fermata lì, complice la stanchezza dei centrocampisti (in particolare Strootman) e l’incapacità dei tre dietro (Rudiger, Fazio, Manolas) di impostare. Detto e ribadito che la qualificazione della Roma è sfumata all’ultimo secondo della gara di andata (il 4-2 di Lacazette), nessuno può biasimare la squadra per l’impegno profuso e le occasioni create, né imputare a Spalletti qualche specifica responsabilità. 

Siamo tutti convinti che se Rudiger, all’inizio, anziché incocciare la traversa interna, avesse trovato il gol, la partita sarebbe stata diversa. Come importante sarebbe stato non prendere gol. Invece al primo calcio di punizione (palla da destra di Valbuena per il colpo di testa di Diakhaby), la Roma è andata sotto. Certo, è stata brava a reagire in meno di due minuti (pareggio di Strootman su punizione-cross di De Rossi destinata al secondo palo), ma il peso della rete subita si è sentito nella testa e nelle gambe per il resto della gara.

Rimontare è già un’impresa ardua. Se, poi, dopo una traversa clamorosa, si deve ricominciare da meno 1 diventa improbabile. Infatti, se contiamo le occasioni, scopriamo che il Lione non ne ha avute meno della Roma. Alla doppia opportunità di Strootman (41’: due tiri da distanza ravvicinatissima, addosso a Lopes), propiziata da un colpo di testa di Dzeko e da un colpo di tacco di Salah, ha fatto riscontro (64’) una conclusione alta di Cornet dal cuore dell’area (assist di Morel). Così, se è vero che ad inizio di ripresa (46’) Lopes è volato per deviare un colpo di testa di Nainggolan, è altrettanto vero che Cornet (84’) è stato fermato da Alisson in disperata uscita, dopo un contropiede francese tre contro due. Senza contare che Fekir, subentrato a Lacazette, ha sfiorato il pareggio nel finale (ancora una volta eccezionale Alisson). 

Insomma l’amarezza resta, ma la ratio che ha condotto all’eliminazione non può essere cancellata. La Roma della seconda metà della ripresa ha certamente tenuto maggiormente la palla, ma non ne ha fatto l’uso migliore possibile: troppi errori nei passaggi, troppo lenta nella costruzione. Spalletti, togliendo i due esterni di centrocampo (Bruno Peres e Mario Rui per El Shaarawy prima e Perotti poi) ha tentato lo sfondamento laterale. Operazione riuscita con l’italo-egiziano, meno con l’argentino che, forse, andava inserito prima. 

Adesso ai giallorossi restano altre due rimonte: quella sulla Lazio in Coppa Italia (si parte da 0-2) e l’altra sulla Juve in campionato (meno 8). L’ambiente è scarico, ma il calcio, per fortuna, offre sempre un’altra opportunità. A Spalletti il compito di motivare un gruppo fertito. Vincere è ancora possibile. 
Giancarlo Padovan
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