E' bagarre tra Barcellona e Real: a Piquè piace il rumore dei nemici
30/03/2017, 15:50
di Pippo Russo
E parla sempre lui. Ormai Gerard Piqué è perennemente al centro della polemica. Sovente perché l'accende lui, mostrando una grande passione per il rumore del nemico. Talvolta perché ce lo tirano dentro in modo forzoso, come accadde in settembre a proposito dell'assenza della bandiera spagnola dalle maniche della sua maglietta, ciò che fu frutto di un equivoco. E tutto ciò succede perché il difensore blaugrana ha voluto mettersi al centro della tempesta perfetta spagnola, il crocevia delle due grandi fratture che attraversano il paese: quella calcistica fra madridismo e barcellonismo, e quella nazionalista fra centralismo castigliano e indipendentismo catalano. Piqué sta lì, nell'esatto mezzo di quella convergenza. E vi dà corpo in misura tale da rendere ormai quasi indistinguibile, nelle sue parole, la causa del barcellonismo e quella del catalanismo.

Del resto, da quelle parti il calcio è sempre stato politica. E essere un personaggio di primo piano del Barça comporta esserlo anche nell'arena politica. Se a tutto aggiungiamo che quella odierna è l'epoca della comunicazione istantanea e interconnessa, ecco che il quadro si completa. In questo contesto si inserisce il difensore centrale del Barça e della nazionale. Che ha un gusto per la polemica sovente eccessivo, che fa un uso dei social il più delle volte narcisistico, e che se c'è da spaccare in due l'opinione pubblica nazionale non si tira certo indietro. Anche perché il ragazzo ha imparato il modo per colpire il bersaglio. La lunga pratica non poteva che dargli tutti gli insegnamenti del caso. E infatti la botta vibrata martedì sera, dopo l'amichevole contro la Francia, è stata fra le più squassanti, andando a toccare il nervo scoperto dei rapporti fra il Real Madrid e l'intreccio dei poteri politico-giudiziari. Tutto ciò, nelle parole di Piqué, viene rappresentato dalla figura di Marta Silva, avvocato generale dello Stato e dunque componente del corpo giudiziario di pubblica accusa.

La signora Silva è figlia di Federico Silva Munoz, ministro dei Lavori Pubblici per cinque anni in epoca franchista (1965-1970), e successivamente fondatore di Alianza Popular, il partito che ha fatto transitare nella democrazia molti vecchi arnesi del regime del caudillo. Marta Silva ha fatto parte della squadra presidenziale durante il primo periodo trascorso da Florentino Perez alla guida del Real. Dal 2000 al 2006 è stata segretaria del Consiglio Direttivo merengue. E successivamente ha intrapreso la carriera nell'Avvocatira di Stato, cioè l'organo che muove i procedimenti d'accusa, ma non ha smesso di frequentare il mondo madridista. Tanto da essere ospite del palco presidenziale al Bernabeu. Proprio a questi due ultimi elementi ha fatto riferimento l'esternazione di Piqué a Saint Denis: il ruolo della Marta Silva nell'Avvocatura dello Stato e la sua presenza nel luogo che è la vetrina ufficiale del potere madridista.

E dopo aver messo insieme questi due elementi, il difensore blaugrana ne ha aggiunto un terzo di foggia grossolana, ma dal sicuro effetto polemico: la presunta disparità di trattamento giudiziario fra la coppia barcellonista formata da Messi e Neymar, e il divo madridista Cristiano Ronaldo. Una disparità di trattamento della quale le presenze di Marta Silva nel palco presidenziale del Bernabeu sarebbe un simbolo. Come detto, questo riferimento di Piqué è grossolano. E lo è due volte. In primo luogo, perché è vero che i due barcellonisti sono stati condannati mentre il madridista no. Ma è anche vero che le singole vicende giudiziarie hanno avuto tempi diversi, e che quella di Cristiano Ronaldo è la più recente. Probabile che sia ancora in fase d'istruzione. In secondo luogo, perché è un'enorme forzatura ricolleggare un'influenza della signora Marta Silva sulle sorti  giudiziarie di Messi e Neymar, attribuendo ciò al fatto che la signora faccia parte dell'Avvocatura dello Stato. I componenti di quel corpo sono oltre trecento e se si seguisse il ragionamento di Piqué li si dovrebbe colpevolizzare tutti per la presunta disparità di trattamento fra le due stelle barcelloniste e quella madridista.

E tuttavia, rimproverare a Piqué queste grossolanità significa mancare totalmente il senso della questione. Perché, nell'epoca della comunicazione costruita attraverso il mix fra il medum televisivo e i social, la grossolanità diventa, per paradosso, una delle più raffinate armi di polemica pubblica. Ce lo insegnano molte delle leadership politiche contemporanee, del resto. L'importante è trovare l'argomento giusto, quello che generi posizioni forti e possibilmente spacchi l'opinione pubblica. E non conta se quell'argomento viene sviluppato in modo vago, o addirittura palesemente impreciso. L'importante è l'effetto che genera. Viviamo l'epoca dei "fatti alternativi", delle versioni aggiustate della realtà che si danno da sé lo statuto di verità. Martedì sera Piqué ha dimostrato d'averlo capito appieno. E si è comportato di conseguenza.

@pippoevai

Pippo Russo
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