E se Cassano andasse al Genoa?
26/01/2017, 12:00
di Giampiero Timossi

“Non parlo, non ora, il perché sono affari miei, ciao”. Il perché è semplice: Antonio Cassano è triste. Ieri il Migliore ha scritto su un pezzo di carta che non giocherà più con la maglia della Sampdoria, una delle due squadre della sua città. Ora che è svincolato potrà trovare un'altra squadra, il suo nuovo status gli permette di farlo fino alla fine di febbraio. Se non ci saranno offerte gli è stata concessa la possibilità di allenarsi con i suoi ex compagni, o almeno a Bogliasco, per altre cinque settimane. “Poi si vedrà”, a 35 anni potrebbe anche smettere. Lo dico subito: sarebbe un vero peccato. Ora, qualche riga sopra, si è scritto di Genova, la città di Cassano. Non è un errore, anche se il ragazzo è nato a Bari il 12 luglio 1982. Ricordate quell'attacco di Isaac in Manhattan, il capolavoro di Woody Allen? Con TrumpAntonio si traduce così: “Genova era la sua città, e lo sarebbe sempre stata”. Veniamo a un altro film. Il Migliore, era in programmazione ieri sera su Sky. E' probabile che Cassano, tornando a casa lo abbia rivisto, prima o poi bisognerà chiederglielo. E' un film meraviglioso, per tutta la famiglia. Parla di baseball e Robert Redford è un campione che arriva tra i grandi a 35 anni, la stessa età nella quale l'ex sampdoriano potrebbe smettere di giocare. Il baseball è uno sport difficile da capire, almeno per me. E anche le storie dei migliori lo sono, si chiamino Redford o Cassano. Antonio ha vinto qualcosa, poteva vincere di più, è caduto parecchie volte, molte delle quali perché ha scelto di andare controcorrente e non è da tutti, gli fa senza dubbio onore. Poi si è rialzato e ha fatte cose che possono stupire, quelle che nel calcio si chiamano “giocate”. Però nel baseball le giocate si chiamano di solito “fuoricampo” e infiammano gli stadi e rendono meglio l'idea della prodezza. Per Cassano si è voluto minimizzare: fuoricampo uguale cassanata, cioè minchiata. Dimenticando così assist al volo, gol impossibili, capacità assoluta di entrare e cambiare il senso di una semplice partita.
 

Un'ultima cosa, che per alcuni risulterà alla fine la più significativa, non per me e credo neppure per il nostro attaccante. Il Migliore, come nel film, ha sempre una meravigliosa donna accanto. Ci ha messo un po' per trovarla, ma alla fine ha incontrato la migliore. Carolina Marcialis, madre e moglie e pallanuotista, è genovese, certo. E' qui che il rapporto tra Cassano e una meravigliosa città, che è anche la mia città. Quando lui si ostinava a voler andare e tornare da Genova era probabilmente questo il motivo. Solo che quasi nessuno lo ha voluto capire e chi l'ha fatto ha minimizzato la cosa: “Belin, comodo, vuole allenarsi a casa”. Balle, ma non è facile da spiegare. Meglio, sarebbe facilissimo, ma è complicato da percepire e accettare. Cassano ama Genova e amare una città è qualcosa di più grande rispetto all'amare una delle squadre che la rappresentano. La cosa farà infuriare i tifosi? Pazienza, mi dispiace, ma spero e credo che molti capiranno. Pazienza, in fondo me lo posso permettere e credo che alla sua età e con la sua tempra se lo potrebbe permettere anche Cassano. E mi piacerebbe che, in una città che ha perso molti dei suoi simboli, dove i presidenti delle due squadre di calcio hanno deciso da anni di non prendere casa, Antonio Cassano da Bari riuscisse a veder rispettata la sua scelta di vita. Sì, mi piacerebbe vederlo con la maglia del Genoa. Forse succederà, forse no, e comunque questa è solo l'ultima riga dello storia del Migliore. 

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Giampiero Timossi
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