E' tutta un'altra Juve con le cinque stelle! Allegri, che cosa aspettavi?
29/01/2017, 20:00
di Giancarlo Padovan
Depurata di ogni mediocrità (Sturaro, Hernanes, Lemina, Rincon, entrato solo nel finale per Cuadrado), la Juve vince la sua terza partita consecutiva con l’impiego dei Cinquestelle (Higuain , Dybala, Madzukic, Pjanic, Cuadrado), nella giornata in cui la Roma perde a Genova con la Sampdoria, scollandosi dalla ruota della capolista. E’ proprio nelle giornate ordinarie che si fanno i punti buoni per lo scudetto - secondo un vecchio adagio, infatti, il titolo si vince con le grandi e si perde con le piccole - e la trasferta a Reggio Emilia, al cospetto del Sassuolo, era infida quanto quella dei giallorossi in Liguria. La differenza è che la Juve ha capitalizzato il vantaggio, annichilendo l’avversario, mentre la Roma ha consentito prima la rimonta e poi il sorpasso alla Samp. 

Tra Sassuolo e Juventus il divario non è stato tattico, ma tecnico. Dalla parte di Di Francesco ci sono tanti buoni calciatori (Acerbi, Pellegrini, Mazzitelli, Berardi, Defrel, Politano), con Allegri giocano - tutti insieme - i migliori della Serie A. Adesso è facile dire che Allegri - da me criticato perché non sfruttava pienamente la rosa che aveva a disposizione, ma a turno faceva sedere in panchina Mandzukic, Higuain e Dybala, o Pjanic o Cuadrado - ha trovato l’equilibratura dell’assetto. Però è un fatto che da quando la Juve schiera quei cinque offre anche un calcio migliore. Higuain, per esempio, gioca più palloni e non è certo un caso che sia arrivato - con il primo gol al Sassuolo, dopo appena otto minuti - a quota quindici, alla pari con Icardi e Dzeko. Come non è un caso che ci sia più attività sugli esterni, soprattutto a sinistra, sia che giochi Asamoah, sia che agisca Alex Sandro. Quest’ultimo, in combinazione con Mandzukic, è stato l’ispitratore del vantaggio con una sovrapposizione nello spazio generata da un colpo di tacco del croato. Sul cross basso, Higuain si è avventato come un rapace e di sinistro ha messo in rete. 

L’argentino avrebbe anche avuto l’opportunità di fare doppietta (21’) se, su un traversone radente dell’ispiratissimo Mandzukic, non avesse impattato male con l’interno del destro. Tuttavia, quattro minuti dopo (25’), è stata la sua pressione individuale a provocare l’errore di Paolo Cannavaro che gli ha consegnato palla. Come nei precedenti casi dei suoi due compagni, Higuain ha messo in mezzo verso il limite dell’area. Dybala ha fintato e Khedira, di destro, ha messo la palla oltre il tuffo di Consigli. Prima considerazione. La Juve ha cercato di giocare sempre a palla bassa, soprattutto quando si è trattato di rifinire l’azione con l’ultimo passaggio. Seconda considerazione. Tutti gli attaccanti - compreso Higuain - partecipano al pressing o portano una pressione individuale e il secondo gol ne è una fulgida dimostrazione. Terza considerazione. Sia nel primo che nel secondo tempo la Juve ha portato dieci uomini sotto la linea della palla. Ciò garantisce copertura, marcature preventive, raddoppi. In una parola il tanto invocato equilibrio che con i Cinquestelle sembrava utopistico.

Quel che mi sorprende è la tenuta fisico-atletica della squadra. Se, infatti, negli ultimi dieci minuti del primo tempo la Juve ha prodotto uno sterile controllo, non altrettanto si può dire della ripresa, cominciata con uno spunto di Cuadrado (bravo ancora Mandzukic), una ripartenza di Dybala (poteva fare meglio), un tiro da fuori, sempre di Dybala (palo pieno). In pratica, tre occasioni per fare il terzo gol quando non erano passati nemmeno dieci minuti. Domenica sera c’è l’Inter e la curiosità sarà quella di verificare quanto sistema di gioco e interpeti della Juve siano compatibili con la squadra più in forma del campionato. Tra l’altro, Pioli schiera l’Inter con lo stesso modulo della Juve (4-2-3-1), il che aumenta il fascino, anche tattico, della sfida.   

Giancarlo Padovan
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