Elkann, un'altra gaffe. Juve, quanto ti manca lo stile dell'Avvocato Agnelli
10/02/2017, 16:30
di Fernando Pernambuco
L​’angelico gaffeur John Elkann ne ha dette di peggio e di altrettanto inutili. Per esempio,  quella che dava ai giovani italiani la “colpa” di essere disoccupati: non la peggiore crisi economica dal 1929, non un’ Europa che stenta ad integrarsi davvero, ma “ la poca determinazione a trovare lavoro. I giovani non colgono le tante possibilità di lavoro che ci sono perché stanno bene a casa o perché non hanno ambizione.” Lui, invece, “è stato fortunato, ha avuto certo molte opportunità che però ha saputo cogliere.” Qualcuno, giustamente, gli rispose che  forse le  aveva colte, per lui, Marchionne. Sì, quella frase fu peggiore e molto più deflagrante di questa, che, a pensarci bene, non è nemmeno una gaffe, ma solo una maliziosa punzecchiatura. Anzi, uno spregio inutile.

Chi costringe Elkann a dire d’essere “d’accordo con Marotta che l’incapacità dell’Inter a non saper perdere, anche se dovrebbe essere abituata, è abbastanza stupefacente”. “Lascialo dire a Marotta, non t’abbassare ai piani d’una polemica inutile e nemmeno spiritosa” verrebbe da, sommessamente, suggerirgli. Il nonno a cui non solo il giovin Elkann guarda come a un faro che da lontano continua a illuminare il presente, sarebbe intervenuto con questo calcettino da tergo col pallone ormai lontano? Ha senso calcare la mano, anzi il tacco, per schiacciare un avversario? E lo humor dell’ Avvocato dove è andato a finire? Fra l’altro, avrebbe avuto bell’e pronto, un immortale “lamentarsi è da provinciali.” Il fatto è che la Juve, ogni tanto ma meno degli altri a onor del vero, si lamenta anche lei, come per il goal ingiustamente annullato a Morata l’anno scorso col Bayern o quello altrettanto buono di Pjanic al Milan. Si può anche comprendere quando parlano gli uomini vicino al campo (anche se spesso esagerano intollerabilmente: vedi Totti dopo Juve 3-Roma1) e forse anche quelli da “scrivania operativa”  come i direttori sportivi. Ma l’erede dell’ Avvocato o di chi comunque aspiri al ruolo, avrebbe tutto da guadagnare a non cedere ai piccoli sfoghi che lisciano il pelo ai tifosi. Bisogna saper perdere e saper vincere, no? Vi ricordate Amburgo-Juventus, finale Champions che innalzò Magath ai vertici della popolarità, in Italia? Cosa disse l’Avvocato, dopo quella drammatica partita con tre nitide palle goal dei bianconeri e un arbitraggio di Rainea non certo favorevole? “Non è successo niente, questi tedeschi ci hanno insegnato a leggere e scrivere.” E anche nel merito della frase che forse l’Inter dovrebbe essere abituata a perdere,  si potrebbe aggiungre: sì, ma la Juve dovrebbe abituarsi a vincere almeno un triplete. Quella è una luce che continua a brillare.

Meno luminosa certamente Calciopoli, di cui l’Inter fu coprotagonista insieme alla Juve, che prese le mosse proprio dalle famose intercettazioni telefoniche della Telecom del nerazzurrissimo Tronchetti Provera e terminò con quello scudetto, secondo Mourinho “vinto in segreteria”. Gianni Agnelli non ha vissuto quella stagione, non ne ha assaggiato i veleni che, invece, hanno dovuto assaporare i suoi nipoti. Ma la Juve ci pare che avrebbe ampiamente dovuto superare quel periodo. Dopo la caduta, la convalescenza ( in cui tra l’altro furono gettate le basi dello Juventus Stadium) e la definitiva ascesa. Cinque anni al vertice dovrebbero cancellare via i fantasmi, soprattutto quelli di casa, con medicine  che si chiamano Campionati e Coppe Italia. Quello internazionale, la Coppa dalle grosse orecchie, aleggia ancora, ma l’Inter non c’entra nulla. E se proprio si voleva dirle qualcosa relativo all’ astinenza dalla vittoria e alle lamentele dopo l’ennesima sconfitta, non ci voleva molto: “Cara Inter, poscia più che’l dolor potè’l digiuno.” L’Avvocato avrebbe sorriso.
Fernando Pernambuco
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