Esclusivo: dopo Higuain, i casi Fretes e Cristaldo mettono nei guai il Locarno
24/01/2017, 17:15
di Pippo Russo
La scorsa settimana il FC Locarno SA ha emesso un comunicato per portare a conoscenza dell’opinione pubblica una situazione di grave disagio. Oggetto della nota era una smentita di alcuni articoli apparsi sui media ticinesi, riguardo a presunte e oscure operazioni del club riguardanti trasferimenti di calciatori sudamericani.

Tutte operazioni dalle quali la dirigenza del club ticinese ha preso le distanze, aggiungendo due specificazioni molto importanti. La prima: esse riguardano la vecchia compagine dirigenziale e proprietaria, non più a capo della società ormai dal 2014. La seconda: proprio a causa di quelle operazioni condotte prima del suo avvento, l’attuale compagine dirigenziale e proprietaria vive delle conseguenze negative. Tale negatività, è detto nel comunicato, riguarda l’impatto mediatico indesiderato. Ma in realtà ci sono altri motivi a rendere complicata la situazione. E rispetto al quale c’è un atteggiamento piuttosto distratto da parte della stampa ticinese. Per quello che si può riscontrare da una rapida ricognizione del web, soltanto il sito Chalcio.com riprende il comunicato del Locarno (LEGGI QUI).

Ma qual è il vero oggetto del contendere fra la vecchia gestione condotta da Stefano Gilardi e la nuova guidata da Michele Nicora, che da calciatore ha giocato come portiere nel club locarnese fra il 1986 e il 1992, e adesso prova a rilanciarlo? Il problema sta in quel passato che non passa, e che aveva portato il FC Locarno a essere considerato un club specializzato in “triangolazioni” di calciatori sudamericani ceduti a club europei. Grazie a questa condizione il club ticinese si trovò nell'elenco stilato nel 2012 dall'Administracion Federal de Ingresos Publicos (AFIP), l'agenzia delle entrate argentina, in cui erano indicati i club “paradisi fiscali sportivi”. Quella lista comprendeva sette club uruguayani (Institución Atlética Sud America, Fénix, Club Atlético Progreso, Club Atlético Bella Vista, Club Atlético Cerro, Boston River e Rampla Juniors), due cileni (Unión San Felipe e Rangers Talca) e, appunto, il Locarno (LEGGI QUI). Che durante quegli anni era stato al centro di trasferimenti molto chiacchierati, a cominciare da quello concluso a dicembre 2006 col passaggio di Gonzalo Higuain al Real Madrid.

A manovrare quei trasferimenti era la HAZ, agenzia la cui sigla è formata dalle iniziali di tre dei più potenti personaggi che popolano il sistema di economia parallela del calcio globale: Fernando Hidalgo, agente di calciatori argentino di lungo corso; Gustavo Arribas, ex notaio argentino con giro d'affari a San Paolo in Brasile, e attualmente a capo dell'Agencia Federal de Intelligencia (AFI, i servizi segreti argentini), piazzato lì dal presidente della repubblica Mauricio Macri, che da ex presidente del Boca Juniors era stato in affari con l'agente (LEGGI QUI); e infine l'israeliano Pini Zahavi, uno dei più potenti in assoluto.

Il rapporto fra Locarno e HAZ non veniva nemmeno nascosto. Rimangono agli atti le dichiarazioni rilasciate dall'allora presidente Stefano Gilardi al bravissimo Carlo Pizzigoni (a proposito, imperdibile il suo “Locos por eel futbol”, edito da Sperling & Kupfer: se ne parlerà) e pubblicate dal Guerin Sportivo a settembre 2007 (LEGGI QUI). In quell'occasione Gilardi dichiarò schiettamente che il Locarno si prestava a fare “intermediazione di giocatori”, e che tutto ciò avveniva in cambio d'un finanziamento annuo da 600 mila franchi più 30 mila destinati al settore giovanile. È stato grazie a questo tipo di accordo che il club ticinese è diventato un esempio di club-ponte in Sudamerica, cioè nel sub-continente dove le triangolazioni sono state inventate. Maestro per i maestri. Da quelle parti, quando vengono individuate manovre sospette da parte dei club nel mercato dei trasferimenti, ci si chiede se per caso non sia all'opera “un nuovo Locarno” (LEGGI QUI). E in un altro articolo, dal tono particolarmente estroso, si parla della società ticinese come di un “club battente bandiera liberiana” (LEGGI QUI). Giusto per dare l'idea.

Ebbene, proprio in quel periodo che vedeva il presidente Gilardi così loquace a proposito dei rapporti con soggetti dell'economia parallela del calcio globale, è stato chiuso un affare che si è rivelato un boomerang, e che porterà nell'estate del 2013 al pronunciamento di una sentenza del TAS di Losanna che dà torto al Locarno della vecchia  gestione. Quella sentenza, i cui termini sono rimasti riservati ma che noi di Calciomercato.com abbiamo potuto visionare, rischia adesso di gravare sulla gestione Nicora. Ma andiamo nel dettaglio.

La storia comincia nell'estate del 2008 e ha un punto di snodo il 5 agosto, quando fra il Locarno e i paraguayani del Cerro Porteño viene firmato un accordo per il trasferimento di due centrocampisti che in quel momento avevano una buona quotazione di mercato: Walter Milcíades Fretes (LEGGI QUI), classe 1982, e Ernesto Cristaldo (LEGGI QUI), classe 1984. Dalla ricostruzione dei fatti contenuta nella sentenza emerge da subito che l'affare è propiziato da due agenti. Uno è il già menzionato Fernando Hidalgo. L'altro è Pedro Aldave, anch'egli argentino. Risulta che al momento dell'accordo, siglato per il Cerro dal presidente Luis Pettengill e dal vicepresidente Carlos Sosa Jovellanos, e per il Locarno dal presidente Stefano Gilardi e dal rappresentante autorizzato Marco Cortesi, i due agenti fossero presenti in rappresentanza del club ticinese. Vengono fissati i termini economici dell'accordo, e sarà proprio su quelli che scoppierà il conflitto. Si stabilisce che la transazione ammonti a 2 milioni di dollari, di cui 1 da pagare entro 48 ore dalla firma dell'accordo, mentre l'altra metà è divisa in due tranche da 500 mila dollari da saldare il 30 aprile e il 30 maggio del 2009.

Successivamente vengono firmate delle clausole supplementari, tramite le quali si stabilisce che i due calciatori vengano immediatamente trasferiti in prestito agli argentini del Newell's Old Boys. Da lì in poi cominciano i problemi coi pagamenti. Il 15 settembre, dunque oltre un mese dopo la data pattuita, il Locarno paga 500 mila dollari anziché 1 milione, e manda a dire che la parte restante della prima rata verrà saldata nelle settimane successive. Impegno disatteso. Sicché il 18 dicembre 2008 viene presentato alla Fifa il primo ricorso del Cerro Porteño per inadempienza, cui se ne aggiungerà un altro a giugno 2009 per il mancato pagamento delle altre due rate con scadenza aprile e maggio. Il club paraguayano reclama il pagamento degli 1,5 milioni di dollari più il 5% annuo d'interessi di mora.

Nel frattempo i due calciatori sono rientrati al Cerro, e scrivono al club ticinese per chiedere d'essere convocati in vista della stagione successiva e di ricevere i biglietti aerei per il viaggio dal Paraguay in Svizzera. Non ottengono risposta. Entrambi, durante le udienze presso il TAS, dichiarano di essersi visti sottoporre da Hidalgo e Aldave dei contratti stilati nelle lingue italiana e tedesca. Nel corso delle udienze il rappresentante del Locarno, Gabriele Gilardi (team manager del club nonché figlio del presidente) imposta la linea di difesa sostenendo che il suo club, di fatto, non si sia mai giovato delle prestazioni sportive dei due calciatori. Per questo motivo il Locarno non si è sentito tenuto a pagare il debito verso il Cerro.

Ma questa linea difensiva, oltre a essere vanificata dalla regolare firma apposta sui due contratti, sconta con due punti di debolezza. Il primo: i 500 mila dollari pagati, metà della prima tranche, che dimostrano l'esistenza di un accordo economico fra le due società e la sua accettazione da parte del Locarno. Un accordo che a quel punto andava rispettato integralmente. Il secondo, di carattere più reputazionale che giuridico, sul quale i legali del club paraguayano hanno calcato la mano. Secondo quest'argomentazione, essendo notori il legame fra Locarno e HAZ e la logica che guidava i trasferimenti condotti attraverso il club ticinese e la società dei potentissimi agenti, era chiaro fin dall'inizio che la società di Gilardi non volesse giovarsi delle prestazioni sportive di Fretes e Cristaldo, bensì “gestirne le carriere e beneficiare dei futuri trasferimenti”.

Non è dato sapere se questo argomento sia stato decisivo per convincere il collegio del TAS. Il dato di fatto è che, con sentenza di luglio 2013, il Locarno è stato condannato a risarcire il Cerro Porteño. La sentenza viene emessa un anno prima che il club ticinese passi di mano da Gilardi a Nicora. E con questo si arriva all'oggi.

La nuova compagine dirigenziale ha trovato una situazione più complessa di quanto si aspettasse, e che per poco non ha condotto al fallimento del club negli ultimi mesi del 2016 (LEGGI QUI). Nella complessità di tale situazione rientra la gestione della pendenza col Cerro. Nei giorni scorsi è circolata un'indiscrezione secondo cui il club avrebbe emesso una fattura da 2,5 milioni di franchi svizzeri all'indirizzo dell'ex presidente e proprietario Stefano Gilardi. Si attendono sviluppi, sia sul versante svizzero che su quello paraguayano. Riguardo a quest'ultimo, l'anno scorso si è registrata una situazione curiosa. Pedro Aldave, uno dei due agenti che hanno orchestrato l'affare relativo a Fretes e Cristaldo, è entrato a novembre 2015 nei ranghi dirigenziali del Cerro per aiutare il club a vincere la Copa Libertadores (LEGGI QUI). Sfumato l'obiettivo, si è dimesso a maggio 2016 (LEGGI QUI). Succedono sempre cose strane, nel Sudamerica del pallone.

Twitter: @pippoevai
 
Pippo Russo
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