Fenomeno Inzaghi, lezione a Spalletti. E la Roma può perdere anche il tecnico
01/03/2017, 23:45
di Stefano Agresti

Roma viene ribaltata in una notte. C'era una squadra lanciata, forte, solida, spettacolare, quasi irresistibile; ce n'era un'altra poco brillante, più debole, forse intimorita, all'apparenza destinata a essere sbranata. C'era una Roma pronta a continuare la sua corsa e c'era una Lazio vittima annunciata. Per cambiare tutto, anzi per stravolgere questa realtà, sono bastati novanta minuti (per la verità novantasei e passa, perché un arbitro in cerca di guai - non gli era bastato quanto successo il giorno prima a Torino? - ha pensato bene di dare un recupero senza senso: chissà cosa sarebbe successo se ci fosse stato un gol al 97').

Il derby l'ha stravinto Inzaghi, un allenatore che spesso viene sottovalutato. L'estate scorsa ha preso in mano all'ultimo momento una squadra allo sbando, con ribelli e teste calde, dopo il grande rifiuto di Bielsa, e ha dimostrato a Lotito che aveva sbagliato a non credere subito in lui, evitando di confermarlo alla fine della passata stagione. L'aveva mandato via, il presidente, salvo richiamarlo mentre aveva le valigie pronte per andare a Salerno. Ebbene, in questo derby Simone ha confezionato il suo capolavoro: ha imbrigliato la squadra più in forma d'Italia, ha annullato Nainggolan e Dzeko, ha soffocato Salah e gli esterni giallorossi, ha messo in difficoltà evidente una difesa che pareva impenetrabile. Ha dato una lezione a Spalletti, un maestro di calcio. Non ha quasi mai rischiato di subire gol - aspetto fondamentale, visto che giocava 'in casa' - e ha utilizzato al massimo le sue risorse giovani e veloci: Felipe Anderson nel primo tempo, Keita nell'ultima mezz'ora. Sono stati loro a creare le azioni delle due reti.

 

Un derby, soprattutto un derby da dentro-o-fuori, lascia sempre uno strascico pesante. La Roma ha la possibilità di ribaltare il 2-0, perché continua a essere più forte della Lazio, ma sarà difficile. Difficilissimo. E questo potrebbe rimettere in discussione tutto, allontanando ancora di più Spalletti dalla panchina giallorossa. Tra le mille frasi che ha pronunciato l'allenatore toscano sul proprio futuro, ce n'è una che pesa come un macigno: resto se vinco. Un'ossessione, l'ha definita, che potrebbe essere superata soprattutto grazie alla Coppa Italia. Se non gli riuscirà l'impresa di conquistare la qualificazione nella gara di ritorno, gli resteranno il campionato (ma raggiungere la Juve sembra impossibile) e l'Europa League (però il percorso è lungo, faticoso e tortuoso).

 

Stanotte, insomma, Roma ha un nuovo re: Inzaghi. E uno pronto a cambiare regno.

 

@steagresti
 


Stefano Agresti
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