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  • Fidel Castro e l'amicizia con Ferrero: la sua Sampdoria modello Cuba

    Fidel Castro e l'amicizia con Ferrero: la sua Sampdoria modello Cuba

    • Giampiero Timossi
    È il leader Massimo. A modo suo, ma è comunque l'unico che resiste, ancora. E l'ultimo sopravvissuto. E probabilmente l'unico presidente di una squadra di serie A ad avere avuto la tessera del Partito Comunista Italiano. La teneva nel portafoglio, quando il portafoglio era spesso vuoto.

    Erano le sette, questa mattina, quando il compagno Paolo Viganò ha informato il suo leader Massimo (Ferrero). Il presidente della Sampdoria stava a casa, ha detto ai pargoli di restare un attimo buoni e ha rovistato in scatole, scatolini, cassetti e album dei ricordi. Cercava le sue vecchie foto con Fidel Castro, il leader maximo, il rivoluzionario che costrinse alla fuga il dittatore Fulgencio Batista.

    Portò a Cuba la libertà e poi un'altra dittatura, quella comunista, ma non sarò io a dare un giudizio politico sull'avventura castrista. Questa, semmai, è solo la piccola storia di Ferrero, mentre tutto il mondo ricorda, piange o festeggia per la morte del novantenne leader cubano. Trovata la foto, Massimo Ferrero l'ha twittata sul suo profilo @unavitadacinema e sopra ha scritto la frase più semplice e giusta e dunque la più bella che potesse scrivere: hasta la victoria, siempre. Quindi il presidente Ferrero ha raccontato: "Fidel era un amico, che tristezza la sua morte. Era immenso, l'ho conosciuto a Cuba, abbiamo lavorato insieme, grazie a lui ho fondato all'Avana la scuola del cinema cubano. Riposi in pace".

    Importa poco quanto ci sia di leggendario nei racconti di Ferrero. La foto c'è, la storia anche. Racconta di un'amicizia, di un viaggio a metà degli anni '90 dove, anche su incarico di Castro, Ferrero è riuscito a fondare il Cimena di Stato. Ma racconta anche di quanto sia unico, anche speciale, il leader blucerchiato. Alla Samp è arrivato al posto di un petroliere, accolto da molti sospetti e un'ironia che a Genova è un'arte brontolona e unica. Lui se n'è fregato, si è costruito un'immagine estrosa, anche eccessiva. Ma la sostanza è un'altra: la Samp compra bene e vende meglio, compete, ha trovato un altro eccezionale allenatore, ha fatto andare al Milan uno che non voleva più. Alla Samp, poi, pagano regolarmente gli stipendi, quelli dei dipendenti, prima ancora di quello dei giocatori.

    Piaccia o non piaccia con il leader Massimo (Ferrero) funziona così. Piaccia o non piaccia i cubani avevano e hanno tutti un'assistenza sanitaria, probabilmente non la migliore, ma garantita. Nel suo piccolo, Ferrero cerca una via nuova al calcio. Sarà per quella vecchia tessera del Pci. Sarà pure uno sulla linea d'ombra, anche questo si vedrà. A me piace credere che valga la pena di fare una rivoluzione, siempre.

     

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