Marinho, il George Best brasiliano: talento, alcol e almeno 13 figli
03/03/2017, 13:00
di Remo Gandolfi

“Avrei bisogno di qualche ora di sonno in più.
Le notti sono sempre troppo corte.
E’ sempre stato così per me.
Anche quando giocavo.
Nel Botafogo, nel Fluminense, nei Cosmos di New York, nel San Paolo.
E nella nazionale brasiliana.
Stamattina non ce la faccio proprio ad alzarmi.
Ma ci sono dei turisti tedeschi che mi stanno già aspettando.
Affitto qualche vecchia 4×4 per chi vuole godersi i dintorni delle bianchissime spiagge di Natal.
Consegno la macchina, do loro una piccola guida del posto e incasso i miei Real
E poi comincio a bere.
Fin dalla mattina.
Qui di bar sulla spiaggia ce ne sono in abbondanza.
Strimpello la mia chitarra e ogni tanto qualcuno mi riconosce.
E spesso mi offre da bere.
Ieri un turista tedesco mi ha detto che si ricorda di me, che mi ha visto giocare.
Ai Mondiali, con il Brasile.
Era il 1974 e si giocava proprio in Germania.
“Eri forte davvero” mi dice. “Ma se tu fossi stato tedesco non avresti mai e poi mai potuto fare il terzino !”
“In difesa non c’eri mai !” e poi giù una risata di gusto.
Tutto vero.
Vero a tal punto che perfino per il mio Paese, il Brasile, dove il calcio è follia, improvvisazione e divertimento ero considerato troppo indisciplinato, troppo anarchico.
In quel Mondiale perdemmo in Semifinale contro l’Olanda, magnifica squadra, e ci rimase solo la finale per il 3° e 4° posto.
Ero sempre in attacco.
In fondo a chi importava di vincere quell’inutile partita ?
E infatti perdemmo 1 a 0 e il gol lo segnò Lato, l’ala polacca che io avrei dovuto marcare
Solo che quando segnò io ero in attacco, ad almeno trenta metri da lui.
Il nostro portiere, Leao, non la prese bene.
Mi attacco’ letteralmente alla parete, urlandomi di tutto.
Ma era più forte di me.
Non ce la facevo a starmene in difesa, a rincorrere il mio avversario e a cercare di strappargli il pallone o a evitare che tirasse in porta.
Ero io che attaccavo.
Ed era il mio avversario che doveva corrermi dietro !
Io sono così.
Devo divertirmi … sennò che gusto c’è ?
In ogni cosa che faccio.
Nella vita o giocando a calcio.
Gli allenamenti, i giri di campo, i ritiri, le tattiche, la vita ascetica di un atleta …
Mi spiace gente !
Non fa per me.
Mi sono divertito,
Tanto.
Mi sono divertito a tal punto che sono riuscito in pochi anni a dilapidare un patrimonio.
Sui tavoli da gioco in Uruguay, noleggiando un volo privato (e a mie spese !) non appena avevo finito di giocare.
E poi feste, auto di lusso, viaggi.
Ai Cosmos di New York e poi a Fort Lauderdale ho guadagnato in 2 anni quanto tanti miei colleghi non riescono a guadagnare in una carriera intera in Brasile.
Ma ce l’ho fatta comunque a spenderli tutti !
E poi le donne.
Mai avuto problemi ad averne quante ne volevo.
Di “Sex Symbol” nel calcio prima di me ce n’era stato solo uno: George Best.
E come me anche lui dietro una gonna ci impazziva.
E, come me, ancora di più davanti ad una bottiglia.
Donne e alcool.
Binomio imprescindibile.
Ho 13 figli che ho riconosciuto.
La maggior parte in Brasile, qualcuno altrove.
E probabilmente ne ho anche qualcun altro di cui non sono a conoscenza.
L’anno scorso però mi sono spaventato davvero.
Dopo l’ennesima solenne bevuta (è durata un week end intero) ho avuto una emorragia interna.
Mi hanno preso per i capelli come si dice in questi casi !
… che non sono più biondi come quando giocavo …
Mi sono stati vicini in tanti, i miei ex-compagni di Nazionale mi hanno dato una mano.
Mi hanno pagato il soggiorno in una clinica, dove mi stanno rimettendo in piedi.
I medici sono stati chiari: “o smetti davvero o non c’è futuro”.
Ho 62 anni (e sono comunque 3 più di George Best !)
So bene quello che mi aspetta.
Quando hai vissuto come ho vissuto io non puoi aspettarti nulla di diverso.
Ma fra poco inizieranno i Mondiali di Calcio.
Qui, nel mio Paese, il Brasile
Voglio esserci anch’io.
E non solo per noleggiare qualche 4X4 in più ai turisti che affolleranno le spiaggie di Natal.
Ma anche e soprattutto perché pare che in tanti non si sono dimenticati di noi “vecchietti”, anche di quelli come me e della mia generazione che non hanno vinto nulla.
Devo solo fare il bravo … almeno per un po’ …”

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Francisco das Chagas Marinho non vedrà mai l’inizio di quei Mondiali di calcio.
Una emorragia interna lo stroncherà, dopo una settimana tra la vita e la morte, il 1 giugno del 2014.
Mancavano 11 giorni all’inizio del Mondiale brasiliano.
Francisco Marinho è stato giudicato il più forte terzino sinistro dei Mondiali di Germania del 1974.
Le sue scorribande sulla fascia, i suoi lunghi capelli biondi, la sua velocità, la sua tecnica e un eccellente tiro da fuori area, lasciarono un segno indelebile nel calcio di allora.
Un calcio che stava cambiando, grazie e soprattutto all’Ajax e alla grande Olanda che ebbe la sua consacrazione proprio in quel Mondiale.
Francisco Marinho aveva solo 22 anni all’epoca ed era facile per lui prevedere una lunga e gloriosa carriera.
Nella Nazionale Brasiliana ma anche in Europa.
Non andò così.
Per il biondo giocatore brasiliano, nato poverissimo a Natal, nell’estrema punta del Nordest brasiliano, le tentazioni sono davvero troppe.
Non può fare una vita “normale”.
Conosce capi di stato, ha amicizie importanti (Mick Jagger è uno di questi) gira due film, vende più di 100.000 copie di un disco, fa pubblicità in televisione…  ma “brucia via” tutto alla velocità della luce.
Al ritorno in Patria dopo l’esperienza statunitense, a soli 29 anni, è praticamente finito come atleta.
Due stagioni mediocri al San Paolo prima di sprofondare, con poca gloria e ancor meno dignità, nelle leghe minori brasiliane.
Con il Brasile gioca la sua ultima partita nel 1977.
A soli 25 anni.
Quando un calciatore di solito non ha ancora raggiunto l’apice.
A Natal c’è una statua che lo ricorda.
Nel centro della città.
E’ alta 7 metri.
Chiunque da quelle parti conosce la sua storia.
Quella di chi ce l’ha fatta ad andarsene da quel piccolo paesino meraviglioso paesino del nordest del Brasile … ma che ci è tornato, purtroppo, troppo presto.



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Remo Gandolfi
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