I fantasmi della Serie A: Gustafson al Torino, un mediocre giallo scandinavo
20/01/2017, 19:00
di Pippo Russo
Leggi Samuel Gustafson e ti chiedi se per caso non sia un romanziere svedese. Di quelli tradotti in Italia dalla casa editrice Iperborea, specializzata in letteratura scandinava e soprattutto in scompaginamento degli spazi nelle librerie casalinghe, con quei libri dai formati riottosi. O magari uno dei tanti che a partire da Stieg Larsson hanno alimentato la breve stagione dei giallisti di Scandinavia, quando bastava avere un cognome che finisse in “-son”, o in “-und”, o in “-erg” per ritrovarsi tradotti dall’editore Marsilio. Sicché poteva starci che un Samuel Gustafsson entrasse in una lista composta da Camilla Läckberg, Henning Mankell, Liza Marklund, Jo Nesbø, Ma per fortuna quell’ondata editoriale è andata spegnendosi. Lasciandosi dietro poche opere davvero valide, parecchia fuffa letteraria e il mistero su Samuel Gustafson.  Che dall’estate scorsa è un calciatore del Torino, ma che se fosse stato un romanziere avrebbe scritto  “Uomini che odiano il pallone”. E mica per una questione di detestazione verso lo strumento di gioco. Solo un fatto di scarsa confidenza. Lo vede scorrere in campo senza poterlo avvicinare. E allora scatta l’odio da privazione. Succede.

Non si sa chi l’abbia voluto né perché. Non si sa proprio perché mai il Torino l’abbia preso. Dicono che sia un centrocampista. Mi fido. Dicono pure che abbia talento. Ok, si vedrà. Aggiungono che il ragazzo è giovane, e bisogna dargli tempo. E qui bisogna eccepire. Perché il ragazzo sarà anche giovane, ma non di primo pelo. Lo scorso 11 gennaio ha compiuto 22 anni.  Un’età in cui si ha margini di miglioramento, ma che non è più tale da permettere di definire acerbo un professionista del pallone. E dunque, partendo da questo ragionamento,  possiamo valutare Samuel Gustafson adatto alla Serie A? Non saprei cosa rispondervi. Perché il centrocampista svedese non è mai sceso in campo per una partita di campionato (per lui soltanto panchine e tribune), e ha collezionato soltanto una presenza in Coppa Italia. Per l’esattezza, 105 minuti giocati nella gara vinta dal Toro ai tempi supplementari contro il Pisa. Per il resto, dopo mezza stagione, nulla. A meno di voler conteggiare pure le due presenze con la Primavera.

Samuel ha un fratello gemello. Che si chiama Simon e gioca nel Feyenoord. E con questo non voglio insinuare chissà che. Tanto più che il ds granata Gianluca Petrachi aveva già pescato bene in Svezia. Ricordate Pontus Jansson, il grande colpo a parametro zero? Roba da leccarsi i baffi. Adesso Petrachi si gode il giovane Gustafson, uno che si nota soprattutto per le curiose acconciature che di tanto in tanto esibisce. Il suo costo per il Toro? Esiguo, direbbe qualcuno: attingendo ai dati elaborati da Dotsport, risulta che si tratti di 500 mila euro pagati agli svedesi dell’Häcken per  acquisirne le prestazioni, più un biennale da 500 mila euro lordi annui. Cifre che però esigue non sono, se si valuta quanto costi davvero il giocatore al Toro in termini di rendimento per prestazione. Perché fin qui il club granata ha pagato 750 mila euro lordi (500 mila d’ingaggio + 250 mila di quota ammortamento biennale per l’acquisizione delle prestazioni sportive), per un utilizzo pari a 0 (zero) minuti in campionato. Se invece vogliamo proprio essere generosi e calcolare i 105 minuti d’impiego in Coppa Italia, viene fuori che lo svedese è costato 7.142 euro al minuto. Qua la mano, Petrachi. Si chiamasse Petraklund, potrebbe scrivere un bel giallo dal titolo: “Quel centrocampista senza un why né un because”. Tiratura limitata, per un pubblico di soli collezionisti.

(3. continua)

@pippoevai

Pippo Russo
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