Il 4-2-4 di Ventura convince meno di Belotti e Immobile. Ma con la Spagna...
25/03/2017, 00:00
di Giancarlo Padovan
Ci vuole pazienza, ma la squadra comincia ad esserci. Non lo scrivo solo perché l’Italia di Ventura ha battuto nettamente l’Albania (2-0, rigore di De Rossi e Immobile di testa), ma perché, soprattutto nel secondo tempo, ha inibito un avversario pericoloso nelle ripartenze e che aveva cominciato minacciando, dopo 48 secondi, la porta di Buffon (palla a lato di un palmo) con l’unico attaccante che aveva (Cikalleshi).
 
Il 4-2-4 di Ventura mi ha persuaso meno di alcune individualità destinate a diventare fondamenta per il prossimo futuro. Zappacosta nel primo tempo e Verratti nel secondo sono stati i migliori non solo dal punto di vista tecnico, ma tattico. L’esterno, puntualmente sollecitato dal ct, ha capito che solo giocando alto avrebbe appoggiato i centrocampisti che, inizialmente, erano in inferiorità numerica al cospetto del 5-4-1 di De Biasi. Il calciatore del Paris Saint-Germain, invece, è cresciuto alla distanza, interdendo e suggerendo, anche se già nel finale di primo tempo ha inventato un assist per Belotti (grande deviazione di Strakosha), che avrebbe potuto permettere di andare all’intervallo sul doppio vantaggio.
 
La partita - non semplice contro un’Albania che copriva ogni spazio della propria metà campo e che agiva con un discreto pressing - si era messa bene assai presto. Al 10’, infatti, l’arbitro sloveno Vincic ha visto la plateale trattenuta di Basha su Belotti, scattato su punizione a cercare la profondità di Candreva. Decisione sacrosanta - nonostante le proteste albanesi - che ha portato De Rossi ad un’esemplare trasformazione. Gol numero 20 in Nazionale che per la statistica gli regala la soddisfazione di raggiungere nientemeno che Paolo Rossi, Pallone d’oro nell’82.
 
Dicevo di non essere stato ammaliato dal sistema di gioco di Ventura. Nei confronti del 4-2-4 non ho, ovviamente, alcun pregiudizio. Tuttavia, come molti critici, mi piace il movimento all’interno dello stesso. Attività che, secondo me, è mancata quasi completamente a sinistra (lungo la catena di gioco formata da De Sciglio e Insigne), forse non per colpa degli interpreti, ma semplicemente perché il gioco si è srotolato dall’altra parte. Una ragione di questa necessità può risiedere nel fatto che, quando l’Italia ha cercato di impostare da dietro, Cikalleshi è andato costantemente a impedire la costruzione di Bonucci, lasciando l’incombenza a Barzagli che trovava subito Zappacosta o Candreva.
 
Nonostante i primi cinque minuti (si è visto anche Roshi concludere da lontano), non c’è mai stato un vero equilibrio. E se l’occasione del pareggio albanese l’ha avuta ancora Roshi (45’, tiro a giro alto di poco), i nostri avversari, dopo l’intervallo, non sono praticamente esistiti. Al contrario, a loro modo, cioé con petardi e fumogeni, hanno cominciato a “giocare” i loro tifosi. Il lancio, che nel primo tempo era stato sporadico (dopo l’assegnazione del calcio di rigore), si è infittito all’inizio della ripresa. Prima è stato ferito un addetto alla vigilanza, poi (12’) l’arbitro Vincic ha sospeso la gara per 8 minuti. Episodi esecrabili a cui hanno posto fine i calciatori albanesi che, sotto la curva dei propri sostenitori, hanno chiesto e ottenuto il ritorno alla normalità. 
 
L’Italia non ha avuto grandi occasioni (una conclusione di Candreva, sul portiere, dopo il mancato rinvio di Agolli dall’area piccola), ma sempre il possesso della palla. Il raddoppio, però, è arrivato dopo un calcio di punizione di Insigne (addosso alla barriera). Lesto e abile Zappacosta a crossare dalla trequarti per la testa di Ciro Immobile, al suo quinto gol da quando Ventura siede sulla panchina azzurra. Tra l’altro, degli ultimi otto gol segnati dalla Nazionale, sette sono della coppia Belotti-Immobile. Due promesse che formano una solida premessa: l’Italia ha capo e coda, anche se la Spagna resta superiore. Non per punti (13, siamo alla pari), ma nella differenza reti (19 gol fatti e due subiti per le Furie rosse; 13 fatti e 4 subiti per gli azzurri). Il secondo posto - e l’ipotesi spareggio - non sarebbe né un dramma, né una vergogna. L’importante è Russia 2018. Per allora saremo pronti e, magari, faremo da sorpresa.
Giancarlo Padovan
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