Il messaggio di dj Fabo, amico di tanti campioni: il calcio prenda posizione!
27/02/2017, 15:00
di Marco Bernardini
Alle ore undici e quaranta minuti ha ottenuto ciò che desiderava.  Poter chiudere gli occhi e staccarsi con dolcezza da quella corazza, inutile, dentro la quale il destino lo aveva rinchiuso tre anni fa privandolo non soltanto della possibilità di compiere anche il movimento più semplice ma persino del prezioso dono della luce. Così, assistito soltanto dall’amico Marco Cappato rappresentante della Fondazione Andrea Coscioni che ora rischia dodici anni di carcere per il semplice fatto di aver presenziato al rito umanitario “illegale” per la legge italiana, se ne è andato da questo mondo dj Fabo. Un giovane sportivo e pieno di entusiasmo sino al giorno del devastante incidente stradale le cui conseguenze furono quelle di vederlo ridotto come un vegetale, però pensante e parlante. Tifoso viscerale di Valentino Rossi che tentava di emulare con lunghe e spericolate gite in motocicletta, appassionato praticante di pallone e soprattutto buon amico di tanti campioni che lui faceva ballare in pista con la sua musica nelle discoteche di tutta Italia dove veniva ingaggiato per regalare al pubblico qualche ora di serenità e di divertimento. Era la sua vita. Musica, luci, colori, vento tra i capelli. Senza tutto questo e soprattutto immerso così nel buio più totale l’esistenza "amebica” non aveva più alcun senso.

Anche lo sport, insomma, ha perso un compagno di viaggio che, per essere ricordato, meriterebbe un minuto di silenzio negli stadi italiani. Ma, al di là della memoria affettiva, pesa ancora di più la necessità doverosa di raccogliere il potente messaggio che dj Fabo ci ha  lasciato per fare in modo che mai più debba essere replicata una tragedia simile nel nome di tutti coloro i quali sono vittime di una situazione pari alla sua. Il giovane milanese per “vivere una nuova vita” è stato costretto a farsi migrante e chiedere aiuto a operatori sanitari e umanitari della Svizzera. Un Paese che, come quasi tutti quelli europei svincolati da tabù e da vecchi retaggi etico-religiosi, ammette la “dolce morte” assistita come via di fuga legittima da uno stato di sopravvivenza insopportabile e quindi ingiusta. Prima di decidere per l’ultimo viaggio, il coraggioso dj Fabo aveva voluto lanciare un appello al presidente della nostra Repubblica Mattarella affinchè intervenisse personalmente per sollecitare governo e parlamento a prendere una posizione definitiva e netta sul problema dell’eutanasia sotto controllo. Come quasi sempre accade il rumore provocato dalle parole supplichevoli della “vittima” è stato soffocato dal “fragoroso” silenzio delle istituzioni.

Ora, siccome ciascuno di noi conosce perfettamente la valenza persuasiva di tutti i movimenti popolari che nascono anche all’interno degli stadi per bocca del popolo tifoso e quanto essi possano aiutare a nuove prese di coscienza, sarebbe davvero un fatto positivo se il mondo del pallone prendesse una posizione pubblica e netta in tal senso manifestando come quando decide di appoggiare campagne sociali per la difesa dei diritti dei bambini oppure per la lotta alla mane nel mondo e quant’altro. Uno striscione per dj Fabo, insieme con il minuto di silenzio. Magari ricordando Borgonovo e il suo calvario senza possibilità di scelta.
Marco Bernardini
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