Il Napoli è più forte della Fiorentina, ma Sarri non è meglio di Sousa
25/01/2017, 08:10
di Giancarlo Padovan

Il Napoli è più forte della Fiorentina, ma non sono sicuro che Maurizio Sarri sia meglio di Paulo Sousa. Guidano semplicemente squadre diverse, ma ugualmente coraggiose. Senza dare giudizi definitivi in coda ad una partita di Coppa Italia (sarebbe ridicolo e pretestuoso), è probabile che nello scontro diretto del quarto di finale si sia visto ottimo calcio prodotto da ottimi tecnici. La differenza, per me, l’ha fatta un’azione strepitosa del Napoli (Hamsik-Insigne-Hamsik con cross millimetrico per la testa di Callejon al 70’) che ha esaltato le qualità individuali non sempre presenti tra i viola. Peccato perché avrei visto volentieri anche i supplementari, tanto la sfida mi è parsa equilibrata e aperta.

Il Napoli ha fatto di più nel primo tempo quanto a possesso palla, trama, iniziative e tiri in porta (soprattutto da fermo). La Fiorentina ha offerto un inizio di secondo tempo che l’ha portata spesso e sollecitamente vicino alla porta avversaria. E’ mancata la stoccata, più semplicisticamente è mancato Kalinic che anche nel primo tempo ha vanificato una situazione (mancato controllo in area) destinata a portarlo a battere da solo davanti a Reina.

Sempre meglio Federico Chiesa, sia per la capacità dinamica, sia per le iniziative a ridosso della porta. Il figlio di Enrico - mi perdonerà se lo chiamo riduttivamente così - non solo non si arrende mai, ma ha una determinazione e una lucidità a lunga conservazione. Certo, a 19 anni, deve migliorare, secondo me, dal punto di vista tattico. Correre molto, correre sempre è importante. Ma è altrettanto importante correre bene, qualche volta la direzione va invertita e nel sistema di gioco di Paulo Sousa bisogna anche proteggere in modo sistematico. Scrivo questo perché è sembrato chiaro agli osservatori più acuti che proprio dalla sinistra del Napoli (la destra della Fiorentina) siano venute le migliori occasioni degli azzurri. Compreso, naturalmente, il gol. Atteso dal Napoli per più di un’ora, l’1-0 ha legittimato non un calcio di supremazia, ma di iniziativa.

Il Napoli è anche questo. A volte schiaccia - come fece nella prima mezz’ora con il MIlan in campionato - a volte spinge l’avversario - lentamente ma inesorabilmente - verso la propria area. Fiorentina troppo bassa soprattutto fino all’intervallo. E’ mancato Bernardeschi che ha classe non solo per le accelerazioni palla al piede, la sua specialità. Non si è visto quasi per niente Cristoforo che, al pari del compagno, giocava dietro la punta (Kalinic). Palese, ad un certo punto, l’inferiorità numerica viola a centrocampo. Non era colpa del modulo, ma di una compattezza che, in fase difensiva, latitava.

Reina, comunque, è stato il primo portiere impegnato. Da Chiesa (destro defilato, grande deviazione in angolo) e da Astori (colpo di testa dall’area piccola e superba replica a mano aperta). Sull’azione di contrattacco, i giocatori del Napoli, anziché buttare palla fuori per consentire i soccorsi ad Astori (a terra per un colpo al viso), sono andati lestamente a servire Pavoletti che si è liberato sparando, però, alto. L’ex genoano è ancora fuori dai meccanismi del Napoli, a volte è sembrato addirittura un intralcio (palla rubata a Callejon pronto a battere), ma l’attaccante è forte e deve solo integrarsi e lavorare sodo con Sarri (in tribuna perché squalificato).

Insigne ha colpito due legni. Uno nel primo tempo (deviazione di Tatarusanu sulla traversa) e uno nella ripresa (incrocio dei pali) su due esecuzioni da fermo assai simili e tipiche del suo repertorio. Ciò rende la vittoria del Napoli più convincente di quanto non dica il risultato minimo. Non aver preso gol con Maksimovic al centro della difesa è un segno: tutti sono da Napoli se seguono il calcio del loro allenatore.


Giancarlo Padovan
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