Inter a Pioli, un'impresa tutta in salita
07/11/2016, 12:05
di Giampiero Timossi
Tempo, comunque vada. Stefano Pioli sarà il nuovo allenatore dell'Inter, un italiano che convinceva i dirigenti italiani, ma non i padroni cinesi, che prima avevano scelto e poi esonerato un olandese, de Boer. Non è una barzelletta. Anzi, per Pioli sarà un'impresa tutta in salita, una vera scala, ripidissima. E non sarà la svolta nella carriera dell'ex allenatore della Lazio. Non è l'augurio di un fallimento. Non è, tantomeno, un giudizio negativo su Pioli, al contrario: è uno dei migliori allenatori italiano e lo aveva già dimostrato, non solo alla Lazio. Il discorso, almeno per me, è un altro. Ne discutiamo da una settimana con gli amici di calciomercato.com. Già, è da due domeniche che si pensava fosse Pioli il candidato migliore per curare i malanni dell'Inter.

Un altro tema, caro di questi tempi alla banda del Charuto, è l'insostenibile leggerezza dell'essere uno stimato allenatore. Abbiamo sottolineato le qualità di Gasperini, Juric e Giampaolo: sarà un caso, ma tutti e tre (soprattutto Gasp quarto con l'Atalanta) stanno confermando le qualità che hanno sempre avuto. Ma tutti e tre non si illudono, sanno che il vento cambia direzione, sempre, rapido, senza una plausibile spiegazione se non quella della cruda lettura dei risultati. Era così anche per Pioli, ricordate? Il top alla Lazio, osannato, corteggiato, riabilitato pure da Mangiafuoco-Zamparini che da Palermo lo aveva cacciato prima che il campionato iniziasse. Pioli, l'emergente, fatto annegare in un solo anno. Via, c'era un altro da spedire, all'improvviso, dopo un derby disastroso e nessun altro motivo razionale.

Ora pensate a Maurizio Sarri? Con lui mi sono pure scontrato e duramente, nella notte del caso Mancini, del “frocio” detto con quella che per me è un'inaccettabile noncuranza. Sull'episodio non cambierei opinione, ma il giudizio non cambia neppure su Sarri allenatore: è bravissimo, lo ha dimostrato un anno fa e lo dimostrerà anche alla fine di questo campionato. Ha ragione Sarri quando dice che il suo Napoli si è ringiovanito e ha cambiato molto e ha bisogno di tempo per far crescere il progetto. E ha pure ragione quando sostiene, con vigore, che la sua squadra produce azioni d'attacco e che solo l'assenza di un attaccante dal “piede caldo” non permette di trasformarle in gol. Ma ora c'è già chi vorrebbe far affogare Sarri l'emergente e pure il suo presidente De Laurentiis non pare abbia più tutta quella voglia di far quadrato. 

Per Pioli non sarà più facile, dicono che gli faranno un altro anno di contratto, gli auguriamo di cuore che sia solo l'inizio di una lunga e vincente carriera all'Inter. Un augurio convinto, con minori certezze che finirà davvero così. L'Inter, i suoi mille casini, non segneranno quella svolta che l'allenatore meriterebbe. Per aggiustare davvero le cose servirebbe tempo, quello che l'Inter di Moratti non ha dato all'ottimo Gasperini. Quello che l'internazionale orientale non ha dato all'inadeguato de Boer. Non lo daranno neppure a Pioli, ma il “ragazzo” alla fine ce la farà.

Ricordate un'altra curiosità che tanto piace al Charuto? Stefano Pioli è nato il 20 ottobre 1965, Claudio Ranieri il 20 ottobre 1951, esattamente 14 anni prima. Quasi “gemelli”, storie e profili simili: alti, bassi, vanno, vengono, quasi mai ritornano. Sono bravi e lavorano. Tra quattordici anni anche Pioli non sarà solo bravo, diventerà anche un vincente. Che nel calcio, come in certe vite, sembra l'unica cosa che conta. Una vera tristezza. 

P.S. Due domeniche fa, nella sua serata alla Domenica Sportiva, a mastro Mario Sconcerti sono bastati 30 secondi 30 per dire che l'avventura di de Boer all'Inter doveva finire. E altri 30 secondi per spiegare che era Pioli la migliore delle sostituzioni possibili. All'internazionale orientale sono serviti 9 giorni, una Creazione con gli straordinari. E non è finita. Certe volte avere qualche anno in più significa conoscere la storia, anche quella del calcio. Significa essere saggi e aver impiegato il tempo con intelligenza. Grande Mario, the young pope. 
 
Giampiero Timossi
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