Inter, dimenticati di Simeone. Entro due anni il ciclo di Pioli sarà 'special'
30/01/2017, 21:30
di Giampiero Timossi

Very normal people è uno slogan bellissimo. Peccato, pare che nel calcio non funzioni. Non si può essere normal, ti tocca nascere special. O almeno devi diventarlo, in fretta. “Per me è un piacere essere definito normale e lo è anche quando mi paragoni a Claudio Ranieri”, raccontava qualche settimana fa Stefano Pioli, chiacchierando nei corridoi Rai di corso Sempione, prima di entrare nello storico studio della Domenica Sportiva. “Ranieri è stato il mio allenatore, alla Fiorentina, ho imparato tantissimo da lui è stata una grande gioia vedere il suo Leicester vincere la Premier. Ammettiamolo: un po' è stata anche la nostra vittoria”.

Sul Charuto ne abbiamo già parlato: Ranieri e Pioli sono “gemelli”. L'ex tecnico dell'Inter è nato il 20 ottobre 1951, l'attuale tecnico dell'Inter il 20 ottobre 1965. E infatti il provocatore con il sigaro tra le labbra rilanciava subito: “Tranquillo Pioli, tra quattordici anni vincerai un titolo anche tu”. Lui sorrideva: “Quella di Ranieri è stata un'impresa unica, io magari spero di vincere qualcosa prima, non mi importa del futuro, non troppo, perché so che devo concentrarmi sul presente, la squadra è forte, la proprietà fortissima: chiarezza, investimenti e potenzialità sono al massimo, ora tocca a noi”.

Ottime persone questi normal del pallone: forse non sono neppure superstiziosi e se la sono non lo fanno pesare. Allora azzardo: dategli ancora due anni di tempo e fiducia, così non solo Pioli porterà l'Inter alla vittoria, ma sarà in grado di aprire e poi gestire un ciclo vincente. Non significa che non potrà farlo prima, ma tra due anni il risultato è garantito. Ah, questo, nei corridoi di corso Sempione, non ho avuto il coraggio di dirglielo. Meglio, ho avuto il pudore di non dirglielo. Dunque fate lavorare Pioli, lasciate perdere l'idea di ripartire dal Cholo Simeone e ne vedrete delle belle, signori interisti.

Previsioni a parte, è un'altra la cosa che mi preme. Io con la “normalità del calcio” mi trovo benissimo. Non mi imbarazza dire che Ranieri è un amico (da un bel po' di anni) e neppure m'imbarazza confessare che trovo epidermicamente simpatico Pioli. Visto che ci sono aggiungo pure che tra i “vincenti a prescindere” metto anche Gasperini e Giampaolo. La cosa che mi stuzzica, però, è un'altra e tutto nasce dal trionfo del Leicester di Ranieri, una stagione fa.

La domanda sarebbe questa: un allenatore normal può vincere solo conducendo all'impresa una squadra normal? Credo di no, credo che purtroppo anche questa sia una “baggianata” di chi vuole gestire il mondo del calcio e ormai ci riesce benissimo. Anche in questo, forse soprattutto in questo, risiede la grandezza della vittoria di Ranieri: abbattere i luoghi comuni, quelli che lo volevano, “bravo a normalizzare il caos”, bravo subito, ma “un disastro alla seconda stagione”. Balle, non è vero e se in qualche misura lo fosse chi se ne frega.

Già, calciofili perbene, non riuscite a capirlo, meglio a sentirlo: non è fondamentale vincere, ma vivere. Sono due anni che tifo Leicester, meglio tardi che mai, cambierò squadra, ne sono certo, probabilmente accadrà poco dopo che Ranieri avrà lasciato le Volpi. Non mi importa troppo dei colori di una maglia, mi interessano le storie di chi le indossa, di chi sta in panchina, mi spingo pure a dire che sono fondamentali per me i modi di gestire la società dei presidenti (ed è per questo che la mia fanciullesca passione calcistica negli ultimi anni ha vacillato).

La settimana scorsa, da tifoso, guardavo in tv Derby County-Leicester City, quarto turno di FA Cup, gara destinata al replay, perché finita 2-2. Quando all'87' il nostro capitano Morgan ha segnato di testa il gol del 2-2, avvitandosi in area come un bullone, sono balzato, ho pensato che delle “belinate” stagionali di Morgan non mi è mai importato nulla e che non mi importa nulla neppure dei risultati stagionali del Leicester. A me basta vederli giocare. La loro storia di ricorda qualche pagina di un libro meraviglioso, “Viaggio al termine della notte” , il romanzo di Céline. E allora se quest'anno le Volpi retrocedessero continuerei ad amarle per molti anni, sempre di più, anche se a guidarle non ci fosse più lo Specialone romano.

Questo, probabilmente, avrei fatto meglio a non scriverlo: saranno mica superstiziosi anche i very normal people?   


Giampiero Timossi
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