Juve, Allegri è il mago dei cambi. Altro che Conte e Simeone...
23/02/2017, 21:30
di Luca Borioni
Non male per un allenatore mai totalmente amato dai tifosi della Juve: uscire con un figurone da un pasticcio diplomatico nel quale lui stesso era rimasto coinvolto assieme a Bonucci e, al tempo stesso, portare a termine la missione Porto con due cambi (Pjaca e Dani Alves) che puntualmente producono due gol e che decidono l'andata degli ottavi di Champions.

Non può essere solo fortuna, quella che spesso gli osservatori più scettici attribuiscono agli allenatori "colpevoli" di azzeccare le mosse decisive (vedi il "fattore C" di Sacchi). Anche perché, nel caso di Allegri, sono decisamente troppi gli indizi che portano a un giudizio lusinghiero su questo allenatore molte volte - bisogna ammetterlo - sottovalutato. Se con il caso Bonucci ha confermato di eccellere nella gestione dei giocatori di forte personalità o di spessore tecnico; se con la rimonta in campionato della scorsa stagione ha mostrato cosa vuol dire compattare il gruppo; se con il passaggio al sistema a cinque stelle ha chiuso la bocca dei contestatori che sottolineavano il suo talvolta esagerato difensivismo, dopo tutto questo, se in quel di Oporto ha aggiunto un altro tassello con le due sostituzioni che hanno deciso la partita significa che il sesto senso di Allegri è uno degli elementi che compongono l'identikit di un allenatore che a questo punto sarà difficile per chiunque mettere in discussione.

Perché fare il duro lo avvicina a Conte o Simeone, avere un buon feeling con la squadra lo abbina a un Ancelotti, mentre azzeccare i cambi riassumendo tutte le altre doti lo pone al vertice della cerchia dei migliori allenatori in campo internazionale. Prendiamo appunto l'ultima abilità, quella del cambio vincente. All'Estadio do Dragao non è stato esattamente un caso, una circostanza fortunata. O non soltanto. Prova ne siano alcuni precedenti altrettanto vincenti, a cominciare proprio da quello nella fase a gironi di Champions League nel match contro il Lione , quando fu proprio la scelta di mettere in campo Cuadrado a decidere la partita con un gol vincente del colombiano entrato dalla panchina.

Certo, con un parco riserve come quello della Juventus è probabilmente più agevole per un allenatore atteggiarsi a mago. Ma da un lato il tasso tecnico è più alto, dall'altro crescono le difficoltà e gli ostacoli. E magari è più facile anche fare la mossa sbagliata. Allegri invece ha scelto spesso bene, valutando l'evoluzione della partita, leggendola al meglio, e intervenendo con le forze nuove giuste al momento giusto. Nella scorsa stagione è accaduto in Milan-Juve di Coppa Italia decisa da Morata, ma anche in Fiorentina-Juve sempre grazie all'ingresso dell'attaccante spagnolo, il giocatore giusto per far svoltare una partita (almeno ai tempi in cui ha vestito il bianconero). In Champions fu decisivo invece Sturaro per il 2-2 dell'andata con il Bayern. Ma la mossa che più è rimasta indelebile nella memoria juventina resta quella della sfida scudetto con il Napoli di Higuain, quando fu Zaza a entrare dalla panchina per lasciare il segno sulla partita e sul campionato. E ancora, andando a ritroso, si ricordano i lampi di Cuadrado nel derby deciso all'ultimo respiro con il Torino oppure di Matri in coppa Italia contro la Lazio.    

Luca Borioni
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