Juve imperfetta, il ko col Milan ridà speranza anche a Roma e Napoli
26/12/2016, 16:00
di Luca Borioni
Vincendo a Doha contro la Juventus, il Milan di Montella ha trovato le risposte che cercava, ha capito che il lavoro svolto fino a questo momento è stato importante, che è andato nella direzione giusta. La Supercoppa certifica insomma la permanenza dei rossoneri nell’ambito dei club più grandi (“il ventinovesimo titolo dell’era Berlusconi”, come si è affrettato a ricordare Galliani) nonostante gli ultimi sbandamenti e un travaso societario non ancora risolto. In definitiva, si tratta di un risultato che mostra i punti deboli della Juve e ridà fiato alle ambizioni delle inseguitrici.

Perché anche Roma e Napoli possono trarre ispirazione da quanto accaduto in Qatar. La Roma che Spalletti sta guidando con convinzione su un percorso di umiltà e consapevolezza. Il Napoli che Sarri, nonostante qualche stop, sempre più spesso vede brillare in prestazioni efficaci e spettacolari.  È vero che venerdì la squadra di Allegri è stata sconfitta solo ai calci di rigore, ma nel complesso il Milan ha legittimato il risultato con le prodezze di Donnarumma e una gara maggiormente propositiva, un’azione d’attacco più convinta e continua, una serie di occasioni limpide. La Juve non è stata la squadra che fino a quel punto della stagione ha quasi sempre dimostrato di essere, non è stata né cinica né concreta, ha solo confermato di avere un motore potentissimo ma che ancora non va a pieni giri. Il bel gioco continua a mostrarlo solo a tratti, la determinazione da grande gruppo l’ha sciorinata solo fino al gol di Chiellini. All’improvviso ha scoperto debolezze diffuse. Quando l’ottimo Alex Sandro ha dovuto lasciare il campo per infortunio, avvicendato da Evra, si sono visti i limiti di chi al momento è chiamato a presidiare le due fasce, ovvero lo stesso francese a sinistra e Lichtsteiner a destra (dove peraltro Dani Alves fino all’infortunio non aveva convinto). E ancora una volta la discontinuità di alcuni interpreti del centrocampo (Khedira su tutti), così come la non ancora avvenuta sincronizzazione tra le magie di Higuain e quelle di Dybala.

La classifica, cristallizzata dal periodo festivo, sottolinea lo strapotere juventino con il +4 che potrebbe diventare un vantaggio più sostanzioso quando a febbraio andrà in scena il recupero Crotone-Juventus. Però lo stop di Doha fa il paio con quelli visti in campionato al cospetto di Inter e, ancora, Milan oltre che – un mese fa - del Genoa. Se la forza della Juve, oltre che nei valori tecnici, sta nella mentalità, questa consapevolezza a volte viene meno, è ridimensionata da saltuari vuoti di memoria. E allora, visto che Roma, Napoli, Lazio e Milan (in ordine di classifica) sono tutte squadre in fase di crescita, gruppi che hanno faticosamente costruito un’identità sulla base di errori e correzioni, c’è spazio per una seconda parte della stagione meno scontata di quanto non lo sia stata la prima. Considerando inoltre che la Juventus, da qui a qualche mese, si misurerà anche con gli esami ben più pressanti della fase a eliminazione in Champions League. Il sistema Juve ha un piccolo bug. Un problema che frena il salto definitivo in una dimensione superiore. Le inseguitrici possono quindi ricominciare a pensare in grande. Con prudenza, ma in grande.

Luca Borioni
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