Juve inesistente, i tre errori di Allegri
28/11/2016, 00:01
di Giancarlo Padovan
Se anziché insultarmi, come ha fatto la maggioranza dei tifosi della Juventus dopo l'ultimo successo in Champions League, si fossero presi in considerazione i rilievi critici della mia analisi post Siviglia, forse adesso non si commenterebbe con tanto clamore la sconfitta della Juve a Genova, sponda Genoa, la terza in campionato, la prima con due gol di scarto, ben tre nella prima mezz'ora. Invece, oltre al dileggio degli juventini, in questi giorni ho dovuto leggere l'apologia del risultato a tutti i costi e il fastidio con cui venivano trattati sia i tecnici, sia gli opinionisti che invocavano un gioco almeno decente da parte della Juventus.

Tuttavia, a prescindere da questo, non era apparso chiaro a tutti che la Juve di Spagna aveva faticato a segnare pur essendo stata per un’ora in superiorità numerica. Anzi, tralasciando completamente la prestazione, ho sentito accostare la Juve alla grande impresa e Bonucci ad un eroe. Forse non è un caso, dunque, che la squadra e qualche suo interprete, inebriati dalle lodi, siano scesi in campo a Genova pensando ad una formalità da sbrigare senza troppa fatica. Prima di infortunarsi, Bonucci si è infatti esibito in un colpo di tacco che, ben lungi dall'avvantaggiare un compagno, ha avviato l'azione del Genoa che ha portato al primo gol di Simeone. Nella circostanza Buffon ha fatto due parate che sarebbero state decisive in presenza di compagni più reattivi. Un tentativo, in effetti, è stato murato da Alex Sandro, ma sul quarto di tiro, di Simeone, la Juve è andata sotto dopo appena tre minuti.

Se Rigoni (con Bonucci) è stato il promotore del primo gol, Lazovic lo è stato del secondo, arrivato dal fronte opposto (il destro) rispetto al primo. Il cross, che poteva essere di facile lettura per le torri della difesa juventina, è stato girato in porta da una torsione dello stesso Simeone. Di fronte ad una Juve inesistente, il Genoa ha preso a maramaldeggiare sfiorando il terzo gol ancora con Rigoni e, infine, trovandolo, prima della mezz'ora, da calcio d’angolo. L'ultimo tocco è stato sempre di Simeone, ma la deviazione decisiva, dopo traversa di Rigoni, è stata di Alex Sandro.

Cosa ha sbagliato Allegri? Intanto a riproporre per otto undicesimi la squadra che aveva vinto a Siviglia. Poi a non inserire subito Higuain. Infine ad insistere con il 3-5-2, arretrando Dani Alves e chiedendo la propulsione a Lichtsteiner. Meglio, a quel punto, scegliere tre difensori puri (Rugani, Bonucci e Benatia) che affrontassero con dignità oppositiva il tridente del Genoa. Invertire le posizioni di Dani Alves e Lichtsteiner, oltre che inutile, è sembrato assai velleitario. La Juve è mancata completamente, oltre che sul piano fisico, anche in quello nervoso. Una reazione, anche di breve durata, non c’è mai stata e nemmeno le sostituzioni (Higuain per Lichtsteiner, Sturaro per Khedira) hanno provocato almeno qualche sussulto. 

Ora la classifica si accorcia e un campionato che sembrava in via di sepoltura, fedele alle prefiche che così se lo aspettavano, è ufficialmente riaperto con i primi inseguitori a meno 4. Lo snodo che attende i bianconeri è tutt’altro che facile: l'Atalanta, ora a meno cinque, sabato in casa; il derby; lo scontro diretto con la Roma a Torino. In teoria è possibile perdere ancora punti, in pratica la Juve potrebbe respingere l'agguerrita concorrenza con tre prestazioni finalmente all'altezza. 

E però, per una squadra che pensa solo individualmente e prima di tutto alla difesa, i problemi sono tangibili: fuori Barzagli e Bonucci, convalescente Chiellini, malconcio Benatia. Ora mancherà anche a lungo Dani Alves, ma questo non è detto che sia un guaio, visto che finora le sue prestazioni sono state meno che ordinarie. Rientra Dybala e questa no, non può essere una cattiva notizia.

Twitter: @gia_pad
Giancarlo Padovan
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