Juve, l'Europa esige un altro calcio: per questo Allegri cambierà modulo!
17/02/2017, 23:45
di Giancarlo Padovan
Il Palermo non è il Porto, ma il 4-1 con cui la Juve ha collezionato la ventinovesima vittoria consecutiva in casa e un temporaneo più 10 sulla Roma, sarà comunque utile a Massimiliano Allegri: ha ritrovato finalmente Claudio Marchisio (tra l’altro autore del primo gol ad appena 13 minuti dall’inizio) e, forse, per non lasciarlo fuori in Champions (si gioca mercoledì in Portogallo), sarà costretto a rettificare il 4-2-3-1 in un altrettanto coerente 4-3-3.

Il sacrificato potrebbe essere Cuadrado (in campo solo nei 20 finali con il Palermo) a beneficio di un centrocampo a tre (Marchisio, Khedira e Pjanic, ancora a riposo) e del tridente formato da Dybala dietro Higuain e Mandzukic (squalificato con il Palermo). Tanto, con il croato ormai votato completamente alla causa di una fase difensiva da centrocampista esterno, si potrebbe sempre ricomporre il 4-4-2 che la Juve pratica più di quanto non si dica.

Ho contemplato l’idea di un cambio di modulo quando ho capito che Allegri, pur con la Juve in vantaggio di un gol sul Palermo, prima ha virato verso il 4-3-3 (Marchisio vertice basso, Khedira e Sturaro a fare le mezzali con Pjaca a sinistra, Dybala a destra e Higuain in mezzo), poi si è stabilizzato con il 4-4-2: Dybala dietro ad Higuain, Sturaro a destra, Pjaca a sinistra.

Direte: esperimenti che, avendo in campo cinque calciatori appartenenti alle cosiddette seconde linee (Dani Alves, sì anche lui, Benatia, Asamoah, Sturaro e Piaca), non vanno necessariamente letti in ottica-Champions League. Se, da una parte, l’obiezione è fondata, dall’altra non si può escludere che un centrocampo a tre, con Marchisio pienamente recuperato, sia pura fantasia.

Come prevedibile, la partita con il Palermo non ha avuto storia, se non per un paio di disattenzioni difensive bianconere nel primo tempo (calo di attenzione dopo l’1-0) che hanno costretto Buffon ad una deviazione impegnativa su tiro di Nestorovski, assai defilato in area (17’) e Asamoah ad un intervento difensivo in anticipo dopo svarione, di testa, di Dani Alves. 

Prima dell’intervallo Dybala, che aveva colpito un palo su punizione al 5’, si è ripetuto dal limite con massima precisione centrando l’incrocio alla sinistra di Posavec. Non è solo una curiosità rilevare che sia nel primo, sia nel secondo caso Sturaro abbia provocato l’opportunità subendo fallo. Chi mi legge sa quanto lo ritenga modesto nella rosa della Juve, tuttavia sarebbe ingiusto negargli lo spirito di sacrificio, la corsa e i contrasti (stavolta ai suoi danni).

Meglio avrebbe dovuto fare Pjaca che resta ben lontano da quello ammirato all’Europeo. Dopo una discreta partenza, il croato si è smarrito tra le sue finte e l’esasperato doppio passo. Solo una volta è stato efficace in fase difensiva (il resto è stata mera copertura della zona). Solo una volta è stato apprezzato in attacco: quando, da sinistra, ha saltato un paio di avversari e ha messo una palla invitante tra Posavec e Khedira che il centrocampista ha colpito fortuitamente con il fianco. Sarebbe potuto essere un assist vincente, ma sarebbe rimasto poco.

Se la Juve ha subìto il primo gol in campionato, da quando comincia la gara con il 4-2-3-1, a tempo scaduto (Chochev di testa da angolo di Diamanti, entrato troppo tardi per Balogh), Higuain e Dybala avevano provveduto a scambiarsi gli assist decisivi tra il 18’ e il 44’ della ripresa. Nella prima circostanza la Juve ha realizzato la migliore azione della partita: Benatia effettua un cambio di gioco per Dani Alves, il quale serve Dybala, l’argentino controlla e pesca il connazionale in profondità per il solito tocco sotto ad incrociare. Nella seconda, invece, Higuain ha rubato palla a Goldaniga e si è lanciato verso la porta avversaria. Il difensore l’ha trattenuto per la maglia facendogli perdere il tempo e, a quel punto, Gonzalo ha messo di tacco, senza guiardare ma solo percependolo, per l’accorrente Dybala. 

Due gol bellissimi che, però, in vista di Porto, vanno dimenticati. L’Europa esprime ed esige tutto un altro calcio. Allegri e i giocatori sanno che l’ostacolo, come sempre, non è (solo) l'avversario, ma la Champions stessa. 
Giancarlo Padovan
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