Juve, quanto rimpiangi Antonio Conte?
27/12/2016, 21:00
di Fernando Pernambuco
I duelli verbali forse lasciano il tempo che trovano, ma fanno parte di quel grande spettacolo detto calcio, il quale contempla anche un bel po’ di teatro. Le battute di Klopp e Mourinho nei confronti di Antonio Conte non sono gran che: né spiritose, né ficcanti, lasciano intravedere un po’ d’insicurezza in casa propria, mista a un certo nervosismo. Non ha molto senso, infatti, pensare che Conte sia dove sia, cioè in testa alla Premier, perché la “sua squadra ha subito pochi infortuni”. Più che una critica è un complimento: non si parla sempre, in caso di stiramenti, lussazioni, lesioni troppo frequenti, di responsabilità del preparatore atletico, quindi dell’ allenatore, e dello staff medico, quindi della società? Pochi infortuni, ergo ottima conduzione. Mourinho, invece accampa i favori del calendario, ma sembra che il suo Manchester, in questo senso, sia estremamente democratico perché ha perso con grandi e piccini. Per di più, la regolarità di marcia non è forse la caratteristica principale che serve a vincere i tornei di lunga durata?

Rispondendo che, pur senza Kante e Costa, il Chelsea ha vinto in scioltezza la sua ultima partita, l’ex allenatore della Juve ed ex selezionatore tecnico della Nazionale, s’è tolto un sassolino dalla scarpa e nemmeno in modo polemico. Il Chelsea non ha vinto ancora nulla, anzi è fuori dalla Coppa di Lega e non partecipa alla Champions, ma, rispetto all’ anno scorso, appare una squadra trasformata. L’incerta difesa è diventata una diga, Pedro William e Fabregas son giocatori rigenerati, Diego Costa è tornato quella furia che era. Tutti giocano in modo più compatto e armonico. D’altra parte Conte, in Italia, ha dato ampia prova di essere un grande allenatore: dagli scudetti a ripetizione con una Juve, fatta riemergere dalle sabbie mobili della depressione (mentale, atletica, organizzativa)  e letteralmente trasformata in macchina da guerra, alla capacità di far giocare al meglio una compagine non eccelsa come l’ultima Nazionale.

L’Inghilterra, però, non ha rappresentato soltanto una conferma, ma è stata anche una rivelazione. Conte è rimasto un grande motivatore, un tecnico capace d’invenzioni tattiche notevoli e un lavoratore maniacale (dagli schemi alla disciplina) solo che nella terra d’Albione è divenuto anche capace di sorridere e scherzare. Alla grinta nervosa, che mai potrà scomparire, e alla permalosità (idem) ora aggiunge una bonomia e una voglia di scherzare, che in Italia non conoscevamo. Gli piacciono perfino i giornalisti. Prima di Natale ne ha invitati una decina in un pub per bere una birra insieme. Certo, quando si vince e si va col vento in poppa tutto diventa più facile, ma a Londra, oltre all’ adorazione dei tifosi, si aggiunge ora la simpatia degli addetti ai lavori. In alcuni articoli, si è addirittura scritto che Mr. Conte è riuscito a fare di “Hazard un campione”, un’esagerazione perché Hazard era già un campione prima dell’ arrivo dell’allenatore italiano.

Certo, ve lo immaginate un Conte vincente nella Premier al suo primo anno, con un gioco spumeggiante e numeri da record? Un Conte per di più simpatico, che canticchia tra una pinta e l’altra? Il primo effetto sarebbe quello d’un aumento sempre più consistente di vedove italiche, dato che - diciamolo francamente - basta poco (un trofeo natalizio già gravato di panettoni come la Supercoppa e un gioco non proprio smagliante)  perché l’ attuale matrimonio fra Allegri e la Signora subisca un’immediata incrinatura. E la moglie si senta di colpo vedova, rimpiangendo quel marito vitale che non c’è più.  
Fernando Pernambuco
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