Juve troppo più forte, la Serie A a 20 squadre non ha più senso
21/11/2016, 17:30
di Luca Borioni
Cosa dice la classifica di Serie A? Che la Juventus dopo 13 giornate è già avanti di 7 punti sulle inseguitrici. E poi che nello spazio di quattro lunghezze, proprio alle spalle dei bianconeri ci sono ben 6 squadre, più o meno ambiziose, da Roma e Milan a quota 26 fino al Torino a 22 (e di queste ben cinque stanno nello spazio di 2 punti). E infine che in coda ci sono un gruppo di squadre che già accusano un ritardo netto: Pescara (7 punti), Palermo (6) e Crotone (5). Come interpretare i numeri? Forse dimostrano che una Serie A composta da 20 squadre non ha più senso, perché costringe realtà tecniche troppo diverse a convivere sotto lo stesso tetto, mentre di fatto la classifica parla di una vera e propria spaccatura, da una parte la Serie A “classica” e dall’altra una sorta di Serie A2…

Perché non esiste solo il problema di una Juventus senza rivali che – senza neppure esprimere un gioco spettacolare – sembra aver già castrato i sogni di rivalsa delle avversarie. Anzi, resta da stabilire se il problema sia quello di una Juventus troppo più forte o delle inseguitrici troppo più deboli. Appurato che, al netto dei teoremi che avevano un senso al tempo di Calciopoli, la Juve attuale si trova lassù per meriti evidenti, una situazione simile si era già creata quando l’Inter di Mancini e Mourinho capitalizzò al meglio gli anni successivi alla discesa in B imposta ai bianconeri. Anche allora capitava di assistere a partite nelle quali l’Inter dava l’impressione di concedere qualcosa agli avversari, salvo poi chiudere i conti con un golletto, magari nel finale.

Il punto, allora come adesso, stava nelle difficoltà di tutto un movimento calcistico, inteso nel suo insieme. Prima di Calciopoli, il panorama era certamente diverso: c’erano più squadre in grado di lottare seriamente per il titolo e il valore delle nostre rappresentanti era confermato pure in Europa, dove si conquistavano finali e successi. Ora sembra significativa la posizione di un Milan secondo al fianco della Roma: sullo stesso livello troviamo due club animati da motivazioni opposte, con i rossoneri che, per le dinamiche societarie che ben conosciamo, a fine estate difficilmente avrebbero sperato di competere con i giallorossi per il ruolo di “anti-Juve”.

Una A fondata su 20 squadre appare allora come un’esagerazione, imposta solo dagli interessi legati ai diritti tv, la manna che tiene attaccati i club al massimo campionato, pur con le differenze di audience. Tavecchio ha capito il problema (puntando per ora i riflettori sulla Lega Pro: troppi anche i club professionistici), ma difficilmente avrà la forza di creare un nuovo format con 16 squadre tagliando fuori dalla grande torta 4 club. Eppure si tratta di una via d’uscita. Ricapitolando: Juve lontanissima, ammucchiata in zona Champions, gruppone di centro classifica, retrocedende già accodate. Può bastare per tenere alto il livello della passione?

Luca Borioni
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