Juventus: Allegri rivoluzionario, ha cancellato l'idea di 'formazione tipo'
23/01/2017, 14:00
di Luca Borioni
Massimiliano Allegri ha definitivamente cancellato il concetto di squadra tipo. Ovvero di formazione classica legata a un sistema di gioco fisso.

Immagino le difficoltà di chi, tra i media sportivi, debba realizzare una rassegna di schieramenti delle formazioni di serie A. Come gioca la Juventus? Il 3-5-2 di contiana memoria pare ormai superato dagli eventi. Però, al tempo stesso, la difesa a quattro non è ancora definitivamente entrata nel dna della squadra, che – come spiega spesso il suo allenatore – ama adattare il gioco a quello degli interpreti disponibili nonché degli avversari. E davanti quanti sono gli attaccanti?

L’ultimo episodio, in particolare, sembra aver segnato una linea di confine. Allegri contro la Lazio ha adottato un modulo decisamente inaspettato. Un 4-2-3-1 che potrebbe anche essere letto come un 4-3-3 oppure un 4-2-4 ma poco cambia. La sostanza è che si tratta di un sistema decisamente offensivo, tanto più se si legge la formazione: ci sono Pjanic, Cuadrado, Mandzukic, Dybala e Higuain tutti insieme appassionatamente.

Il risultato contro la Lazio è stato decisamente appagante. La Juve ha tenuto saldo il controllo del gioco, ha annientato le velleità degli uomini di Simone Inzaghi e ha portato al gol – due prodezze – i bomber designati, cioè il Pipita la Joya. Si potrebbe obiettare sull’effettiva resistenza degli avversari e sulla reale spettacolarità di una fitta rete di passaggi orizzontali, ma non è il caso di andare troppo per il sottile in questa circostanza: la Juve ha finalmente giocato come tutti i suoi tifosi si augurano, da grande squadra capace di prendere l’iniziativa.

Il giorno dopo però è chiaro a tutti come, già a partire dal prossimo impegno contro il Milan in Coppa Italia, difficilmente avremo il privilegio di vedere la Juventus schierata nuovamente seguendo un’attitudine tanto offensiva. E allora si pone il dubbio di sempre: difesa che torna a tre per garantire maggiore copertura a Buffon? Oppure a quattro per favorire le dinamiche di ripartenza del gioco? Attacco meno spregiudicato per non compromettere gli equilibri? Sì, ma allora che ne sarà della ritrovata fluidità e precisione del palleggio?

Insomma, sta di fatto che dopo la vittoria con la Lazio è come se Allegri abbia girato pagina e non possa più tornare indietro. Anche l’eventuale riproposizione del 3-5-2 non potrà più essere considerata come una regola fissa. Sarà sempre dettata di volta in volta dai momenti.

La Juventus – come è giusto che sia con tutti quei campioni a disposizione – non può più essere vincolata a un solo sistema, così come non è già più legata a una sola formazione. È piuttosto un gruppo in continua evoluzione, dove ognuno contribuisce in egual modo con il proprio contributo di qualità.

E forse quello che viene indicato come un limite di Allegri (l’incapacità di affidarsi a scelte coraggiose e definitive a discapito dell’iniziativa nel gioco e anche della spettacolarità) diventa al tempo stesso un pregio, perché nessun allenatore come quello bianconero è tanto abile nel mantenere saldi gli equilibri interni della squadra, le logiche del gruppo, amministrando le aspettative di gioco di ogni campione, tenendo a freno le smanie degli emergenti, ottenendo la piena disponibilità dei più esperti e insomma realizzando un progetto complessivo che alla lunga porta risultati concreti. La controprova sta nei trofei conquistati fin qui e nel fatto che in questa stessa stagione la Juve abbia davanti a sé orizzonti aperti in prospettiva scudetto come in Champions. “Io lavoro per portare risultati” ha puntualizzato non casualmente il tecnico nell’ultima conferenza.

E i lavori andranno avanti fino a fine stagione. Magari non si arriverà mai a conquistare il gradimento che solo un Barcellona, con il suo modello di gioco inconfondibile, ha saputo ottenere e vantare ormai come un marchio, anzi un brand per dirla come si deve in tempi di rivisitazioni globalizzanti dei loghi. Ma la Juve di Allegri può aver trovato una sua strada, unica e totalizzante. Quella dei molti sistemi e di nessun sistema. Uscendo definitivamente dal vincolo del 3-5-2 e aprendo il futuro a infinite soluzioni tattiche.
Luca Borioni
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