Juventus, l'Impero del Male
25/10/2016, 22:00
di Fernando Pernambuco
“Fabio, diciamolo, un goal regolare annullato alla Juventus”. Lo Zio Bergomi in Milan-Juve di sabato scorso era sprofondato in un baratro di sincerità. Poi deve essere accaduto qualcosa, forse Fabio (Caressa) deve averlo guardato male, forse qualcuno ha intimato: “Prudenza”. Forse qualcun altro ha ribadito, con toni scandalizzati, “Muntari! Ricordatevi di Muntari!” Fatto sta che lo Zio ha innestato prontamente la retromarcia. Poco dopo, a proposito di una palla innocua nella tre quarti juventina, con conseguente contatto tra Bonucci e un attaccante del Milan, sbotta prontamente: “Qui l’arbitro ha compensato rispetto al goal annullato a Pjanic.” Come dire: pari e patta!

Questo, apparentemente, minimo episodio è sintomatico della paura che attanaglia quasi tutti gli addetti ai lavori: “Oddio, e se dicono che favorisco la Juventus?” Così, per aver vita tranquilla, bisogna subito, questa volta sì, compensare anche a danno della verità e schierarsi con la maggioranza, che non solo non tifa Juve, ma odia i bianconeri. Un odio spesso più forte dell’ amore per la propria compagine. La Juve, in Italia, è molto più di una squadra di calcio, di una società sportiva: è l’ Impero del male.  Non sappiamo se la stessa cosa capiti al Bayern o al Paris Saint Germain, a quelle squadre, cioè che vincono sempre o quasi e che per questa ragione possono suscitare fastidio e rifiuto. In un’ipotetica finale di Champions tra Barcellona e Leicester, è molto probabile che la maggioranza si schieri con la squadra inglese, così è comprensibile che tanti, dopo uno strapotere bianconero (dettato dal campo non da presunti favori arbitrali)  durato ben 5 anni, auspichino un cambiamento di rotta. Un cambiamento di rotta, non significa però ossessione. E cioè: “La Juve ruba sempre”, “La Rubentus va radiata”, “Tutti sudditi dei più forti, cioè della Juve” ecc.

Chi parla di sudditanza psicologica, forse non sa che però si tratta di una medaglia a due facce: per non essere proni alla Juve, le si va contro.

L’arbitro Rizzoli, che non è un noto Riccardo Cuor di Leone, l’altra sera deve aver pensato questo: “Chi me lo fa fare di sbagliare a favore della Juve? Meglio il contrario. Non c’è stato forse Muntari?” E così nella ressa aggressiva di giocatori rossoneri, invece di ammonirne uno alla volta, si lasciava intimorire ossessionato dalla paura di favorire la Juve. Risultato: l’ha palesemente sfavorita. Se l’errore è comprensibile, lo è meno che sia avvenuto dopo ampio e pensoso sfogliamento della margherita (goal o non goal?) sotto l’itimidatorio atteggiamento dei giocatori del Milan.

Quando un fatto volge ingiustamente a favore della Juve diventa leggenda, mentre non si dà il contrario. Restiamo a San Siro, restiamo al Milan. Di quella fatidica partita del febbraio 2012 si ricorda solo il goal sciaguratamente non convalidato di Muntari, però non quello valido annullato per un fuorigioco inesistente a Matri. “Ma il primo era più evidente, l’altro meno” si giustificano in molti. E che vuol dire? Furono due decisioni sbagliate, una pro, l’altra a danno della Juve. Però si ricorda solo la prima. Per quella partita si urlò al “Campionato falsato”. Peccato che il Milan si fosse trovato in testa al campionato e una serie di suoi passi falsi avessero contribuito alla vittoria finale della Juve. Sempre in Milan-Juve del 2013 Mexes affonda con un cazzotto nella propria area Chiellini: rigore ed espulsione, ma il fallo evidente finisce a Chi l’ha visto? 

Già, Muntari. Anche questa volta si parla di “giusta vendetta”. Ma quante vendette devono esserci nei confronti della Juve? Anche per il rigore fasullo concesso al Milan da Rizzoli, il 25 novembre del 2012, per un inesistente fallo di mano di Isla, si profferì: “giusta vendetta. A parte il termine improprio, si può notare che per una svista arbitrale pro Juve ce ne vogliono almeno tre contro la Juve.

Fino a ieri, Rizzoli era considerato un servo juventino. L’anno scorso c’era chi si voleva incatenare davanti alla Prefettura , chi annunciava lo sciopero della fame se Rizzoli avesse arbitrato Juve-Napoli. E oggi?

Per anni, l’Italia fu letteralmente turonizzata, urlando allo scandalo per un fuorigioco inesistente, che fece annullare un goal per i giallorossi in Juve-Roma. C’era la moviola a certificarlo in modo inoppugnabile: due centimetri, ma dentro, non fuori! Ergo: scudetto rubato alla Roma! Qualche anno fa, Carlo Sassi, responsabile della moviola della Domenica Sportiva, che veniva trasmessa dagli studi Rai di Milano, rivelò che la moviola di Juve-Roma venne taroccata nelle stanze Rai di Roma. Però c’è ancora chi parla di Turone…dei tarocchi si tace.

Per tornare a Milan-Juve, conta poco il fatto che abbiano giocato meglio i bianconeri e che non meritassero la sconfitta ( lo dice chi, anche recentemente, non si è certo mostrato tenero con i bianconeri) perché il calcio non concede vittorie ai punti. Conta poco l’errore arbitrale se non per il bizzarro balletto rizzoliano di circa 2 minuti. Conta di più l’accoglienza mediatica, i titoli che osannano il Milan e mettono in secondo piano il goal ingiustamente annullato. Cosa sarebbe successo a parti inverse? “Campionato Falsato!”, “Supervergogna”. Oggi, si parla di “Rabbia Juve”, quando i commenti di Allegri sono stati pacati e Barzagli ha addirittura fatto autocritica. Si parla di “Vittoria del Milan, nonostante la differenza dei fatturati”. E allora, quando la Juve pareggiò col Frosinone in casa e perse, sempre in casa, con l’Udinese, che si doveva dire?

Su Juventibus.com, Massimo Zampini interpreta il pensiero dell’avvocato Agnelli: gli arbitri contano quanto un palo, un infortunio, un rimpallo". Lì per lì te la pigli, imprechi, ma poi non te ne lamenti più di tanto. Invece la caccia all’arbitro diventa troppo spesso un pericoloso alibi per la squadra, una giustificazione per la sconfitta che non fa migliorare. Anzi.

Dovrebbe valere per tutti. Ma non è così. Questo la Juve dall’alto del suo Impero del Male, lo sa. E, aiutata dalle potenze oscure della Forza, va avanti.
Fernando Pernambuco
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