L'evoluzione di Mandzukic: è il vero simbolo della nuova Juve a 5 stelle
28/01/2017, 19:30
di Luca Borioni
Il paragone è già scattato inevitabile: questo tris di attaccanti che finalmente Allegri ha deciso di mettere in campo – a quanto pare – stabilmente, assomiglia sempre di più a quello che anni fa fece grande la Juventus di Lippi. Higuain, Dybala e Mandzukic come Vialli, Del Piero e Ravanelli, dove in particolare per quest’ultimo il paragone calza a pennello.

Perché la caparbietà e l’abnegazione di Mario il croato si identificano nelle stesse doti che sapeva tirare fuori Fabrizio l’umbro. E sono caratteristiche che saltano all’occhio, che rappresentano merce rara in un calcio spesso succube degli introiti economici a prescindere. Mario, come Fabrizio, gioca prima di tutto perché ha un fuoco dentro che lo spinge a dare il massimo, che gli impone di battagliare per ogni pallone, per la conquista di ogni spicchio di campo. Poi per il contratto.

La storia recente di Mandzukic merita di essere riletta. In estate pareva essere di troppo, l’arrivo a sorpresa di Higuain lo aveva spinto in un angolino. La concorrenza con il bomber più prolifico del campionato non sarebbe stata agevole e pure un’eventuale convivenza si annunciava complicata sotto il profilo tattico. In altre parole, Mandzukic pareva destinato alla panchina, se non alla cessione. Ma è stato proprio lui a scegliere di restare alla Juve. Non ne ha voluto sapere di cercare un’altra squadra. E ha avuto ragione.

Ora la Juve a cinque stelle si identifica soprattutto in lui, nel protagonista che – tra i cinque – ha meno talento puro da buttare nella mischia, ma che più tutti incarna quella che da sempre è una caratteristica peculiare della squadra bianconera: mai darsi per vinti (cit: fino alla fine). Certo, merita un’annotazione anche la disponibilità al ripiegamento dello stesso Higuain – il che non è poco – ma come il croato non c’è nessuno. Credo che trascorrere un’intera partita a scambiare “convenevoli” con un taglialegna come Kucka sulla linea mediana per poi presentarsi puntuale in zona gol (mancando l’obiettivo per poco) sia un qualcosa che va aldilà del concetto di sacrificio tattico. C’è dell’altro, c’è una passione che supera il senso stesso della professione. Anche perché nel caso di Mandzukic se non si tratta di cambiare ruolo, poco ci manca.

Ma non è che il fatto di aver dovuto spostare sulla fascia il raggio di azione, arretrandolo anche sulla mediana con compiti accessori di marcatura, abbia in qualche modo scalfito le certezze di SuperMario. Anzi. Lui stesso ha dichiarato che questo nuovo modulo si adatta alla perfezione alle caratteristiche della Juventus ed è l’ideale per uno come lui.
Ecco perché in questo momento più di tutti è Mandzukic il simbolo della squadra di Allegri. Perché con il suo modo di giocare detta l’esempio a tutta la squadra, perché il suo contributo sul piano pratico si vede e vale tantissimo, perché tatticamente è come avere un uomo in più, perché in poco tempo ha trovato le misure giuste e i movimenti per non sovrapporsi a Higuain o Dybala, pur continuando a essere presente davanti alla porta. Uno spettacolo. E che tutto arrivi da uno non proprio stilisticamente esemplare, è davvero sorprendente. 
 
Luca Borioni
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