La camaleontica Juve di Allegri sa solo vincere: sono trenta di fila allo Stadium
25/02/2017, 23:45
di Giancarlo Padovan
Nella Juve che, con il 2-0 all’Empoli, raggiunge quota trenta vittorie consecutive allo Stadium e mette momentaneamente dieci punti tra sé e la Roma (in attesa della partita con l’Inter), l’unica novità sostanziale riguarda il sistema di gioco: non più il 4-2-3-1 (ripristinato dal 30’ del secondo tempo con l’ingresso di Dybala per Sturaro), ma il 4-3-3 prima, e poi, per almeno un’ora, il 4-4-2.

Rispetto a Oporto, Allegri ha schierato sei giocatori diversi, facendo vasto turnover. Neto per Buffon, in modo da fargli riprendere confidenza con la partita che giocherà anche martedì in Coppa Italia contro il Napoli; cambiati tre difensori su quattro (Dani Alves, Rugani e Bonucci); Marchisio al posto di Khedira, completamente a riposo; Sturaro sull’esterno, in teoria sostituto di Dybala. 

Il problema, almeno per un quarto d’ora, è stata proprio la posizione di Sturaro. Se Mandzukic  era largo a sinistra, come gli ha chiesto più volte lo stesso Allegri, a fare il trequartista è stato proprio Sturaro, con esiti facilmente immaginabili.

Devo ammettere che questa situazione è durata poco (meno di un quarto d’ora), anche se è stata il sintomo della confusione tattica che, nel primo tempo, ha tenuto la partita a secco di gol e la Juve troppo lontana dalla porta avversaria.

La situazione è migliorata quando Sturaro si è spostato a fare l’esterno di sinistra (ruolo ricoperto con la solita diligenza) e Madzukic ha affiancato Higuain. Scrivo affiancato perché - come hanno dimostrato le azioni che hanno avvicinato al gol la Juve - è stato più il croato ad agire da prima punta e ad avere i palloni per schiodare il risultato. Che, poi, nella ripresa sia stato proprio lui a provocare l’autorete di Skorupski (considerata tale ormai dai calvinisti del Fantacalcio), è solo la conferma della mia affermazione.

L’Empoli ha resistito 52 minuti e in almeno 40 di essi ha esercitato un pressing ultraoffensivo che ha irretito la Juve, impedendole di impostare l’azione con i tempi desiderati (palla a due tocchi, ritmo tutt’altro che alto). Una volta recuperata palla, la squadra di Martusciello l’ha giocata per triangoli ripetuti in modo da conservarne il possesso.

La Juve ha cercato quasi esclusivamente sfondamenti a destra dove hanno agito Dani Alves e Cuadrado. Pur essendo di molto migliorata, rispetto al passato, la prestazione del brasiliano (rinfrancato dal gol di Oporto), non si può dire che le iniziative provenienti da quel versante siano state efficaci. Il più delle volte, infatti, si sono chiuse con cross prevedibili, inutili e uguali di cui è stato autore, nella maggioranza dei casi, proprio Cuadrado. 

Per questo le azioni pericolose, fino all’intervallo, sono arrivate da un paio di assist di Higuain a beneficio di Mandzukic. Sul primo (30’), geniale e generoso, il croato ha scelto di dribblare il portiere, attardandosi. E permettendo il rientro di Diousse che gli ha murato il tiro finale. 

In apertura di partita (5’), invece, le parti si erano invertite: Mandzukic, di testa, ha fornito palla a Higuain ad un passo dalla porta. L’aggancio di sinistro è stato splendido, l’esterno destro debole tra le braccia di Skorupski. 

Nel secondo tempo, la Juve non ha cambiato né uomini, né spartito. E’ calata, però, l’intensità dell’Empoli nel pressare, raddoppiare, in una parola prevenire le giocate dei bianconeri che hanno continuato ad azionare la catena di destra con la stessa sistematicità del primo tempo.

Il gol che ha sbloccato il risultato è venuto da un cross (l’ennesimo), stavolta riuscito, di Cuadrado. Ma senza l’esplosività nel colpo di testa di Mandzukic, che ha anticipato di netto l’avversario, sarebbe stato probabilmente preda degli implacabili difensori toscani. 

Anche nella segnatura di Alex Sandro, rotazione sul corpo di Laurini e conclusione di sinistro, il pallone è arrivato da destra e per volontà di Dani Alves. Tuittavia definire il suo passaggio un assist sarebbe azzardato. Il merito è stato di Alex Sandro, abile a sfruttare l’ingenuità di Laurini, e di chiudere con il suo piede migliore, da sempre la sua eccellenza.  
     
Giancarlo Padovan
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