La defenestrazione senza rumori di Ecclestone, il monarca della Formula 1
02/02/2017, 19:30
di Fernando Pernambuco
Si pensava che la defenestrazione di un duro, decisionista, coraggioso e prepotente come Bernie Ecclestone facesse più rumore. Invece quello che fino a poco tempo è stato il monarca della Formula 1, se ne andato senza troppo rumore. Anzi. Forse perché, la  Liberty Media, nuova proprietaria del “circo” sborserà qualcosa come quasi 8 miliardi di Euro ( anche se Bernie ne incasserà “solo” poco più del 20%)  o perché 85 anni si fan sentire, l’uscita è sembrata meno dolorosa di quanto si pensasse. 

Ecclestone formalmente è divenuto Emeritus Chairman, una carica con quel pomposo latino ( emeritus) che sa di presa in giro. E, infatti, la sua prima dichiarazione è stata: “Non so bene cosa significhi”. Di fatto, nulla o giù di lì. Chi comanderà è il newyorkese Chase Carey, americano come la Liberty Media, che però non intende assolutamente limare la patina britannica che per 40 anni ha ammantato il “Circus” divenuto uno dei più rilevanti business dello sport. Per questo il nuovo amministratore delegato americano ha voluto rilasciare un’intervista, in esclusiva, al Daily Telegraph in cui non ha risparmiato né il bastone, né la carota nei confronti di Ecclestone.

“Continuerò - ha detto nel suo discorso inaugurale - a beneficiare dell’ impareggiabile competenza di Ecclestone e dei suoi consigli. Ma - ha aggiunto - siamo di fronte ad un enorme potenziale di crescita. Ora che si respira aria nuova ed è finita l’epoca dei dittatori potremo dimostrarlo”. Le potenzialità, prima di tutto, stanno nel raddrizzare una barca che, negli ultimi 5 anni, aveva visto diminuire gli spettatori del 30%, anche se da sola ha incassato nel 2016, 1,5 miliardi di Euro, di cui quasi 500 milioni provengono dai diritti televisivi, quasi tutti versati da Sky. Proprio Sky, però, visto il calo di audience, minaccia forti richieste al ribasso quando, alla fine di quest’anno, i contratti scadranno. Il gioco dei passaggi messo in atto da Murdoch non pare, ad oggi, aver funzionato a dovere. Paradigmatico il caso dell’ Italia, in cui Sky pagava ben 50 milioni alla F1 per incassarne poi una trentina dalla Rai che otteneva le 4 dirette più importanti  (Monza compresa) più altre 8 gare in differita. Il risultato è stato che le trasmissioni in chiaro della Rai raggiungevano quasi 7 milioni di spettatori mentre Sky ne poteva contare qualche centinaia di migliaia. Col vento che tira nella televisione di Murdoch, sarà proprio la ricontrattazione dei diritti il primo scoglio di Carey. C’è anche da considerare che il capo della Liberty (oltre  5 miliardi di Euro di fatturato derivanti da produzioni di film, reti televisive a pagamento e in chiaro in tutto il mondo) l’ultra settantenne John Malone è un acerrimo nemico proprio di Murdoch, il quale aveva fatto di tutto per comprarsi la F1, senza, però, riuscirci. 

Un altro incrocio fatale è proprio quello con Carey, che, in precedenza aveva ricoperto un ruolo importante proprio a Sky, per poi passare alla 20th Century Fox, sempre di Murdoch. Al Telegraph, Carey ha detto senza mezzi termini: “La formula Uno attualmente è qualcosa di inefficiente e disfunzionale. Non si è stati capaci di fare marketing, non si è stati capaci di offrire agli appassionati  la possibilità di connettersi con le piattaforme oggi a disposizione. Gli eventi odorano di vecchio, i rapporti con gli sponsor sono monodimensionali, le hospitality sono quelle di 15 anni fa.”  Quando si è presentato coi suoi mustacchi arricciati, negli uffici di Knightsbridge a Londra, non sapeva nemmeno dove mettersi: “Ho trovato uno staff ridottissimo, una sola persona per i rapporti con gli sponsor, nessuno specialista per i media digitali, nessuno nemmeno all’ ufficio marketing. Siccome Bernie mantiene il suo ufficio, io sono andato a cercarmene uno da un’altra parte.”

Chissà a chi ha detto che vuole portare le gare da 20 a 23 o 25, a New York, ma anche a Las  Vegas, Los Angeles, Miami e che intende rafforzare la presenza in Europa, cominciando da Monza dove dovrà affrontare un problema non da poco. Gli organizzatori, infatti, vorrebbero un ulteriore sconto per abbassare gli attuali 18 milioni versati alla F1 (quest’ultima ne voleva 30). Altro scoglio, anzi un iceberg, i rapporti con la Ferrari, la vera regina dell F1, la più coccolata e vezzeggiata, quella che incassa i maggiori bonus (scadono nel 2020) dal circus, anche perché è la scuderia che ha sempre partecipato al Mondiale. Carey s’è lasciato sfuggire che sta pensando “a ribilanciare i pagamenti per creare più equilibrio e dare la possibilità a più squadre di partecipare alla competizione”. E il titolo Ferrari ha subito un colpo. D’altra parte a Maranello sanno benissimo che certe “pretese” non possono stare in piedi solo col blasone e che le vittorie, oggi mancanti, sono necessarie a rinverdirlo.

Per un “tiranno” come Ecclestone, in uscita, ne resta comunque in piedi un altro, che graverà sulla testa di Carey, quel John Malone, boss di Liberty Media, che negli Stati Uniti chiamano Dart Vader (in Europa Dart Fener) ovvero, in queste guerre stellari e terrestri, il Lato oscuro della Forza.
Fernando Pernambuco
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