La disfatta di Guardiola, re solo con il Barça di Messi: è un fenomeno o no?
15/03/2017, 23:30
di Stefano Agresti

Pep Guardiola ha allenato solo squadre grandi. Mannò, diciamola tutta: grandissime. Prima il Barcellona, poi il Bayern, quindi il City. Se pensate ai club che, nell’ultimo decennio, hanno speso più soldi sul mercato, ecco, questi tre ci sono tutti, magari assieme al Psg, al Real, allo United, al Chelsea. Mettiamola così: in carriera non è stato sfortunato, avendo fatto solo un anno di gavetta con la formazione B del suo Barça.

 

Inutile fare qui l’elenco di tutto ciò che Guardiola ha conquistato: vi annoiereste a leggere tra campionati, coppe e coppette. Pep, però, non è stato solo un vincente, perché il suo Barcellona ha segnato un’epoca, come non accadeva dai tempi del Milan di Sacchi: ha insegnato al mondo un nuovo modo di giocare a calcio. Il tiki-taka, basato su fittissime ragnatele di passaggi, ha fatto scuola, con imitazioni che a volte sono state pessime. C’è chi si è convinto che non contasse il risultato, ma la percentuale di possesso palla, che invece uccide lo spettacolo se non è nobilitato da azioni offensive efficaci e dal talento di calciatori fenomenali. Del resto il vero segreto del tiki-taka di Guardiola, più che il possesso, era la rapidità con cui veniva riconquistata la palla una volta che era casualmente finita tra i piedi degli avversari.

 

Dopo quattro fantastiche stagioni al Barcellona, Guardiola è andato al Bayern, il quale aveva appena vinto tutto - Champions compresa - con Heynckes. Voleva forse dimostrare che il vero artefice del grande Barça era lui più di Messi, Iniesta, Xavi e tutti i fenomeni che aveva avuto la fortuna di allenare. Non è andata come sperava, né come immaginavamo noi: il suo Bayern non è stato capace di riproporre il gioco di quel Barcellona, benché avesse campioni di livello assoluto; ha vinto campionati a raffica (piuttosto scontati) però non ha mai raggiunto la finale di Champions.

 

Adesso, al City, una delusione ancora più atroce: travolto dal Chelsea di Conte in Inghilterra, mai veramente in corsa per conquistare la Premier League, è naufragato clamorosamente anche in Champions, facendosi rimontare due gol dal Monaco, che non è proprio un club dell’élite europea.

 

Da qui, il dubbio: Guardiola è davvero un fenomeno, come lo abbiamo dipinto ai tempi del Barça di Messi, oppure ci ha mostrato un calcio nuovo e spaziale solo perché aveva una squadra dalla classe ineguagliabile?

 

Ognuno ha una sua risposta, la nostra è questa: Guardiola è stato geniale quando ha costruito un Barcellona che ha fatto la storia con idee innovative, ma quella squadra non l’avremmo mai vista senza il gruppo inimitabile di fuoriclasse che Pep si è trovato in mano. Non a caso in seguito non è stato in grado di riproporre lo stesso modello, né a Monaco né a Manchester.

@steagresti
 


Stefano Agresti
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