Allegri sfida i catenacciari e cancella il Milan, ma due gol sono pochi
26/01/2017, 00:00
di Giancarlo Padovan
È stato bello in questi giorni sentire gli esegeti del catenaccio e del calcio prudentemente difensivo sostenere che la Juve non avrebbe potuto continuare con il 4-2-3-1 e, soprattutto, con Dybala, Higuain, Mandzukic, Cuadrado e Pjanic contemporaneamente in campo. Se con la Lazio aveva funzionato - dicevano - è perché la Lazio domenica si è dimenticata di scendere in campo. Erano così convinti del loro postulato da arrivare a prevedere che il “flessibile” Allegri contro il Milan si sarebbe ravveduto e avrebbe proposto una formazione più accorta, magari imbottita di mediani mediocri, quelli che, secondo alcuni allenatori, “danno equilibrio”.
Invece non solo l’allenatore della Juve si è ripetuto (di diverso, rispetto alla Lazio, c’erano Neto per Buffon; Barzagli per Lichtsteiner; Rugani per Chiellini), ma per un tempo esatto ha ricevuto risposte ancora più esaurienti rispetto a quattro giorni prima.

In meno di mezzora la Juve ha segnato due gol regolari (Dybala e Pjanic) e uno in fuorigioco (Khedira), ha tritato il Milan con i cambi di gioco e le iniziative di Asamoah (in questo momento è più in forma di Alex Sandro), non ha concesso all’avversario nemmeno un tiro in porta o un accenno di pericolosità. Viene da chiedersi: non è sceso in campo neppure il Milan o ad annichilirlo è stata la forza della Juve? La domanda è talmente retorica da non meritare una risposta.
 
Tuttavia avere in campo cinque calciatori offensivi che si dannano l’anima anche in fase difensiva, qualche problema lo crea. Oltre l’ora di gioco, il pressing cala e lentamente si va spegnendo. Negli ultimi venti minuti è necessario ricorrere non ad un cambio, come ha fatto Allegri, ma a tutti e tre. È possibile che l’allenatore abbia insistito tanto perché sa di poter contare su ciascuno di loro (encomiabile un recupero in area di Higuain su Zapata con pallone trascinato fin oltre la metà campo), ma non si può negare che la Juve nella ripresa non abbia sofferto. E dire che il Milan, al primo tiro in porta della partita - otto minuti dopo l’intervallo -, ha segnato con Bacca. Ma purtroppo per i rossoneri, un minuto dopo, Locatelli si è fatto cacciare per doppia ammonizione (entrata su Cuadrado nel primo tempo, entrata su Dybala nel secondo). La decisione dell’arbitro Irrati è stata coerente con il metro di giudizio e perciò neppure Montella è legittimato a lamentarsene (come ha fatto, a caldo, sul campo). 
 
In ogni caso, il Milan è stato sé stesso anche in questa partita. Avviata la rimonta, ha provato a completarla, trasformando il 4-3-3 in un 4-4-1 (Suso e Bonaventura ai lati di Kucka e Bertolacci; Bacca unica punta), aumentando i ritmi, ma non le conclusioni. Da questo punto di vista è stata la Juve a fallire il gol due volte con Mandzukic di testa (bravo nel primo caso, sventato nel secondo) e una con Pjanic al volo (assist di Cuadrado). Il MIlan ci ha provato due volte su punizione, ma solo la prima, di Kucka, ha impegnato Neto. Bravo, poi, a contenere una conclusione angolatissima di Deulofeu (subentrato a Bacca) che avrebbe potuto portare la gara ai supplementari. 
 
Appunti di una qualche importanza. Il risultato è giusto perché la Juve ha fatto di più e meglio, ma con cinque calciatori d’attacco (anche se non fanno sempre gli attaccanti), la Juve deve segnare più dei due gol a partita. Altrimenti il controllo della partita sfuma e, subita una rete, subentra la paura. Il MIlan non ha ripetuto la finale di Supercoppa - dove ha strameritato - regalando un tempo all’avversario. Mi sarebbe piaciuto vedere come sarebbe finita rispettando la parità numerica, cioé opponendo al fraseggio della Juve l’aggressività - finalmente ritrovata - del Milan. Deulofeu è entrato bene in partita anche se per giudicarlo serve più tempo. L’impressione è che valga (e serva) più del partente Niang.
Giancarlo Padovan
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