Leggenda Spensley: vinse 6 campionati, dopo aver pagato 5 lire per giocare
23/03/2017, 16:00
di Alessandro Bassi
La zona del porto è un viavai continuo di uomini, navi, marinai e merci. Genova stessa sul finire del XIX secolo è lo specchio del suo porto, città nel pieno della crescente espansione figlia dei numerosi traffici commerciali. In città fanno stanza soprattutto inglesi, e i numerosi marinai e commercianti che vi approdano desiderano poter impiegare il loro tempo libero in quei giochi che nella madrepatria sono in voga da anni e che da anni piacciono tanto alla borghesia quanto all'aristocrazia. Insomma, dopo dure giornate di contrattazioni, scambi, carico e scarico merci, navigazione, pulizia e quant'altro, bé, per gli inglesi non c'è nulla di meglio che una buona birra e una rilassante partita a cricket. Genova, con il suo porto, è tornata ad essere punto strategico delle rotte commerciali per mezzo mondo e quindi le sue vie, le sue piazze e i suoi luoghi pubblici si vanno sempre più riempiendo di commercianti sì inglesi ma non solo: anche svizzeri, tedeschi e nordici, persone – queste – che per affinità spontanea finiscono con il trovarsi accomunati da interessi e passioni simili, una di queste proprio il cricket. Così, tra una partita e l'altra, pare ovvio pensare di fondare un club a Genova dove i soci possano ritrovarsi nel tempo libero e praticare i giochi che tanto piacciono. 

La data è una di quelle che non si dovrebbero dimenticare, quando si parla di inizi del football in Italia. Perché è vero che ancora di football a Genova non vi è traccia, ma sta per nascere una società destinata a diventare la più antica società di calcio italiana ancora in attività, anche se all'inizio nessuno pensava di inserirvi il football. È stata una giornata calda, laboriosa come tante altre ma la sera di quel 7 settembre 1893 molti aristocratici, commercianti e professionisti hanno appuntamento nelle stanze del consolato britannico al numero 10 di via Palestro, dove il console in persona Sir Alfred Payton ha dato loro appuntamento per fondare il club di cui tanto si sente l'esigenza.
“(...) Abbiamo sott'occhio il ruolino del Genoa Cricket and Athletic Club: un semplice quaderno di contabilità rilegato in tela e cartone: una chiara e lineare calligrafia di clerk britannico ha tramandato il giorno fatidico: the Club was formed 7th September 1893.” 

E' Brera che parla, o meglio che scrive queste parole. È l'atto di fondazione del Genoa, del Genoa Cricket and Athletic Club, per essere precisi. Club che nasce, come abbiamo visto, per giocare a cricket – e lo farà già a partire da quel settembre, sfidando marinai di alcune navi inglesi come l'Hydaspes e il Cathay.

Di calcio – pardon: football – ancora non se ne parla: bisogna attendere alcuni anni, bisogna attendere che a Genova sbarchi un certo Spensley, medico di bordo delle navi mercantili britanniche, grande appassionato di cricket e di football, curioso ed appassionato studioso di filosofia, archeologia ed egittologia, autore di numerosi libri, oltre ad essere per tanti anni corrispondente per il Daily Mail. 

Se ancora a Genova di football non se ne parla, a Torino, al contrario, pare che la febbre da football sia ormai contagiosa. Nel 1894 il marchese Ferrero da Ventimiglia fa nascere un'altra squadra, il Football Club Torinese, vestita di un'elegante camicia a righe verticali nero-oro, per sfidare la corazzata dell'Internazionale. Nello stesso anno a Parigi il barone De Coubertin si dà un gran daffare e riesce a far nascere il Comité International Olympique, primo importante passo verso la realizzazione del suo sogno più grande: riportare in vita le Olimpiadi.  

​Spensley, dicevamo.
Da poco arrivato a Genova, il 20 marzo del 1896 James Richard Spensley versa cinque lire e si garantisce l'iscrizione al Genoa Cricket Club. Ma il suo amore per lo sport va oltre il cricket e con quelle cinque lire si garantisce molto più di un'iscrizione ad un club. Si garantisce un posto nell'eternità del calcio italiano. Ancora non lo sapeva il buon Spensley, perchè non poteva certo immaginarselo, ma da quel momento per il Genoa – e per il nostro Paese – nulla sarebbe più stato come prima. Pare che dopo poco tempo dall'iscrizione, infatti, la voglia di football diventi in Spensley davvero profonda, ossessiva, tanto da proporre la creazione di una sezione dedicata al gioco del football promuovendone l'ammissione ai soci italiani. L'anno, come ricordato da Brera, è il 1896: mentre a Torino già dalla metà degli anni'80 ci sono squadre di calcio, a Genova nasce la sezione calcio del Genoa, facendo diventare il Club il più antico ancora in attività in Italia. 

Al nome di Spensley sono legate alcune “prime volte” del calcio italiano. Fu lui, infatti, uno dei promotori  di quella che è passata alla storia come la prima partita ufficiale in Italia giocata da squadre di due città diverse: era il 6 gennaio 1898, quando Genoa e F.C. Torinese si incontrarono a Ponte Carrega. Non solo. Giocò, vincendolo, il primo campionato di calcio italiano della storia, quello che si disputò in un'unica giornata l'8 maggio 1898 e l'anno successivo fu tra i giocatori che parteciparono nelle file della rappresentativa italiana – formata in massima parte da stranieri che giocavano nel campionato italiano – alla partita che, si potrebbe anche dire così, l'Italia giocò e perse contro la pari rappresentativa elvetica. 

Le poche fotografie di Spensley lo ritraggono in porta, ma lui giocò anche come difensore e in questo duplice ruolo vinse ben 6 campionati con il Genoa e numerosi incontri della Palla Dapples, l'altro grande trofeo del football dei pionieri.

Morirà in Germania nel 1915, durante la prima guerra mondiale, all'età di 48 anni.
 
Alessandro Bassi
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