Le supercazzimme di Aurelio De Laurentiis: il calcio non è il cinema!
16/02/2017, 17:00
di Pippo Russo
Difettò la cazzimma. È questo il succo della raffinata analisi tecnica fatta dal presidente Aurelio De Laurentiis dopo la sconfitta del Napoli al Bernabeu. La sorte della squadra azzurra è stata, tutto sommato, quella che ci si poteva aspettare: un eroico rovescio contro un avversario più forte e più esperto di almeno tre spanne. Delusione prevedibile e ragionevolmente attesa. Ma il post-partita è sempre una situazione a sé, che sfugge alla logica e obbedisce all'ego di chi occupa il palcoscenico davanti a taccuini e telecamere. E figurarsi se l'ego in questione appartiene all'Ideologo del Cinepanettonismo, quello che parafrasando Winston Churchill "guarda le partite di calcio come se fossero film e i film come se fossero partite di calcio".

Chiamato a esibirsi su un set del massimo livello come il post-gara nello stadio della squadra più forte al mondo, il presidente non s'è lasciato scappare la media opportunity per tirare un ceffone all'allenatore. Giusto per ricordare che i rapporti fra i due funzionano finché tutto va bene, ma poi basta una sconfitta sul campo del Real Madrid (mica dell'Unicusano Fondi) per riaprire il bagaglio di umori neri e malanimi. Il presidente ha avuto da ridire sul rado o nullo impiego di alcuni fra i nuovi acquisti. Ciò che non costitusce novità di ieri sera, ma che ieri sera era è diventato oggetto di biliose doglianze. In aggiunta a ciò, De Laurentiis ci ha messo il deficit di cazzimma.

Qualità che a suo dire è stata esibita soltanto da Lorenzo Insigne.
Sottinteso che questa mancanza caratteriale vada messa nel conto da addebitare a Maurizio Sarri, con tanto di richiamo a Walter Mazzarri che pare un messaggio denso di significati al cubo. E se si tiene conto che ieri il presidente era accompagnato da Diego Armando Maradona alla sua prima uscita da ambasciatore del Napoli (con tanto di polizia chiamata d'urgenza in albergo, a causa di una lite fra l'ex Pibe e la compagna Rocio), il quadro si completa. A settembre 2015,  quando Sarri era da poco insediato sulla panchina azzurra, Maradona lo definì "inadeguato". Tempo due mesi dovette rimangiarsi il giudizio e fare pubblica ammenda, ma si sa com'è: per certi personaggi essere costretti all'autocritica è una forma quintessenziale di lesa maestà. Prima o poi ci si torna su per chiederne soddisfazione.

Ovviamente Sarri ha replicato da par suo al presidente durante la conferenza stampa, e conoscendone le ruvidezze di carattere e linguaggio viene da pensare si sia contenuto. Ma al di là del confronto dialettico, rimane la questione della cazzimma. Attorno alla quale si potrebbe ingaggiare una disquisizione filologica da qui alla fine della stagione calcistica. Di per sé il termine è di difficile definizione per chi napoletano non è, e richiede una lunga perifrasi. Cercando d'essere sintetici, la si può indicare come un "atteggiamento di cinismo, furbizia, cattiveria fredda e spesso gratuita". La dote che qualsiasi grande squadra possiede, e che le consente di vincere quasi sempre e poi di tenere botta per un certo periodo quando comincia il declino. Ebbene, guardando il Napoli della stagione in corso è assodato che la squadra di Sarri, questa dote, non la possegga. L'avesse avuta, starebbe lassù a battersela con la Juventus. Perché arrivi a tenerla nel proprio repertorio possono tornare utili anche gare (e lezioni) come quella di ieri. Ma bisogna passarci dentro, al rischio d'un tracollo e alla cazzimma degli avversari, per fare la pellaccia che serve. Si tratta di tappe inevitabili, non si può saltarle come se fosse prendere il diploma alle serali facendo tre anni in uno. Dunque, nel migliore dei casi, col suo sfogo De Laurentiis ha detto un'ovvietà. E già questa sarebbe una brutta battuta d'arresto, per un personaggio che vuol essere originale a tutti i costi. Ma la cosa davvero rilevante è un'altra. E sta nell'uso di quel termine, "cazzimma". Buttato lì come se dovesse entrarci a tutti i costi, per voler giocare il ruolo del napoletano doc che al presidente riesce così difficile a dispetto dei vincoli di parentela. "Tu vuò fa' 'o napulitàno" viene da cantargli, quando gli si ode tirar fuori questi napoletanismi così mal riusciti, che suonano come suonerebbero in bocca a Massimo Boldi. Roba da trasfornare la "cazzimma" in "supercazzimma", variante OGM della supercazzola. Altro cinema, di ben altra qualità. Il presidente lasci lavorare Sarri, che con pregi e difetti ha dato al Napoli una grandezza di cui i suoi predecessori più non erano stati capaci. Altrimenti si prenda il coraggio di cacciarlo, e poi lo spieghi alla piazza. Con tutta la cazzimma che dovesse servire.

@Pippoevai
Pippo Russo
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