Mendes Jorge e Mendes Pedro: storie di calciatori raccomandati
14/11/2016, 20:00
di Pippo Russo
Ehi Jorge Mendes, ti ricordi di Pedro Mendes? Pareva ci fosse questo sottinteso interrogativo all'articolo pubblicato qualche giorno fa dal sito web francese di Le 10 Sport. Nel pezzo veniva data voce al difensore luso-svizzero Pedro Mendes, calciatore classe 1990 passato anche in Italia dove ha giocato con le maglie di Parma e Sassuolo. Lasciandosi dietro l'impressione che la nostra serie B pullulasse di calciatori come lui. Adesso Pedro Mendes gioca nel Rennes, nella Ligue 1 francese. E tramite l'articolo pubblicato da Le 10 Sport manda un ringraziamento all'altro Mendes, quello più famoso: Jorge, il super agente che attraverso la sua Gestifute governa il calcio globale.

Di Jorge, Pedro è stato cliente. Adesso non lo è più, per ragioni che non conosciamo. Ma nonostante la fine del rapporto d'agenzia, il calciatore non ha dimenticato i motivi di gratitudine verso il super agente. E per testimoniare ciò, ha rimembrato un episodio molto chiacchierato, che forse Jorge Mendes avrebbe preferito rimanesse dimenticato.

Ma qual è l'episodio in questione? Risale al 7 dicembre del 2011. All'Amsterdam Arena si gioca l'ultima gara della fase a gironi di Champions League fra Ajax e Real Madrid. La squadra merengue vince facile, 3-0. Ma il motivo per cui la partita passa alla storia è proprio la partecipazione di Pedro Mendes che entra in campo al 68' sul punteggio di 0-2. A partire dall'indomani le cronache sportive dedicate al Real Madrid sono dominate dalle polemiche sullo spezzone di gara concesso a Pedro Mendes. E per capire il motivo della controversia bisogna consultare il curriculum madridista messo insieme dal difensore prima di scendere in campo quella notte a Amsterdam.

L'ex di Parma e Sassuolo arriva a Madrid nell'estate 2011, proveniente dal Real Sport Clube Massamá, una piccola società con sede a Queluz, immediati paraggi di Lisbona. Dal Massamá passano diversi calciatori di Jorge Mendes. Per quanto riguarda il Real Madrid, il club merengue ingaggia Pedro Mendes, ma non certo per inserirlo nei ranghi della prima squadra. Lo destina invece al Castilla, la squadra B che in quella stagione disputa la Segunda B, cioè la terza divisione. E non è ancora tutto, perché nemmeno nella serie C spagnola Pedro Mendes si dimostra all'altezza del compito. L'allenatore Alberto Toril non lo vede, e lo fa giocare pochissimo. Ma nonostante un curriculum così inconsistente, il difensore luso-svizzero si vede regalare uno spezzone di gara in Champions League. Praticamente una gita premio. La reazione dei tecnici della formazione madridista è furibonda, così come quella dei titolari del Castilla e delle riserve del Real. Come è possibile che una schiappa come Pedro Mendes sia passata davanti a tutti loro per andare a prendersi una presenza nella massima competizione mondiale per club?

Nel rispondere a questo interrogativo, la stampa spagnola non ha dubbi: trattasi dell'ennesima prova di potere assoluto da parte di Jorge Mendes. Nel giorno in cui la gara viene giocata (e dunque commentando soltanto la convocazione del giocatore, e non ancora la sua presenza in campo), il quotidiano conservatore ABC parla in modo schietto. Fa riferimento a una "influencia Mendes" (inteso come Jorge, ovviamente), e parlando di Pedro lo etichetta fin dal titolo come "el enchufado de la cantera", cioè "il raccomandato del settore giovanile".

A distanza di cinque anni da quella notte, Pedro Mendes ne offre una rievocazione che conferma le malevole interpretazioni date allora dai media spagnoli. Il virgolettato è pressoché esplicito. Parlando di Jorge Mendes, dice: "Lo ringrazio perché mi ha dato l'opportunità di andare al Real Madrid (nel 2011-12). Se avessi avuto un altro agente, sarebbe stato difficile. Non impossibile, nella vita non si può mai sapere. Non posso dire nulla di male su di lui. È il più grande ricordo della mia carriera: quei 25 minuti che ho giocato in Champions League. Abbiamo vinto 3-0 e ho pure avuto l'opportunità di festeggiare un gol coi miei compagni. È stato José Callejon che ha segnato nel finale di partita. Non lo dimenticherò mai. Nessuno potrà portarmi via questo ricordo".

Parole che suscitano tenerezza, con quello stupore infantile di Pedro Mendes per essersi trovato a giocare a un livello che mai nella vita. Un perfetto "enchufado"? Giudicate da voi.

Un'ultima annotazione, giusto per completare il quadro della storia aggiungendo il pezzo mancante. L'allenatore del Real Madrid che quella notte a Amsterdam schierò Pedro Mendes, sbattendosene delle gerarchie tecniche e del lavoro dei suoi colleghi di rango inferiore, si chiama José Mourinho. Vero "hombre diagonal", nonché principale cliente di Jorge Mendes assieme a Cristiano Ronaldo. E adesso tutto torna.

@pippoevai
Pippo Russo
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