Milan in picchiata: colpa del mercato sbagliato, non di Montella. E Mancini...
07/02/2017, 16:00
di Luca Borioni
Bisogna anche mettersi nei panni di Montella. Sei un allenatore con idee propositive e ottima esperienza di campo, sei stato un campione e capisci di calcio. Per una serie di motivi non hai ancora avuto l'occasione di guidare una grande squadra. Ti capita il Milan e vai di corsa. Pensi anche di aver fatto la cosa giusta quando a Doha sollevi davanti alla squadra più forte del campionato una Supercoppa da aggiungere alla ricchissima bacheca del club. Una vera impresa. 

Ma poi ripensi alla campagna estiva, al calciomercato che doveva essere (Musacchio, Benatia, Paredes, Zielinski e Pjaca) e a quello che è stato (Gomez, Sosa, Mati Fernandez, lo stesso Pasalic e pure Lapadula). Allora guardi in faccia il signor Galliani per capire se si rende conto anche lui che con quelle premesse (o promesse mancate), i risultati fin qui raggiunti dal Milan sono comunque eccellenti. 

Ma adesso il problema c'è. Il Milan è reduce da quattro sconfitte consecutive che hanno completamente cambiato le prospettive. Prima degli stop ripetuti, la squadra rossonera si era meritata l'etichetta di "rivelazione", grazie a una serie di vittorie significative e preziose. Certo, a un'analisi meno superficiale ci si poteva accorgere che in molti casi avevano avuto un ruolo gli episodi. Il gol trovato nel finale, la situazione arbitrale che in un'altra circostanza sarebbe stata sfavorevole. Insomma, c'era dentro un po' tutto e comunque si poteva credere che il lavoro di Montella avrebbe potuto portare – sulla base di quei punti strappati al destino – altre soddisfazioni e nuove vittorie. L'apoteosi era poi arrivata al cospetto della Juventus in un momento speciale, alla fine dell'anno, in tempo per permettere ai più scettici di ricredersi e agli ottimisti di pregustare su quella base trionfi ancora più dorati grazie al sempre imminente e sempre ineluttabile (?) ingresso dei nuovi proprietari cinesi.

Fatto sta che, è cronaca recente, c'è voluto un confronto diretto tra lo stesso Galliani e l'allenatore per confermare la fiducia al progetto e per dare a Montella un segnale di fiduciosa approvazione. Perché le sconfitte hanno lasciato il segno e le voci su Mancini nuova idea per il prossimo futuro rappresentano un allarme già innescato sottotraccia. Ma questo non è il momento. Galliani invita a fare quadrato attorno a Montella perché sono giorni importanti anche sul piano societario, nell'aria c'è sempre il closing che potrebbe sbloccare la situazione. La sconfitta con la Samp resta sullo sfondo, è chiaro che ci sarà bisogno di una svolta immediata con il Bologna. E che i segnali più concreti dovranno arrivare dai giocatori più esperti (vedi Bacca) perché non è ai giovani che il tecnico possa chiedere un valore aggiunto sul piano della solidità caratteriale. La normalità prima di tutto. Riprendere discorsi interrotti come quello di Lapadula. Favorire gli innesti degli ultimi arrivati gettati già nella mischia contro la Samp. E riscoprire il lato felice del Milan di Montella, nonostante il mercato acefalo. Una missione possibile? 

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Luca Borioni
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