Mou copia Gasperini e batte Conte
16/04/2017, 22:00
di Giancarlo Padovan
Mourinho batte Conte (adesso i confronti diretti sono 2-1 per l’italiano, tutti in questa stagione), il Tottenham si avvicina al Chelsea (meno quattro) e la Premier, data per morta soprattutto dai citaredi nostrani che cantavano il supremo valore del nostro allenatore, è più viva che mai. 

Manchester United-Chelsea (2-0), scontro pasquale di un campionato dove si gioca sempre, è stata una partita di un’intensità molto inglese e di tattica italiana. Infatti Mourinho, che alla sua prima stagione all’Inter ebbe modo di lodare Gasperini per la quantità di volte in cui cambiò sistema di gioco al Genoa nella stessa partita, ha finito per copiarlo proprio contro la sua ex squadra. Come tutti ormai sanno, infatti, l’attuale allenatore dell’Atalanta marca a uomo in tutte le zone del campo. Certo, non ha il libero (e infatti nemmeno Mourinho lo prevede), ma esige dai propri calciatori un confronto uno contro uno con gli avversari.

Mou ha fatto lo stesso senza per questo rinunciare al gioco (caratteristica che esalta anche le qualità dell’Atalanta), togliendo al Chelsea la possibilità di manovrare, di attaccare, di ripartire, di osare individualmente un dribbling (straordinari i raddoppi anche delle punte), insomma di fare quanto alla squadra di Conte riesce meglio.

L’esempio più vistoso, se non fosse bastata quasi un’ora di partita, lo abbiamo avuto quando Conte ha inserito Fabregas per fare il vertice avanzato del centrocampo. Quasi contemporaneamente Carrick si è alzato dalla panchina dello United per entrare, un minuto dopo, e prenderlo in consegna per il resto della partita. 

E’ vero, a Conte mancava il portiere titolare Courtois (guai ad una caviglia) e l’esterno Marcos Alonso (problemi intenstinali). Ma se è per questo Mourinho ha dovuto tenere Ibrahimovic in panchina (44 presenze su 52 partite, ha invocato un minimo riposo alla quarantacinquesima) e Mata in tribuna (pubalgia).

Al posto di Ibrahimovic ha giocato Rashford e, considerato quello che ha fatto, non è stato un male. C’è chi - come il collega Massimo Marianella di Sky, sommo esperto di calcio inglese - sostiene che, senza lo svedese, i calciatori dello United si sentano meno condizionati (dalle sue occhiatacce) e siano più liberi di muovere palla per tutto il campo. Può essere, anche perché Ibrahimovic è particolarmente irritante e sgradevole, ma pure se non fosse così Rashford ha dimostrato di poter stare al centro dell’attacco senza paura e con il solo ausilio, a volte teorico, di Lingard.

Rashford è stato decisivo non solo perchè ha segnato (7’, scatto bruciante su David Luiz e tiro ad incrociare sull’uscita di Begovic), ma perché è entrato in tutte le azioni offensive dello United nel primo e nel secondo tempo: 23’ cross per Lingard anticipato di un soffio da Begovic; 41’ Cahill, di testa, rischia l’autogol su accelerazione del ragazzo che da destra stava mettendo al centro; 68’ duello vinto ancora con David Luiz e conclusione sul primo palo.

Il migliore, dopo Rashford (sostituito da Ibra solo all’82’) è stato Ander Herrera, autore di una partita degna del migliore Cambiasso cui, per caratteristiche, si avvicina. Herrera, espulso nella gara di FA Cup che costò la sconfitta e l’eliminazione del Manchester United proprio per mano del Chelsea, prima ha servito l’assist dell’1-0 (intercettazione, forse con un braccio, e immediato lancio in verticale per Rashford) e poi (49’) ha esploso il destro, deviato da Zouma, che ha fruttato il definitivo 2-0. Nella circostanza fondamentale l’apporto di Young, promosso capitano, che si è impossessato di una palla vagante e l’ha trascinata all’interno dell’area per una delle sue velleitarie conclusioni. Positivo, anche se calato nel finale, Fellaini, uno di cui mai avrei pensato di poter scrivere bene.

In tutto questo, il Chelsea ha subìto sia fisicamente che tecnicamente. Non c’è stata partita praticamente fino ad un quarto d’ora dalla fine quando Conte ha inserito prima Willian (per Matic) e Loftus Cheek (per Zouma).  Ma neppure così il Chelsea è stato pericolo e l’unica parata di de Gea è stata su un cross basso di Pedro.

Il Chelsea (quinta sconfitta in Premier) è ancora primo, ma da adesso non può più sbagliare. Il Tottenham gli è addosso e la sfida ormai lanciata.  
Giancarlo Padovan
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