Nel calcio italiano comandano gli ultrà: solo Lotito è riuscito a emarginarli!
26/01/2017, 19:00
di Fernando Pernambuco
Quando allenava il Real Madrid, Capello non ebbe esitazioni: “Nel calcio italiano - disse - comandano gli ultras.” Forse quel “comandare” rappresentava un esagerazione, ma serviva a ben esprimere il concetto che le nostre società tolleravano troppo i gruppi organizzati di tifosi violenti. E qui la parola violenza non riguarda solo i veri e propri atti di aggressione, ma anche quell’atteggiamento intimidatorio, che va dalle pretese di ottenere sconti sui biglietti quasi senza contrattazione fino alle minacce dirette a calciatori o a funzionari e dirigenti.
 
Ebbene: cosa è cambiato in Italia, a questo proposito, circa dieci anni dopo? Poco o nulla, sembrerebbe. La notizia tratta da “Il Fatto Quotidiano” e pubblicata da questo sito su presunti contatti tra la Juventus (nello specifico Marotta) e gruppi di ultras ripropone l’attualità della questione. Lo diciamo non per focalizzare l’attenzione sulla capolista, all’opposto per non limitarla ad essa. Chi non ricorda le livornesi B.A.L. che indottrinavano Cristiano Lucarelli, i giocatori del Genoa forzati a spogliarsi sul campo da gioco o l’invereconda interruzione del derby tra Roma e Lazio con capitan Totti, costretto a dialogare in mondovisione con degli scalmanati che minacciavano sfracelli? Sono di pochi mesi, i fatti incresciosi e presto dimenticati di Cagliari e Milano. In entrambi i casi si trattava di giocatori (Storari e Icardi) pesantemente minacciati dai rispettivi tifosi per lesa maestà. Il Cagliari e l’Inter, in quelle circostanze non brillarono per coraggio e determinazione. Volendo tener buona la piazza, arrivarono se non a redarguire i giocatori, a comprendere i furori aggressivi della stessa piazza. L’anno prima, il Presidente della Roma Pallotta si schierò chiaramente contro quelle frange che ritenevano essere l’Olimpico e la Roma cosa loro. Il risultato fu una specie di sommossa mediatica in tutte le radio del tifo capitolino e l’invito a disertare le partite.
 
Uno dei bersagli preferiti degli ultras è la squadra per cui tifano proprio perché pensano stoltamente di esserne i padroni: “Siamo noi che ti sosteniamo, siamo noi che veniamo allo stadio, siamo noi che ti difendiamo, perciò tu (società) sei nostra. Quindi devi fare quello che diciamo noi.” E questo atteggiamento è praticato senza distinzione in tutta la penisola. Chi si oppone veramente e fino a che punto? Verrebbe da dire nessuno. Pensando alle nostre società calcistiche, viene in mente il titolo d’una famosa opera di Mozart e Da Ponte: “Così fan tutte.” Con un un’unica eccezione: Lotito. Il Presidente della Lazio è riuscito se non a estirpare il tifo violento (non può riuscirci da solo) a circoscriverlo e a emarginarlo.
 
Pensiamo che al fondo dell’atteggiamento opaco e pilatesco delle società non ci sia tanto un interesse economico, quanto il timore di rappresaglie violente dalle quali sarebbe assai difficile difendersi. E’ un problema, ahimè assai più vasto e non circoscritto all’ ambito calcistico. E’ il problema della difesa della legalità in questo Paese, che non pare essere garantita. Chi ha fiducia che, prendendo di petto la questione, istituzioni e forze dell’ordine riuscirebbero non solo a sradicare il fenomeno, ma a anche a garantire l’incolumità di chi la denuncia?
 
Viene in mente quel tale di Firenze che si trovava a Napoli con tre suoi amici. Tutti e quattro furono testimoni di uno scippo e si recarono in commissariato per denunciarlo. Raccolte le denuncie, al signore di Firenze fu richiesto di restare almeno una settimana a Napoli o comunque di ritornare per il cosiddetto riconoscimento all’americana. Il signore rispose che non poteva perché lavorava negli Stati Uniti e comunque c’erano ben altri tre testimoni disponibili, che, tra l’altro, abitavano a Napoli. “Già - gli risposero - proprio per questo non possono. Troppo pericoloso. Chi li difende?”
 
Al posto degli scippatori metteteci gli ultras e sostituite i quattro testimoni con i dirigenti delle società calcistiche. Insomma cambiate gli addendi: quale sarà il risultato?
 
Fernando Pernambuco
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