Nessuna pietà per Montolivo
07/10/2016, 23:10
di Luca Borioni
Mettiamola così: Montolivo è troppo elegante e intelligente per un certo ambiente del calcio italiano, inteso come il gigantesco bar sport, il carrozzone che si trascina sui media e sui social media tra una partita e l’altra, sulla scia dei commenti. Quel paesone virtuale dove tra un insulto e l'altro si ride sguaiatamente, cinicamente e, se non peggio, stupidamente, anche e soprattutto per le disgrazie altrui, comunque senza troppo ritegno e alcun rispetto. Per gli avversari ma non solo. E anche qui su calciomercato.com, certo, anche qui.

Va bene la battuta, ci mancherebbe, va bene anche il commento aspro, il sarcasmo che - senza toccare i toni di un Charlie Hebdo - punge nel vivo e scuote le coscienze. Va bene prendersela con la lentezza presunta di un centrocampista dal gioco compassato perché sempre ragionato. Va bene insistere, reiterare. Va bene, figuriamoci, io stesso sono sempre stato un fan dei Monty Pyton e del più genuino umorismo british, crudo ed esasperato.

Ma Montolivo è diventato un bersaglio troppo facile, basta.

C'è poco da ridere sul fatto che il regista (e capitano!) del Milan si sia infortunato due volte con la maglia della Nazionale, prima alla tibia e ora al crociato sinistro. Eppure c'è chi lo fa. "Il destino gli ha dato due dritte" filosofeggia un fine dicitore del web al quale auguriamo di provare le sensazioni del post-trauma, la lunga rieducazione, il dolore e la fatica per recuperare la normalità dopo certi infortuni. Glielo auguriamo perché sono cose che fanno crescere.

Va bene quel post da molti condiviso dove le immagini di Conte che esulta saltando sulla panchina azzurra, sono abbinate alla notizia dell'uscita forzata di Montolivo: strappava un sorriso lì per lì, trovando però un freno - almeno nelle menti consapevoli - di fronte alla gravità dell'incidente che ha colpito il ragazzo nato a Caravaggio.

Un ragazzo che personalmente ricordo in un'intervista di molto tempo fa, nel ritiro di un'Under 21, raccontare le sue giornate divise tra lo sport e la scuola, a Bergamo. Un autentico, bravo ragazzo, dotato già di talento, di quel genere che in Italia è capace di dividere, chissà perché: bravino ma, elegante ma, tra le linee, non tra le linee... Comunque, un calciatore intelligente. Apprezzato già allora anche in Germania perché capace di parlare tedesco, grazie alla mamma Antje. Sposato con la bella Cristina De Pin, papà di Miriam. Apprezzato in primis dagli allenatori. Ecco la brutta notizia per i suoi detrattori: Montolivo piace a chi di calcio se ne intende.

La sua carriera ha seguito un percorso tortuoso. Atalanta, la casa madre, Fiorentina, l'amore di gioventù, infine il Milan, l'approdo della maturità. Ma anche un paradosso senza fine. Il capitano più osteggiato dalla propria tifoseria, in nome di uno stile che non piace. Certo. Perché Montolivo è un ragazzo - ripetiamo - intelligente (altro che Tontolivo). Lui sì. Perché ha stile. Perché sa andare oltre. Gli altri invece sono paranoici. "Ce lo siamo tolti di mezzo" scrivono quei talenti di strada.

L'immagine dello scontro dell'altra sera è tremendamente esemplare. Quell'impatto con Sergio Ramos che lo manda ko. Lo spagnolo entra duro, dritto e scorretto sull'avversario. Personalmente, in diretta, ho visto nettamente la sua azione fallosa. Il ginocchio si piega, Montolivo va a terra. E l'arbitro fischia a favore della Spagna, beffa da aggiungere alla beffa. Mentre sui social si scatena il carosello della stupidità. Senza pietà. Da quei tifosi che dovrebbero sostenerlo (ma in gran parte sono forse gli stessi che fischiarono Maldini all'addio). E va bene, fate pure. Io continuo a pensarla diversamente, sto con Montolivo. Lui è diverso da voi, io pure. E va benissimo così.
Luca Borioni
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